VENEZIA 73/Ballando con Hollywood

Paolo Baratta e Alberto Barbera (2) (Foto ASAC)Il direttore della Mostra Internazionale del Cinema, Alberto Barbera, ha confermato, nell’illustrare e motivare la selezione di Venezia 73., la valutazione negativa sul cinema italiano già espressa lo scorso anno: il numero dei film prodotti, in crescita, , ha in sostanza ripetuto, è inversamente proporzionale al loro livello qualitativo.
Di nuovo c’è che quest’anno Barbera ha stretto la cinghia: non quattro film in Concorso, come lo scorso anno, ma tre, saggiamente differenziando tra i generi: un film di un autore “intimista” come Giuseppe Piccioni, che torna a dirigere Margherita Buy in“Questi giorni”, viaggio di quattro ragazze nell’Europa dell’Est; un film di ricerca (“documentario di creazione” lo ha definito Barbera, “sul senso della vita”): “Spira Mirabilis” di Massimo D’Adinolfi e Martina Parenti, girato in mezzo mondo con un budget di appena 120 mila euro; una commedia, “Piuma”, film coming of age ( una gravidanza inattesa: due adolescenti che non si sentono pronti a diventare genitori) del collaudato, anche se “giovane”quarantenne, Roan Johnson, nato a Londra ma pisano d’adozione.

Tracce italiane le ritroviamo, in Orizzonti con “Il più grande sogno”, storia di periferia romana di Michele Vannucci, con il documentario “Liberami” di Federica Di Giacomo sugli esorcisti in Sicilia ( è italiano anche l’altoatesino Ronny Trocker, regista di “Die Einsiedler”), e fuori concorso con “Tommaso” , seconda regia di Kim Rossi Stuart, con “Assalto al cielo”, il ’68 italiano riletto da Francesco Munzi e l’anteprima- evento dei primi due episodi ( andrà in onda su Sky nel prossimo otto- bre, in 10 episodi) della serie tv “The Young Pope” di Paolo Sorrentino ( e potremmo considerare italiano “Monte” dell’iraniano Amir Naderi, una produzione maggioritaria italiana girata in Alto Adige ). Eppure, il cinema italiano sembra non essere più nel cuore del più importante festival nazionale.

Sicuramente incoraggiato dalle ottime performance agli Oscar di film passati nelle ultime edizioni della Mostra ( “Gravity”, “Birdman”, “Il caso Spotlight”), Barbera guarda piuttosto al cinema americano, dando l’impressione di voler candidare il Lido ad “anticamera” degli Academy Awards.

Questo sentimento, ricambiato dall’industria hollywoodiana, è palpabile nella ricca messe di film statunitensi, con divi al seguito, che sono più di un terzo delle 19 opere in concorso nella sezione principale.
Il Concorso ( la giuria è presieduta dal regista Sam Mendes) lo apre “La La Land” , il musical di Damien Chazelle (regista del 3 volte Oscar “Whiplash”) con Ryan Gosling e Emma Stone. (Nota: singolare e interessante che Rai Cinema, che pure in questa edizione conferma di essere il principale sostenitore del cinema italiano partecipando a 15 film nelle varie sezioni, leghi la sua maggiore visibilità a questo film, che distribuisce attraverso 01).
Targati USA sono anche l’attesissimo “Jackie”, dove il geniale regista cileno Pablo Larrain si cimenta con una storia molto statunitense, ricostruendo i giorni successivi all’omicidio del presidente Kennedy, seguendo la moglie Jacqueline, interpretata dal premio Oscar Natalie Portman,; “Nocturnal Animals” che segna il ritorno al cinema dello stilista Tom Ford nell’adattamento del romanzo cult “Tony & Susan” di Austin Wright; “The Bad Batch” di Ana Lily Amirpour con Keanu Reeves e Jim Carrey; il fantascientifico “Arrival” di Denis Villeneuve con Amy Adams e Jeremy Renner.
Statunitense, con partecipazione australiana e neozelandese, è “The Light Between Oceans” di Derek Cianfrance con Michael Fassbender e Rachel Weisz, mentre c’è una partecipazione tedesca nella produzione della nuova opera del regista-filosofo Terence Malik “Voyage of Time”, documentario cui dà voce (narrante) l’attrice Cate Blanchett.
Anche la chiusura, fuori concorso, è americana, con “The Magnificent Seven” diretto da Antoine Fucqua, con Denzel Washington al posto di Yul Brynner nel remake del celebre western; sempre fuori concorso, un altro “gigante” come il premio Oscar Mel Gibson porta al Lido “Haksaw Ridge”, e Naomi Watts recita assieme al suo compagno nella vita, Liev Schreiber, in “The Bleeder” di Philippe Falardeau.

Se tra USA e Italia sembra non esserci partita, il talento europeo torna con autori cari a Venezia come Wim Wenders col film in 3D “Les beaux jours d’Aranjuez”, François Ozon con “Frantz”, Andrei Konchalovsky con “Paradise”, Emir Kusturica con “On the milky road”( interpretato dalla nostra Monica Bellucci).

Novità della 73esima edizione è la sezione Cinema nel Giardino con la proiezione, gratuita, nella nuova sala che colma il famoso “buco” davanti al Casinò con una selezione di film che (anche loro) vogliono colmare, nelle intenzioni del direttore Barbera, “la trincea progressivamente scavata tra cinema d’autore e cinema popolare” .

Ci sono film molto diversi: da “Robinù” documentario su Scampia di Michele Santoro, a “The Secret Life of Pets”, anteprima italiana del nuovo film d’animazione prodotto da Chris Meledandri; da “L’estate addosso” di Gabriele Muccino a “Gemul” di Kim Ki –duc, a “In the Dubious Battle” di James Franco.

Da segnalare, infine, i Leoni d’oro alla carriera, assegnati quest’anno all’attore Jean-Paul Belmondo e al regista Jerzy Skolimowski.

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