direttore Paolo Di Maira

Un modello virtuoso: Unifrance

di Elisabetta Brunella


Settantaquattro milioni di biglietti venduti nelle sale di tutto il mondo: questo è il risultato ottenuto dai film francesi nel 2005.
Un anno veramente speciale, che ha visto più spettatori sul mercato internazionale che su quello interno, fermatosi a 64 milioni.
I dati del 2006, stimati da Unifrance, vedono un ritorno alla tendenza consueta, con più biglietti venduti in patria piuttosto che all’estero (84 milioni contro 59).
Balza comunque subito all’occhio che la differenza è dovuta soprattutto al netto incremento delle presenze in Francia (dove il prodotto nazionale supera quello statunitense, che si ferma a quota 83 milioni) più che all’arretramento sulla scena mondiale.
Il totale degli spettatori che, nel mondo, hanno scelto di vedere sul grande schermo un film francese resta abbondantemente sopra la media degli ultimi 10 anni che si aggira intorno ai 48 milioni.
A fronte di un calo delle presenze, di circa il 20%, si è registrata nel 2006 anche una diminuzione degli incassi, passati dai 369 milioni di euro a circa 311.
Qui la differenza percentuale rispetto al 2005 è più contenuta
( -15,6%) grazie a un sensibile aumento del prezzo medio, passato da circa 5 euro a 5,30.
Un ammontare niente affatto disprezzabile se si considera che andare al cinema costa, mediamente, 6 euro in Europa Occidentale e 5,50 euro negli Stati Uniti.
Se ne puo’ concludere che il film francese riesce a essere presente su territori remunerativi, tra cui per esempio il Giappone.
Un altro dato positivo che emerge dal 2006 è la maggior varietà  dei titoli che si sono imposti all’estero.
Mentre infatti il successo eccezionale del 2005 era dovuto soprattutto a “La marche de l’Empereur”, che aveva totalizzato il 22% dei biglietti del mercato estero, nel 2006, pur restando elevata la concentrazione, si registrano le buone prove di “Bandidas” (3,3 milioni), “Astérix et les Vikings” (2,1), “Caché” (1,5), “Le Transporteur” (1,3), accanto ad una “coda” del documentario di Jacquet sui pinguini (2,6).
Ancora più lusinghieri i risultati di coproduzioni minoritarie francesi come “Silent Hill”(12,6), “Das Parfum” (10,9) e “The Queen” (5,3).
Questi risultati, che possono sembrare modesti se paragonati all’affermazione internazionale del cinema di Hollywood, risultano decisamente invidiabili agli occhi degli Europei.
Ovviamente non sono frutto del caso: nell’articolato sistema di sostegno del cinema francese, la dimensione internazionale occupa “” si puo’ dire da sempre – uno spazio importante.
Ad attuare una politica di diffusione della cinematografia francese è principalmente Unifrance, organizzazione istituita nel 1949, cioè tre anni dopo la costituzione del CNC “” Centre National de la Cinématographie.
Particolare è la sua forma giuridica: si tratta di un’associazione che riunisce quasi 600 aderenti che appartengono al mondo professionale, dai produttori agli attori.
Questa composizione riflette lo spirito che caratterizza l’intervento pubblico francese nel cinema, cioè un ampio coinvolgimento degli operatori a tutti i livelli.
E’ il CNC, sotto la cui tutela Unifrance opera, a garantire la dotazione finanziaria annuale (poco meno di 7 milioni di euro) che rende possibile un’ampia gamma di servizi rivolti alle imprese che affrontano l’estero. Molta enfasi è posta sull’analisi dei mercati: sono ben cinquanta i territori su cui Unifrance segue la performance dei film francesi in sala e in tv, facilitando la conoscenza e i rapporti con gli operatori locali che svolgono un ruolo chiave per la diffusione della produzione dell’Esagono. Il patrimonio di dati statistici e di informazioni di tipo qualitativo che si accumula progressivamente consente di mettere a punto studi su aspetti strategici per le società  francesi.
Unifrance, che è presente con propri uffici nei paesi leader nell’importazione delle produzioni francesi (Usa, Giappone, Germania, ) ed anche in Cina, offre tutta una serie di facilitazioni logistiche e strumenti di utilità  pratica.
Questi vanno dai più tradizionali, come gli spazi per la presenza degli operatori francesi ai principali festival e mercati mondiali, a quelli più specifici come l’accompagnamento dei singoli film nelle varie tappe di affermazione su mercati stranieri oppure l’organizzazione di vetrine del cinema francese rivolti a tipologie diverse di interlocutori: agenti di vendita, media, grande pubblico.
Dal punto di vista geografico l’azione di Unifrance mira sia a territori dove la presenza del cinema francese vanta una lunga tradizione, come la Germania, sia ai mercati emergenti, come la Cina.
Il fatto che a Unifrance aderiscano anche autori, attori, sceneggiatori ha un’importanza elevata per l’organizzazione di attività  di promozione e di marketing basate sulla presenza dei protagonisti dello star system francese.
L’azione di Unifrance, che per certe manifestazioni, come l’organizzazione di festival del cinema francese (ad Atene, Tel Aviv, Praga etc.) si avvale del supporto del Ministero degli Affari Esteri (che assicura anche un contributo aggiuntivo di circa 700.000 euro), è accompagnata dall’intervento del CNC a favore dell’esportazione.
Si tratta di un aiuto di tipo selettivo che viene assegnato, attraverso commissioni presiedute dal direttore del Centro e formate da professionisti, per concorrere alla copertura di spese necessarie per la penetrazione dei mercati esteri, come il doppiaggio o i sottotitoli o la realizzazione di trailers e demo.
Nel 2006 ai film sono andati circa 800.000 euro, mentre ai prodotti audiovisivi 1,7 milioni di euro.
Aiuto selettivo “” si è detto – , ma non è improbabile che ci siano cambiamenti: gli esportatori hanno già  espresso l’esigenza di un meccanismo di tipo automatico anche per il loro settore.
Non stupirebbe perciò che il CNC, da sempre attento ai bisogni e ai suggerimenti degli operatori, mettesse in agenda la valutazione di una nuova ipotesi.


Cinema&Video International    n.10-11 Ottobre/Novembre 2007

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