VENEZIA 71/Il nuovo realismo

Quasi sempre, pressati dalle domande, i direttori dei festival devono arrampicarsi sugli specchi per indicare una linea tematica che giustifichi i criteri di selezione. Stavolta, alla presentazione della 71° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, il direttore Alberto Barbera ha avuto buon gioco nell’individuare in “letteratura” e “guerra” i temi entro cui allineare il maggior numero di titoli.

A voler partecipare al gioco si potrebbe azzardare un’altra, complementare, lettura; e trarre, dai titoli in cartellone, segnali di un diverso modo di concepire il cinema.

Forse qualcosa è stato sacrificato dalla parte di divi e autori (per lo meno i “mostri sacri”), ma si è compensato con la forza dei temi affrontati dalle storie. Sembra che in questo momento di crisi economica senza precedenti che (dicono) inevitabilmente si accompagna ad un deficit di partecipazione, il cinema possa dare risposte alle domande che fa la gente, e a cui, almeno in Italia, la maggior parte degli organi d’informazione, ridotti a megafono del potere, non danno risposte.

Ma qual è la realtà che il cinema porterà al Lido?
L’Italia viene raccontata con pezzi di vita di intellettuali “tosti”, come si usa dire oggi, dal Leopardi messo in scena da Mario Martone ne “Il giovane favoloso”, al Pasolini dell’omonimo film diretto da Abel Ferrara (ambedue in concorso), ad Aldo Nove, di cui Renato De Maria ha trasposto sullo schermo il romanzo autobiografico“La vita oscena” (nella sezione Orizzonti). Sempre rimanendo dentro i patrii recinti, gli altri due film in concorso sono tratti da romanzi: “Anime nere” (storia di ‘ndrangheta) di Francesco Munzi, ha alle spalle l’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, mentre “Hungry hearts” (rapporto difficile tra madre e figlio) di Saverio Costanzo è basato su “Bambino Indaco” di Marco Franoso. L’impegno civile torna, con “Patria” di Felice Farina (Giornate degli Autori), sulla storia italiana dal delitto Moro a oggi, ne “La trattativa”, dove Sabina Guzzanti propone (fuori concorso) la propria lettura delle relazioni che intercorrono tra Stato e mafia.
Quest’ultimo titolo è facilmente associabile a “Belluscone, una storia siciliana” di Franco Maresco (Orizzonti), mentre è dedicato ai rapporti tra Andreotti e il cinema il documentario di Tatti Sanguineti “Giulio Andreotti, il cinema visto da vicino”.
Fuori concorso Davide Ferrario, attingendo ai materiali dell’Archivio nazionale del cinema d’impresa di Ivrea, con “La zuppa del demonio” prova a fare una storia dell’utopia del progresso che ha percorso l’Italia tra il 1910 e il 1975.
Sempre fuori concorso Gabriele Salvatores ha realizzato la versione italiana di un progetto di “social cinema” ideato da Ridley Scott, e in “Italy in a Day” ha montato video amatoriali girati dagli italiani tutti in un determinato giorno dell’anno.

Chi trovasse troppo angusto l’orizzonte italiano potrà scegliere tra il genocidio degli Armeni in “The cut” di Fatih Akin, l’uso dei droni in contesti bellici in “A Good Kill” di Andrei Niccol, gli effetti devastanti della finanziarizzazione del mercato immobiliare in “99 Homes” di Ramin Bahrani (tutti e tre i film sono in concorso come pure l’unico documentario, “The Look of Silence” di Joshua Oppenheimer sulla strage di comunisti perpetrata dal regime indonesiano nel 1965). E ancora, sempre in concorso: prima guerra mondiale con “Nobi” di Shunia Tsukamoto, guerra d’Algeria con “Loin des hommes” di David Holhoffen.

Sono, questi, alcuni dei 55 film selezionati su circa 1600 visionati, che il pubblico del Lido potrà vedere , quest’anno più comodamente. Procede infatti spedita la riqualificazone delle sale: per questa edizione è la volta della Sala Darsena, ampliata da 1300 a 1409 posti, che in un futuro prossimo sarà collegata al palazzo del Cinema. Nasce così di fatto il Nuovo Palazzo del Cinema, ha affermato il presidente della Biennale Paolo Baratta con la stessa orgogliosa disinvoltura con cui anni fa anunciava un altro progetto di Palazzo del Cinema, fallito con un costo di circa 30 milioni di euro e con annesse deturpazioni ambientali.

Tornando ai film, il cui percorso nella Mostra sembra essere tracciato più dai temi che dallo star system (anche se gli interpreti sono del calibro di Al Pacino, Bill Murray, Catherine Deneuve, Willem Dafoe, Naomi Watts, per citare solo alcuni di coloro che approderanno a Venezia), sarà interessante vedere, dopo Venezia, come verranno trattati dalla distribuzione italiana, che appare sempre più inadeguata a individuare e soddisfare i gusti di nuovi pubblici.

 

 

 

 

 

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