direttore Paolo Di Maira

ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO/Made in FVG

Zoran, il mio nipote scemo”, esordio al lungometraggio di Matteo Oleotto, è il film italiano selezionato a concorrere nella 28° Settimana Internazionale della Critica. Il delegato generale Francesco Di Pace, motivando la scelta, lo definisce “ una commedia delicata e intelligente, in grado di suggerire dietro la maschera del “genere” un discorso non banale sui confini e le derive esistenziali, attraverso un continuo travalicamento di quei confini anche territoriali”.

Cinema & Video International si occupò di questo film nello scorso ottobre, ancora in fase di produzione: ci costruimmo una case history.

 

TRANSMEDIA/ La produzione
In effetti, quella di “Zoran, il mio nipote scemo” era e si conferma una storia molto interessante: coprodotto dal goriziano Igor Princic con la sua Transmedia (in quota maggioritaria) e la slovena Staragara Production, rappresenta la prima coproduzione “organica” (non solo nel finanziamento e nelle location, ma anche nel cast artistico e tecnico) tra Italia e Slovenia.

E’ un film molto locale. La storia è ambientata tra osterie friulane e slovene, luoghi dove spende la maggior parte del suo tempo Paolo, il protagonista, un uomo che nella vita ha sempre combinato poco. Ma la sua vita cambia con l’entrata in scena di Zoran, un ragazzino lasciato a Paolo in “eredità” da una lontana parente slovena, che parla in modo strano e sembra anche un po’ ritardato. Quel che a prima vista sembra l’ennesima sfiga, si rivelerà essere la fortuna di Paolo: Zoran è imbattibile nel gioco delle freccette….
“Zoran” è anche un film molto europeo, e lo dimostra la complessità del percorso pro- duttivo: partito dal contributo del Fondo Regionale per l’Audiovisivo FVG, il progetto ha avviato lo sviluppo nel 2009, passando attraverso la partecipazione del produttore a EAVE Producers Workshop, l’individuazione del partner coproduttivo (lo sloveno Staragara Production) la presentazione del progetto ai maggiori eventi internazionali del settore, da Cannes a Roma a Berlino.

Il film ha ottenuto il prestigioso sostegno di Eurimages, il contributo di Friuli Venezia Giulia Film Fund, del Mibac, e ha beneficiato del tax credit e di apporti finanziari da parte di Slovenian Film Center, Viba film, RTV Slovenia.
Infine, per chiudere il budget di 1 milione e 400 mila euro, produttore e regista del film hanno attinto ancora una volta alla tradizione locale, lanciando la “osmiza crowd funding”: vino in cambio di quote produttive, bottiglie con l’etichetta del film offerte da alcune aziende vinicole locali.

E sempre dal territorio provengono, alla vigilia della “prima” veneziana, altri due nuovi ed essenziali partner: Tucker Film per la distribuzione nazionale, e Slingshot Films per le vendite all’estero.

 

SLINGSHOT FILMS/ Le vendite all’estero
“Lo promuoveremo come una coming of age story”, anticipa Manuela Buono che con la sua Slingshot Films cura le vendite internazionali del film: “tratteremo il film come un evento, partendo dall’anteprima veneziana. La strategia di vendita in Europa (escluse Italia e Slovenia) sarà legata al percorso dei festival, oltre Atlantico dovrà legarsi a grandi eventi e mercati, come l’American Film Market”.
Nonostante la giovane età Manuela Buono ha fatto già esperienza in società di vendite internazionali (ma è partita da Trieste con una borsa di studio del Fondo Audiovisivo FVG) e ora, con “Zoran” ha deciso di mettersi in proprio. Scommette sulle potenzialità del film “nella sua specificità – commenta – racconta la provincia di tutto il mondo”.
Prevede l’interesse dei buyer europei: “ In Francia conta che il protagonista Battiston sia molto conosciuto, nei paesi scandinavi il traino è la commedia, lì hanno molta voglia di ridere, ma in un modo particolare e “Zoran” è una commedia particolare; nei paesi dell’est l’appeal è la storia di confine, con personaggi che sognano di essere altrove…”

Il fatto di avere un solo film non preoccupa Manuela Buono, anzi: “ per un film d’essai stare in un catalogo assieme ad altri film può essere anche pericoloso, questo tipo di film ha bisogno di una grande cura, deve essere raccontato”.

 

TUCKER FILM/ La distribuzione in Italia
Una cura particolare promette anche Thomas Bertacche che distribuirà il film in Italia con la sua Tucker Film.
La sintonia è immediata perché la società è nata proprio per dare maggiori opportunità di visibilità ad opere cinematografiche legate al territorio ( “Rumore bianco”, poetico documentario sul Tagliamento diretto da Alberto Fasulo, è stato il primo film distribuito, nel 2008). Ma, fatto in apparenza curioso, Tucker deve la sua notorietà alla distribuzione di un film giapponese, il premio Oscar “Departures”. C’è una logica, tutta friulana, anche in questo, perché la società è nata come strumento distributivo di due circoli cinematografici, Cinemazero di Pordenone e Centro Espressioni Cinematografiche (CEC) di Udine. Quest’ultimo è l’organizzatore del Far East Film Festival, prestigiosa vetrina del cinema asiatico, giunto nel 2012 alla sua quattordicesima edizione.

