direttore Paolo Di Maira

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VALLE D’AOSTA / Panoramiche, panorami che cambiano con i set

C’è una compenetrazione molto stretta fra  l’audiovisivo e il territorio in Valle D’Aosta, e non solo per la ricchezza di set, italiani e internazionali e l’offerta variegata di festival che animano la regione, soprattutto durante la bella stagione.

Le produzioni prendono molto dal territorio che poi rilanciano sulla ribalta internazionale, ma ci lasciano altrettanto. Certamente in termini di ricadute economiche, ma anche di palpabile interazione con i luoghi.

“A fronte di circa 2 milioni e mezzo erogati dal 2011 a oggi con il film fund, e di oltre 180 produzioni, siamo arrivati a oltre 7 milioni e mezzo di ricadute: le cifre sono state appena aggiornate con i dati del reality  Freeze the Fear with Wim Hof, di BBC One, il cui set principale sono le scenografiche cascate di Lillaz, vicino a Cogne, e che ha lasciato sul territorio 1 milione di sterline.” Rivela la direttrice di Film Commission Vallée D’Aoste, Alessandra Miletto, nel corso della conferenza stampa di apertura di “Panoramiche. Alla scoperta della Valle del Cinema”, il weekend (10-12 giugno) dedicato ai festival e alle location più amate da registi e produttori italiani e internazionali. 

Il punto di partenza della rassegna non poteva che essere il Forte di Bard, dove è letteralmente tangibile la presenza degli Avengers, che a sette anni di distanza dal secondo capitolo della saga, The Age of Ultron, continua ad attirare turisti (“il picco è stato di 300 mila presenze”, dichiara l’assessore ai beni culturali, turismo, sport e commercio della Regione Valle d’Aosta Jean-Pierre Guichardaz). 
I modelli in scala 1:1 di Iron Man Hulk e Capitain America posizionati lungo la salita alla fortezza sono testimonianza della mostra che li ha celebrati nel 2016, proponendo un itinerario alla scoperta del dietro le quinte. 

Le riprese coinvolsero anche i comuni di Donnas, Point Saint Martin, Verres Hône e Aosta, trasformati nella città immaginaria di Sakovia, realizzando anche, laddove necessario, dei piccoli interventi sugli edifici interessati, con grande collaborazione da parte della comunità locale.

Ancora più determinante, per la comunità locale, è l’impronta lasciata dalla produzione de Le otto montagne in Val D’Ayas, in particolare nel paese di Graines, dove la casa di Pietro Guasti, uno dei due protagonisti del film, è stata ricostruita nella vecchia scuola del paese, non più attiva dagli anni ’60, oggi museo.

Riccardo Vuillermin è uno degli ’ultimi allievi della scuola, ed oggi  si occupa del restauro dell’immobile, realizzato grazie a fondi europei a cui la consorteria di Graines ha avuto accesso con il GAL, e a cui  si aggiungono gli interventi permanenti realizzati dalla produzione. 

Sulla scia del successo del romanzo di Paolo Cognetti, (Premio Strega 2017), che  ha ispirato il film di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermersch, vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes,  partiranno quest’estate anche delle escursioni organizzate fra le creste e i laghi che hanno fatto da set.
Oltre alla vecchia scuola, altre tappe saranno il Lago Grenon (lago di Frudieres), l’Alpeggio Bruno a Lavassey, il monte Grenon (Bieteron), e la Barma Drola in località Merendioux, un antico alpeggio privato e diruto che la produzione ha in parte ristrutturato:
“Il cantiere reale seguiva i lavori che nella finzione del film realizzavano Luca Marinelli e Alessandro Borghi”, racconta Michele Alliod, che a Borghi ha fatto anche da controfigura, oltre a essere stato il fixer di tutta la logistica della montagna.


Le escursioni partiranno il 9 luglio e prevedono un accompagnamento con i muli (anch’essi protagonisti del film!)  e un pranzo a sacco fornito dal “Il Pranzo di Babette” che nel film è il Ristorante Lara, una location, fra l’altro, particolarmente cara a Paolo Cognetti, che vi ha ambientato il suo nuovo romanzo, “La Felicità del lupo”.

Ancor più ad alta quota, sulla vertiginosa Skyway del Monte Bianco, la funivia che da Courmayeur permette di raggiungere il punto più vicino alla vetta del colosso delle Alpi, Punta Helbronner, a 3.466 metri, è stata girata la quinta stagione di Rocco Schiavone, la popolarissima serie crime ispirata ai romanzi di Antonio Manzini (quest’ultima, a “Vecchie conoscenze”).


Ritornando poi nel centro di Aosta, è impossibile non sentire la presenza dello scontroso vicequestore romano trapiantato controvoglia in una città che, però, proprio come lui, conserva nei suoi monumenti storici un fortissimo legame con l’urbe.
Non a caso alcune delle scene sono state girate all’interno del suggestivo Criptoportico, e il balcone di casa Schiavone affaccia sui meravigliosi resti del teatro romano.
Mentre l’antico palazzo che ospitava la precedente casa del vicequestore, reclama il suo primato conservando, fra i nomi sul citofono, quello di Schiavone.

Oltre alle grandi produzioni nazionali e internazionali, è la produzione di documentari indipendenti che tesse il rapporto più intimo con il territorio, grazie anche al sostegno del fondo della film commission: è recentemente stato presentato al Festival Internazionale CinemAmbiente di Torino Il seme del futuro di Francesca Frigo, prodotto da BabyDoc, ed è attualmente in lavorazione Landscapers of End, prodotto dalla società valdostana L’Eubage, da Samarcanda Films e dalla francese Société des Apaches, che verrà presentato il prossimo 18 giugno all’interno dei pitch del Bio to B, nell’ambito del Biografilm Festival di Bologna.

Il cinema del reale ha una prestigiosa vetrina in regione: quella di Front Doc, il Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, che ha visto fra i suoi direttori anche Carlo Chatrian, e che si svolgerà ad Aosta dal 14 al 23 ottobre.

I festival sono, infine, lo specchio per eccellenza di questo territorio, a cui sono legati non solo nei nomi, ma anche nella messa a tema dalla montagna e della natura in generale: il Gran Paradiso e il Cervino Cinemountain Film Festival compiono entrambi 25 anni. 

Il Cervino Cinemountain, che vanta il primato di festival più alto del mondo, è socio fondatore di IAMF, che riunisce 20 festival di film di montagna, di cui seleziona il meglio della filmografia, decretando così l’Oscar degli Oscar della montagna.

Radicato profondamente nelle strade di Aosta è Strade del Cinema,  festival internazionale del cinema muto musicato dal vivo, che festeggerà il suo 20° anniversario dal 4 al 10 agosto. 

Tutta la regione sarà invece invasa dal cinema d’essai con ‘AIACE a macchia d’olio’, un ciclo di proiezioni itineranti al via dal 9 luglio, che quest’anno proporrà anche l’esperienza del Drive- In, nel parcheggio dell’Arena Croix Noire di Saint Christophe.

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