direttore Paolo Di Maira

THE SPACE CINEMA/Benvenuti al Sud, passando per Firenze*

di Marco Spagnoli


Con l’acquisizione del circuito Planet, The Space Cinema conferma la sua posizione di primo circuito cinematografico italiano, potendo contare 27 strutture su tutto il territorio nazionale, per un totale di 268 sale.
I progetti di espansione per il futuro sono, però, ancora molti, come spiega il Presidente e Amministratore Delegato Giuseppe Corrado, che indica anche nell’apertura di nuove strutture al Sud una delle strade maestre dello sviluppo ulteriore del mercato cinematografico italiano.


Parliamo della digitalizzazione: il 2011 sarà  l’anno in cui The Space conclude il suo roll out verso il digitale?
Sarà  l’anno in cui The Space darà  corso al massimo della digitalizzazione, compatibilmente con tempi tecnici derivanti dalla fornitura degli stessi impianti.
La digitalizzazione è partita, il “˜dado è tratto’.
Puntiamo a concluderla per la fine del 2011, anche se potrebbe debordare nel primo semestre del 2012.
Il nostro passaggio al digitale è motivato da una ferma convinzione nella validità  di questa tecnologia che porterà  una serie notevole di vantaggi sotto il profilo gestionale e di contenuti alternativi.
Ritengo, piuttosto, che il 3D sia stato un pretesto per accelerarla.


Come è cambiato il mercato dalla nascita di The Space e cosa dovrà  accadere , secondo lei, per migliorarlo?
Il mercato sta cambiando, ma non è ancora cambiato.
Ci sono troppi vecchi retaggi in un contesto in cui il cinema ha obiettivi e mezzi diversi rispetto a dieci anni fa.
Il 2010 è stato un anno eccezionale, e nell’analisi di questo anno eccezionale risultano sostanzialmente tre aspetti che potrebbero averlo condizionato, a partire (nei primi mesi dell’anno) da un grandissimo film come “˜Avatar’.
Il secondo punto è il 3D.
Tra i primi dieci film dell’anno solo tre sono stati realizzati con queste tecnologia e sono usciti durante il primo semestre.
Nella seconda parte dell’anno “l’effetto 3D” si è ampiamente consumato: lo dimostra il fatto che ormai da parecchie settimane quasi nessun film tridimensionale sia finito in testa alla classifica.
                                                         (foto:Liliana Grueff)

Il terzo effetto positivo sul mercato deriva proprio dalla presenza del nostro circuito.
The Space ha creato le premesse per mettere in condizioni il mercato di entrare in una fase nuova di sviluppo, attraverso meccanismi di promozione del cinema che, verosimilmente, sono stati permessi dalla nostra massa critica.
Non dimentichiamo che abbiamo investito oltre cinque milioni di euro in comunicazione nel cinema.
Investimenti che hanno portato un generale beneficio, in quanto dietro la nostra spinta sono arrivati esercenti più o meno grandi che hanno approcciato in maniera direi più propositiva lo stesso mercato.
I risultati dell’anno in corso confermano che una spinta allo sviluppo arriva proprio da The Space.
Nell’ultimo trimestre, ad esempio, abbiamo ottenuto un incremento di presenze del 35% rispetto all’anno precedente, ed è una quota che è circa il doppio di quella raggiunta dal mercato.
In ottobre abbiamo ottenuto il 64% di presenze in più rispetto allo stesso mese del 2009.
Anche qui siamo andati a ritmo doppio rispetto al mercato.
The Space ha giocato un ruolo importante nella crescita anche in assenza di titoli di impatto come “Avatar”.


Quali sono i vostri piani di sviluppo? Quali altri siti volete aprire? Acquisendo Planet, abbiamo aperto a Guidonia, Grosseto e Terni. Abbiamo una serie di ipotesi di nuove aperture al Sud su cui stiamo lavorando: Bari, Catanzaro, Sicilia.
Del resto, il Sud è una delle aree che ha risposto meglio quest’anno.
La multisala di Lamezia Terme rispetto al 2009 sta viaggiando a circa l’80% d’incremento.
Attualmente oltre il 50% dei nostri ventisette siti sono da Roma in giù. Il nostro obiettivo è quello di coprire l’Italia con una presenza per lo meno in tutti i capoluoghi di regione e in tutte le province principali. Intendiamo inoltre sviluppare un programma di affiliazione per esercenti di città  dove non siamo presenti, per fare in modo che il marchio The Space abbia un’immagine sempre più nazionale.


Cosa accadrà  a Firenze?
Il “nodo” di Firenze si può considerare sciolto. Abbiamo avuto la garanzia che la sala cinematografica a Novoli si farà .
Abbiamo un impegno sottoscritto con il nostro partner immobiliare riguardo l’apertura del cinema che dovrebbe avvenire, possibilmente, tra maggio e giugno.