Sempre all’insegna del cinema indipendente Tucker sviluppa la sua originaria vocazione con “Zoran”: “ lo distribuiremo in non più di quaranta copie e il circuito sarà quello delle sale di città”, anticipa Bertacche. La data non è definita, “inizialmente avevamo pensato di distribuirlo in novembre intorno a San Martino, dato il forte legame della storia con il vino, ma l’uscita veneziana rimette tutto in discussione. Sicuramente lo presenteremo come un film che racconta il territorio, ma un territorio di confine, che guarda più all’Europa”.
MATTEO OLEOTTO/ La mia terra lenta
“Misurarsi sulla lunghezza dei cento minuti è un altro mestiere”, confessa Matteo Oleotto, che al suo attivo ha diversi cortometraggi e film tv, e con “Zoran” esordisce nel lungometraggio. E’ soddisfatto per l’interpretazione di Giuseppe Battiston, al suo primo film da protagonista, “che ha fatto crescere il film”, e ricorda con emozione le sei settimane di lavorazione del film: “Una coproduzione vera”, commenta, dove i coprotagonisti sono sloveni, sloveni sono il direttore della fotografia, lo scenografo, il costumista, gli elettricisti, i macchinisti… Culture differenti e grande professionalità”.

Le diversità affascinano Oleotto, che ha voluto raccontare la sua terra con i toni della commedia, avendo a mente i maestri del nostro cinema degli anni sessanta.
“La mia – dice a Cinema & Video International – è una terra praticamente sconosciuta, dove ci devi proprio capitare, dove la gente che abita in Italia parla sloveno e viceversa, dove i confini non sono confini, e anche le identità sono confuse”.

Oleotto, tiene a sottolinearlo, è dell’Est, di quella striscia di terra “dove i ritmi sono più simili a quelli di un paese balcanico”. “La mia – rivela il regista goriziano- è una terra lenta, e anche i personaggi del mio film si muovono con lentezza”.
Personaggi che vivono ai margini, spaesati, ma che trovano nel vino un potente collante. Dalle sue parti il vino non è una semplice bevanda, ma un vero e proprio alimento, un nutrimento. “Nella mia terra tutti hanno a che fare col vino: con il vino socializzano, si arricchiscono, si rovinano…”
Ma se quest’elemento narrativo affonda in una ricchissima letteratura, nuovo è l’altro importante personaggio del film, il gioco delle freccette. “ Mi è capitato realmente di conoscere un ragazzo moto timido ma molto bravo in questo gioco: quando giocava, si trasformava, era un’altra persona, forte e disinvolta”.
“La freccette – osserva il regista – sono molto cinematografiche perché compiono un viaggio da un punto A a un punto B”. Nel gioco delle freccette non è tanto importante colpire il centro quanto colpire dove si vuol colpire.

“Essere vincenti – ammonisce il giovane ma saggio Matteo Oleotto – significa non tanto colpire il centro, quanto fare quel che è giusto fare in quel determinato momento”. E’ questo il sottotesto della storia raccontata in “Zoran il mio nipote scemo”. Ognuno può e deve trovare la sua strada.

 

OSMISA CROWD FUNDING CON IL VINO DI RENATO KEBER

Osmiza viene da osem, che in lingua slovena significa otto. Le Osmize risalgono ai tempi dell’impero austro-ungarico, quando l’imperatore Francesco Giuseppe II nel 1784 concesse ai contadini la vendita diretta di alcuni prodotti propri, esenti da tassazione, per il periodo di otto giorni.
Ancora oggi nei casolari delle campagne del Friuli e della Slovenia è possibile trovare le Osmize, posti dove si vendono e si consumano prodotti realizzati in casa: vino, grappa, formaggi, salumi.
Il regista Oleotto e il produttore Princic hanno “lavorato” sulle Osmize, che costituiscono l’ambientazione del film, per promuovere e in parte anche finanziare “Zoran”: hanno ricreato le “osmize” a Roma, Berlino e Cannes, durante i Festival.
Hanno potuto farlo grazie a Renato Keber, la cui famiglia produce vino da quasi due secoli nella zona del Collio DOC, in località Zegla, a Cormons. Renato, enologo, ha iniziato a imbottigliare negli anni ’80, raggiungendo ad oggi una produzione di 60 mila bottiglie l’anno, e ne vende all’estero circa il 40%.
Con una gestione famigliare, quella di Renato Keber è una delle aziende più solide del Collio.
Keber ha offerto uno dei suoi vini per fare un migliaio di bottiglie con l’etichetta del film.
Nessun calcolo di marketing: “L’ho fatto per amicizia”, rivela con semplicità a Cinema & Video International. Sarà possibile assaggiare i vini di Renato Keber durante il Festival, nella Osmiza che verrà allestita al Lido di Venezia per promuovere “Zoran”.

 

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