direttore Paolo Di Maira

WIM WENDERS/Palermo, un affresco da salvare

In molte occasioni lei ha detto che ascolta sempre le storie che i luoghi vogliono raccontare, e che si basa su sceneggiature incomplete.
Quando è partito per Palermo, aveva già  una traccia della storia? Questa storia è poi cambiata?
In altre parole: in che modo Palermo le ha raccontato la sua storia?


“The Palermo Shooting” è stato un caso molto particolare.
Ho scritto un primo trattamento alcuni anni fa, basandomi su un vago ricordo di una visita di molti anni prima..
Avevo 23 o 24 anni quando vidi Palermo per la prima volta.
Quando ci sono tornato nel 2007, mi sono reso conto che il mio trattamento era diventato obsoleto: avrebbe solo oscurato la mia visione della città .
Quindi me ne sono andato in giro per una settimana da solo, cercando di “sentire” la città  meglio che potevo, senza ascoltare nessuna storia su Palermo, ed ho trovato il “filo” di una nuova storia.
Al mio ritorno l’ho scritta, ma lasciandola aperta, dalla metà  in poi, e soprattutto verso la fine.
Nel corso delle mie visite successive, ho scoperto varie cose su Palermo, che hanno portato avanti la storia e mi hanno permesso di scriverne un primo finale.
A quel punto il casting era concluso, e anche quello ha in- fluenzato la mia scrittura; comunque, con quella prima versione abbiamo iniziato a girare.
Poiché sentivo che potevano cambiare ancora molte cose, e poiché la produzione era diventata molto più esigente di quanto mi fossi immaginato all’inizio, ho cercato qualcuno che mi aiutasse durante le riprese, lavorando con me soprattutto sui dialoghi.
Ho trovato “il mio uomo” nel giovane scrittore tedesco Norman Ohler, con il quale abbiamo continuato a perfezionare la sceneggiatura fino all’ultimo giorno di riprese.
Durante l’intero processo, ho cercato di essere il più aperto possibile ai “˜suggerimenti’ che la città  mi dava, sia attraverso la sua presenza pura e semplice, che attraverso le persone che ho incontrato o le opere d’arte che ho visto nei musei.


Durante il suo soggiorno palermitano è cambiata l’idea che aveva della città ?
Quanto questo ha influito sul film?


C’è sempre una differenza fra la prima impressione (“amore a prima vista”), e i sentimenti che provi quando vivi effettivamente in un posto e ti crei le tue abitudini: fai colazione la mattina, vai a mangiare nel tuo ristorante preferito, fai acquisti”¦
E’ questa la prova cruciale per il rapporto con la città .
Palermo non è un luogo semplice, non cerca di compiacerti, può essere duro.
Ma puoi avere fiducia nella sua onestà , e puoi stare sicuro che non smetterà  di sorprenderti.
A volte ho avuto la sensazione che Palermo fosse come un tesoro nascosto, è una città  che ha molte ferite, e molte cicatrici.
Non è una città  “allineata” o simile ad altre metropoli contemporanee. Semplicemente: non esiste un’altro luogo come Palermo.


Il mestiere della protagonista è restaurare, cioè, per usare le sue stesse parole, “rimettere la vita dentro le opere d’arte distrutte”. Vuol’essere una metafora di Palermo?

E’ proprio così.
L’intera città  sembra un affresco, che può essere ancora salvato, ma che potrebbe anche cadere in pezzi.
Voglio dire che mi sembra una città  molto più vulnerabile delle altre. Molto dipende dall’immediato futuro.
Che decisioni verranno prese per il Centro Storico? O per il vecchio Porto? Per posti come il Teatro Garibaldi, lo Spasimo, o per tutti i vecchi palazzi che possono ancora crollare o essere ricostruiti.
Quando vivi lì per un po’ vorresti, ad esempio, che qualcuno avesse il buon senso (e il coraggio) di chiudere il centro storico al traffico:questo sarebbe un primo passo ovvio e necessario.


La musica è molto presente nel suo film, ad incominciare dai personaggi che l’attraversano. Che legame può esserci fra musicisti come Patti Smith e Lou Reed, e Palermo?


Patti ha suonato a Palermo varie volte e ama molto la città .
Abbiamo registrato un concerto con lei a Palermo.
E attraverso Patti ho conosciuto un grande palermitano, il magnifico violoncellista Giovanni Sollima, che appare nel film e ha già  scritto un bellissimo pezzo per noi.
Lou Reed ha girato con noi a Palermo, ma solo in studio.
Appare nel “˜primo capitolo’ del film che si svolge nella mia città , a Dusseldorf.
E’ un po’ presto in realtà  per parlare della musica nel film: ci sto appunto lavorando”¦


Com’è stato l’impatto con il territorio? Che tipo di supporto avete avuto?


Abbiamo avuto il supporto della Provincia di Palermo, sotto forma di fondi regionali che erano stati concessi al nostro progetto da Bruxelles, del tutto simili ai fondi regionali di Francia e Germania.
Fondi che stanno diventando sempre più importanti nel finanziamento dei film indipendenti.
Anche il Comune di Palermo ci ha aiutato, soprattutto per quanto riguarda il supporto alla logistica delle riprese.
Ci hanno aperto luoghi che normalmente non sarebbero stati accessibili.
Come pensa che il suo film influenzerà  la percezione che hanno della Sicilia i non italiani?


Per una volta, invece che l’ennesima storia di mafia, vedranno qualcos’altro.
Le storie di mafia sono davvero il più grande clichè su Palermo e la Sicilia, e sia la città  che la regione soffrono pesantemente di questa semplificazione, che è riduttiva almeno agli occhi degli stranieri.


In che direzione si sta muovendo la Sicilia, secondo lei?


La Sicilia è un luogo magnifico, culturalmente e socialmente.
Ed anche una terra così antica, tutti sono stati qui, hanno governato qui e lasciato le loro tracce: gli antichi greci, i romani, gli arabi, i normanni, gli spagnoli, i francesi, i tedeschi, gli austriaci”¦
Adesso stanno arrivando gli africani, i cinesi ed altre popolazioni asiatiche.
Quale altro paese europeo ha questo tipo di “melting pot”?


In quale direzione si sta muovendo la Sicilia?


Non lo so.
Come potrei saperlo?
Da ottimista, spero semplicemente verso il meglio.
E questo per i siciliani vorrebbe dire riuscire a definire loro stessi in modo positivo, con fiducia, dal punto di vista culturale e sociale e lasciarsi dietro quella vecchia immagine intrisa di povertà , immigrazione e mafia.

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