(foto: Liliana Grueff)

Del resto Firenze Novoli per noi è sempre stato un punto di riferimento importante.
Per aprire quel sito abbiamo rinunciato ad altre acquisizioni.
E’ un progetto che ci è costato tanti soldi e sei anni di lavoro, che si è dovuto interrompere per vicissitudini varie e problemi che adesso sembrano recuperati.
Il Comune e il Sindaco hanno detto che la sala si farà  e noi siamo pronti per aprire insieme all’inaugurazione del centro commerciale prima dell’estate.


Come valuta la fusione di Anec e Anem?
Il mercato cinematografico è ancora esasperatamente variegato e frammentato: il 70% del mercato si sviluppa nelle 700 sale che rappresentano, invece, solo il 30% dell’intero circuito.
2300 sale, poi, coprono il restante 30%.
Questa segmentazione del mercato risulta assai complessa.
I problemi sono, dunque, molto diversi ed è difficile potere pensare ad un’associazione che riesca a raggruppare i desiderata di tutti gli esercenti e a comprendere quali siano le priorità  strategiche per migliorare il mercato.
Il mio auspicio è quindi che le associazioni si fondano, tenendo presente che non basterà  questa fusione a risolvere i problemi dell’esercizio.
Bisogna, quindi, creare approcci al mercato che tengano conto delle peculiarità  dell’esercente delle esigenze di tutti. Viceversa, creare una trasversalità  nella soluzione dei problemi rischierebbe di far perdere efficacia all’associazione.
Se vogliamo fare della nuova associazione un punto di riferimento per cambiare le cose che non funzionano, dobbiamo condividere un progetto di massima, e declinarlo per le tre o quattro categorie di esercizio, puntando a migliorare le diverse situazioni e a risolvere parallelamente i problemi delle sale tradizionali dei centri storici, delle multisale, dei grandi circuiti.
L’associazione deve essere una, ma nel suo ambito è opportuno creare delle sezioni che rappresentino tangibilmente tutti gli associati.


Cos’altro lei ritiene debba cambiare?
Il mercato deve ancora cambiare per quello che riguarda il rapporto tra distributori ed esercenti.
Nei rapporti commerciali non c’è, ovviamente, chi vale di più o di meno, ma, certamente, le funzioni sono diverse.
Oggi, per quello che riguarda l’offerta al pubblico, la sala svolge un ruolo strategicamente più importante, perché è il luogo più vicino al consumatore di cinema.
E’ lo spazio dove “˜la gomma tocca l’asfalto’, e della “macchina cinema” il “˜pneumatico’ è la parte più importante, perché è qui che ci si prende cura dello spettatore, generando anche comunicazione che determina valore per il film.
Alcuni titoli, infatti, hanno ottenuto il 30% del loro risultato complessivo nel nostro circuito.
Per sviluppare il cinema bisogna dare la possibilità  agli spettatori di vedere ciò che vogliono.
Sono loro i programmatori delle sale: non dobbiamo essere noi, né i distributori.
La nostra missione è razionalizzare la programmazione cinematografica per ottenere il massimo numero di spettatori.
Nel momento in cui le case di distribuzione stabiliscono una tenitura, “˜ancorano’ le potenzialità  del cinema.
Il nostro interesse, invece, è quello di generare il massimo valore di affluenza per la sala.


Dunque, la responsabilità  è dei distributori?
Oggi gli esercenti devono assumersi le loro responsabilità .
E’ troppo facile dare le colpe solo ai distributori, anche noi dobbiamo dare corso ad una naturale evoluzione che non è solo di natura “˜strutturale’, legata cioè alle sale sempre più belle e più grandi.
Il rapporto con lo spettatore è ancora troppo tradizionale, dove il film resta un riferimento assoluto, ma le tecnicalità  per avvicinare lo spettatore sono rimaste sempre le stesse.
Noi esercenti dobbiamo promuovere meglio il prodotto cinematografico. Dobbiamo creare valore non delegando solo ai distributori l’investimento in comunicazione.
L’obiettivo è quello di raggiungere i 150 milioni di spettatori, e per farlo le uscite dei film devono essere programmate meglio.
Fare della contro programmazione per guadagnare quote personali non porta alcun beneficio, ma solo cannibalizzazione.
L’accavallarsi di programmazioni non strutturate e la saturazione di certi periodi dell’anno porta alla corrosione dei risultati. Una migliore razionalizzazione della rete distributiva, libererebbe delle risorse utili che potrebbero essere investite in comunicazione.
Riduciamo i costi distributivi e investiamo di più in comunicazione e promozione.


E’ ottimista?
Certamente. Basta dare uno sguardo ai listini presentati a Sorrento per capire che anche se nel 2011 non ci sarà  “Avatar”, ci sono titoli che, sfruttati in maniera intelligente, potranno dare molte sorprese e ottenere risultati economici significativi.
C’è tantissimo prodotto, in particolare italiano, che può funzionare benissimo e portare in direzione di uno sviluppo sempre maggiore.


 


 

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