VENEZIA 74/Sorprese e Promesse

La vecchia signora spiazza tutti e per la sua sessantaquattresima edizione inventa un luogo dove il cinema esplora nuovi linguaggi: è Venice Virtual Reality, neonata sezione dedicata al cinema virtuale. “Non potevamo immaginare – racconta il direttore della Mostra Alberto Barbera – che avremmo ricevuto più di cento proposte di cortometraggi, lungometraggi e istallazioni (interattive e non)”.
Prudentemente Barbera non individua nella VR il futuro del cinema, ma la considera “qualcosa d’altro e di diverso, destinato a coesistere con esso in spazi dedicati”; la giustificazione della scelta si basa sul fatto che “tanti artisti e cineasti contemporanei siano al lavoro per sperimentare le potenzialità creative ed espressive del nuovo linguaggio”.

Diversa la fruizione – sedie girevoli, occhiali speciali, postazioni stand up, modalità interattive (occorre prenotarsi) -, diverso il luogo: l’isola del Lazzaretto Vecchio di fronte al Lido, in spazi dove anticamente venivano accantonate le merci della Serenissima per essere sdoganate, che sono stati adattati al nuovo uso dalla Biennale in collaborazione col polo museale veneziano. In selezione 22 opere la cui durata varia tra i 5 e i 55 minuti.
Gli autori, provenienti da tutto il mondo, per la maggior parte sono statunitensi, come Laurie Anderson, che, assieme a Huang Hsin-Chien, firma “La camera insabbiata”, animazione “vive stand up”.
In gara anche un italiano (l’unico): è Enrico Rosati con “Gomorra VR – we Own the Streets” (VR eater).

La scossa di “Venice Virtual Reality” non allontana tuttavia Venezia 74 da percorsi già avviati: c’è molto cinema italiano, e c’è molto cinema statunitense.
S’irrobustisce il feeling tra la Mostra e le major, quest’ultime ormai abituate a scegliere il Lido per aprire la stagione degli Oscar: sicuramente tra i numerosi film delle varie sezioni qualcuno proseguirà la corsa verso la meta degli Academy Awards, come è accaduto negli anni passati.
Quest’anno la reciproca attrazione ha generato la selezione di sei titoli in concorso: “Suburbicon” di Gorge Clooney con Matt Damon, quest’ultimo interprete anche del lm d’apertura “Downsizing”di Alexander Payne.
Seguono “Mother!” di Darren Aronofsky, con Jennifer Lawrence e Javier Bardem, “The shape of Water” di Guillermo del Toro, “First Reformed” di Paul Schrader, “Ex Libris, the New York Public Library” di Frederick Wiseman.

Statunitensi sono anche i Leoni alla Carriera, personaggi che hanno fatto storia nel cinema, Jane Fonda e Robert Redford ( in loro omaggio sarà proiettato “Il cavaliere elettrico”, film del 1979 da loro interpretato e diretto da Sidney Pollack), e che accompagneranno “Our Souls in the Night”, film fuori concorso dove recitano con la regia di Ritesh Batra.
Il film è prodotto da Netflix diversamente dal Festival di Cannes, la Mostra accoglie a braccia aperte la OTT company, ospitando altri due suoi titoli, anch’essi fuori concorso: le serie “Suburra”, realizzata in Italia, e l’americana “Wormwood” di Errol Morris.

Di cinema italiano c’è né tanto quest’anno, con Barbera che ne esalta – dopo le riserve degli anni scorsi – la ritrovata vitalità.
Quattro film in concorso, molto diversi tra loro: da “The Leisure Seeker” di Paolo Virzì, road movie girato in USA e interpretato Da Helen Mirren e Donald Sutherland, a “Hannah”, film di Andrea Pallaoro costruito sull’interpretazione di Charlotte Rampling; da “Una famiglia” di Sebastiano Riso, la cui storia, interpretata da Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel, ruota attorno al tema dell’utero in affitto, al musical napoletano “Amore e Malavita” dei Manetti Bros.

Per dirla con Barbera, “c’è il cinema d’autore e il cinema che cerca un dialogo con il pubblico”.
Considerando tutte le sezioni della Mostra, i titoli italiani in cartellone sono una trentina: Un numero così alto perché “la qualità è alta”, ha motivato il direttore della Mostra.

In quella che è stata definita la nouvelle vague del cinema italiano, sta giocando un ruolo importante la politica editoriale di Rai Cinema, quest’anno presente al Lido con ben 22 titoli.
Soddisfatto l’ad Paolo Del Brocco, che plaude ai criteri di selezione di questa 74esima edizione “fuori dagli schemi rituali”, spiegando:“le nostre scelte danno spazio a progetti innovativi che tendono a soddisfare maggiormente alcune richieste del mercato”.

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