Venezia 64/ Gli italiani alla mostra

di Anna D’Agostino


Tre film italiani in concorso.
Due opere seconde, un’opera terza.
Tre giovani autori, tutti tra i trenta e i quarant’anni, poco noti al grande pubblico.
Questa, in breve, la scommessa di Marco Mà¼ller.
Una svolta coraggiosa per molti; una decisione necessaria per altri, considerata l’assenza tra i candidati di nomi altisonanti, da Amelio a Bellocchio, da Placido a Salvatores.
Resta il fatto che la scelta di Mà¼ller, con tutti i rischi e le incognite che porta con sé, rappresenta davvero un “punto e a capo”.
Un nuovo, benefico bisogno di “osare” di cui la Mostra del Cinema di Venezia si rende portavoce autorevole.
E che la splendida ripresa registrata dal nostro cinema in qualche modo sostiene e motiva.
I titoli sono stati ampiamente annunciati. “Il dolce e l’amaro”, seconda regia per lo sceneggiatore Andrea Porporati dopo “Il sole negli occhi” del 2001; “Nessuna qualità  agli eroi” di Paolo Franchi, a tre anni da “La spettatrice”; e “L’ora di punta”, terzo lungometraggio di Vincenzo Marra, dopo “Tornando a casa” (vincitore nel 2001 della Settimana della Critica a Venezia) e il pluripremiato “Vento di terra” del 2004 (tra i riconoscimenti, il Fipresci al Festival di Venezia e la designazione come film rivelazione della Semaine de la Critique di Cannes).
“Il dolce e l’amaro”, prodotto dalla Sciarlò di Francesco Tornatore e da Medusa – che dal 5 settembre lo distribuirà  nelle sale – racconta la progressiva affi liazione a Cosa Nostra di un giovane, Saro Scordia (Luigi Lo Cascio), la sua vita criminale da “mafioso qualunque”, violenta, contraddittoria, paradossale.
Il titolo, come ha spiegato lo stesso Porporati nelle note al film, prende spunto da una frase cara al mondo delle cosche: l’uomo d’onore, per definirsi tale, sa che deve saper godere del “dolce” – il potere, la ricchezza, il rispetto – ma anche saper affrontare “l’amaro” – il carcere, la morte altrui ed anche la propria.
Saro conoscerà  entrambi, in una vicenda nella quale il regista dichiara di aver voluto raccontare, in ultima analisi e forse inconsciamente, l’assurdità  della vita di oggi.
Il cast, particolarmente nutrito, vede tra gli altri, oltre a Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Tony Gambino, Vincenzo Amato e Renato Carpentieri.
“Nessuna qualità  agli eroi”, prodotto da ITC Movie, con Bianca Film e Ventura Film, in collaborazione con Rai Cinema, RTI e RTSI Televisione Svizzera e distribuito da BIM, è stato definito dallo stesso Franchi un “noir esistenziale”.
Tre i protagonisti: Bruno (Bruno Todeschini), Luca (Elio Germano) e Anne (Irène Jacob), “personaggi in allarme” – come li ha definiti il regista – , sospesi ed inquieti, naufraghi di una esistenza di cui non riescono a trovare il senso.
Anche ne “L’ora di punta”, prodotto da R&C Produzioni, French Connection e Rai Cinema, nelle sale con marchio 01 Distribution a partire dal 7 settembre, assistiamo al confronto di tre personaggi. Filippo (Michele Lastella), giovane agente della Guardia di Finanza prima, immobiliarista abile e corrotto dopo; Caterina (Fanny Ardant), donna colta ed elegante, innamorata di Filippo e strumento della sua irresistibile ascesa; e Francesca (Giulia Bevilacqua), la giovane fidanzata di Filippo, estranea a quel mondo cinico e senza scrupoli. Completa la lista dei lungometraggi presenti al Lido, come Evento-Fuori Concorso, “Hotel Meina”, il nuovo film di Carlo Lizzani, con Benjamin Sadler, frutto di una coproduzione italo-serbo-francese (Titania Produzioni, Film ’87, Plaza Film, in collaborazione con Rai Cinema, distribuzione Mikado).
Tratto dall’omonimo libro di Marco Nozza, il film ricostruisce un evento tragico: la strage di 54 ebrei, sfollati dalle cittadine del Lago Maggiore per mano delle SS, nel settembre del 1943.
Infine un documentario, “Madri”, di Barbara Cupisti, in concorso nella sezione Orizzonti.
Prodotto da Rai Cinema e Digital Studio, il film racconta il conflitto israelopalestinese attraverso i drammi privati, universali, delle madri delle vittime di entrambe gli schieramenti.
Madri che gridano lo stesso dolore.
Madri che hanno deciso di fondare una organizzazione che riunisce genitori palestinesi ed israeliani, e da lì ripartire, insieme, per cercare una via alternativa all’odio e alla violenza, in un percorso che educhi le generazioni future alla reciproca comprensione.


Cinema&Video International                  n.8-9 Agosto/Settembre 2007

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