direttore Paolo Di Maira

TOM STERNBERG/L’Italia costa troppo

di Tom Sternberg


Le ragioni per cui ho scelto l’Italia per ben quattro volte sono essenzialmente le stesse: le locations e il piacere di lavorare con una troupe italiana.


Per “The Black Stallion” trovammo le locations da isola deserta in Sardegna dopo una lunga ricerca, e per filmare il naufragio usammo la grande piscina di Cinecittà  e gli studios.
Una buona parte delle riprese di “Il ritorno di Black Stallion” invece, è stata realizzata in Marocco perché c’era bisogno del deserto: lavorare con gli italiani è stata una preziosa esperienza, perché sapevano come muoversi in Marocco, come viaggiare facilmente ed erano molto aperti alla collaborazione con professionisti di altri paesi.
Per “Il Talento di Mr Ripley” e “Sotto il sole della Toscana” abbiamo scelto l’Italia perché vi erano ambientate le storie originali (sono entrambi tratti da libri n.d.r.): girare nelle locations reali accresce la qualità  e la bellezza del film, e tra l’altro, ha contribuito ad incrementare i flussi turistici verso quelle zone.


E’ dal 2003 (quando ho prodotto “Sotto il sole della Toscana”) che cerco di trovare un altro progetto da realizzare in Italia, ma non è facile lavorare nel vostro paese con una grossa produzione.
In tutti i film girati qui, ho collaborato con dei grandi produttori italiani all’insegna del'”Italian way”.
In altre parole, non ho portato Hollywood in Italia, i film erano girati nel massimo rispetto della cultura italiana, e ci siamo “portati dietro” solo pochissimi professionisti stranieri.
E’ stato un piacere filmare in Italia: per i luoghi, le persone, il cibo, l’atteggiamento di fondamentale piacere per vita.


All’epoca in cui lavoravo in Italia una delle maggiori difficoltà  era la ricerca di locations: erano i produttori a dover cercare luoghi e alberghi e a dover negoziare per avere facilitazioni e tariffe vantaggiose, adesso mi dicono che le cose sono molto cambiate con le Film Commissions.
Ho sentito anche che hanno introdotto il tax shelter.
Non conosco tutti i dettagli della legge, ma posso affermare che, nonostante gli incentivi siano sempre un fatto positivo, le cose restano comunque molto complicate: in questo caso è necessario essere in società  con un produttore italiano e il guadagno che se ne ricava alla fine purtroppo è abbastanza modesto.
Certo, può essere un vantaggio per i film indipendenti e low budget, ma per quanto riguarda le majors sono dubbioso.
Con le attuali difficoltà  dell’industria cinematografica americana, c’è sempre maggiore necessità  di comprimere i costi, e sono i costi e gli incentivi a determinare le rotte dei produttori: prima in Cecoslovacchia, poi in Romania e adesso anche in Bulgaria.


 


TAX CREDIT: COSA PREVEDE PER LE PRODUZIONI STRANIERE


Il Comma n. 335 dell’articolo 1 della Legge Finanziaria 2008 recita: “Alle imprese nazionali di produzione esecutiva e di post-produzione è riconosciuto un credito d´imposta, per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e per i due esercizi successivi, in relazione a film, o alle parti di film, girati sul territorio nazionale, utilizzando mano d´opera italiana, su commissione di produzioni estere, in misura pari al 25 per cento del costo di produzione della singola opera e comunque con un limite massimo, per ciascuna opera filmica, di euro 5.000.000”. Non è quindi riconosciuto un credito d’imposta direttamente a produzioni estere.

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