direttore Paolo Di Maira

TENDENZE/La fiction televisiva torna al romanzo

di Anna Rotili


Saccheggiare la letteratura non fa tendenza solo al cinema ma è tornato di gran moda anche nella fiction televisiva. Da qualche anno è risorto in tivù una sorta di metagenere che si nutre delle storie ispirate a grandi classici o a testi contemporanei e che talvolta si sposa col remake di opere già  precedentemente sfruttate dal cinema e dalla stessa televisione. Se le mettiamo tutte in fila sono tante le riduzioni dai romanzi andate in onda sulle reti Rai e Mediaset nell’ultimo periodo.Andando a memoria ci sono stati “Renzo e Lucia”, “Piccolo mondo antico”, “Cime tempestose”, “Resurrezione”, “Zivago”, “La cittadella”, “I ragazzi della via Paal”, “Cuore”, “Incompreso”, “Maigret”, “La Provinciale”, “Il bell’Antonio” fino ai gialli del “Commissario Montalbano”. E l’onda di piena non accenna a ritirarsi. Sono in avanzata fase produttiva l’immortale “Guerra e pace” che diventerà  un kolossal coprodotto con la Russia, i “Viceré”, un grande sforzo produttivo sostenuto congiuntamente dalle strutture fiction e cinema della Rai, e ancora “˜Le ragazze di San Frediano” per la collezione letteraria di Angelo Rizzoli, e “La concessione del telefono” e “Il birraio di Preston” , i due romanzi storici di Andrea Camilleri, lo scrittore palermitano arcinoto al popolo della fiction per via di Montalbano. E intanto si stanno facendo largo nell’etere anche i gialli di scrittori italiani. E’ appena andato in onda lo strambo “Ispettore Coliandro” (dal “Giorno del Lupo’ di Carlo Lucarelli) di cui si stanno scrivendo i nuovi episodi mentre sta per scendere in pista la serie “˜Crimini’ dalla raccolta uscita in edizioni Einaudi. E intanto sono in cantiere i quattro gialli d’epoca di Lucarelli di ambientazione fascista e post-fascista (“Indagine non autorizzata”, “Carta bianca” “Via delle Oche” e “L’estate torbida”). Insomma , ce n’è per tutti i gusti. “La letteratura è una grande spinta per pensare al fantastico. Ho sempre letto molto e con grande curiosità  perché in un libro puoi trovare una soluzione narrativa da usare fuori contesto per un altro racconto. In questo senso sono una vera miniera i miti ed i classici greci. E indubbiamente una modalità  estrapolata da un grande romanzo ti dà  maggiore garanzia sui risultati della storia” dice Carlo Degli Esposti il produttore di “Montalbano”, un vero caso editorial-catodico. Il commissario di Vigata, paese immaginario ma più vero del vero, è nato dalla penna di Andrea Camilleri ma ha trovato una perfetta incarnazione nella interpretazione di Luca Zingaretti. Indubbiamente è uno dei matrimoni più riusciti tra letteratura e televisione benedetto da una madrina d’eccezione come Elvira Sellerio, la signora dei salotti colti siciliani editore di Camilleri. Fu lei a suggerire a Degli Esposti, di cui è buona amica, la lettura del commissario e il produttore ci pensò a lungo prima di comprare i diritti. “Mi innamorai all’istante del personaggio che mi sembrava troppo bello per essere vero” confessa Degli Esposti “Ma mi chiedevo, non avendo allora l’esperienza di oggi, quali problemi potessero nascondersi in quelle storie se nessun altro produttore ci avevo pensato prima”. Il successo editoriale è stato graduale e si è incrociato con quello televisivo amplificandosi vicendevolmente. Come in un sistema di vasi comunicanti l’uno ha alimentato l’altro e le decine e decine di migliaia di fan dei romanzi e racconti di Camillieri fanno lo zoccolo duro che garantisce il crescente gradimento della serie. Finora sono stati prodotti dieci tv-movie, i primi quattro sono andati in onda su Raidue. i successivi sono stati trasferiti su Raiuno. E, fatto davvero anomalo, la “˜collection’ ha mostrato una vitalità  straordinaria nelle repliche che molto spesso hanno vinto la partita della prima serata. Ora il produttore della Palomar si prepara a trasformare per la televisione altri due romanzi di Camilleri: “La concessione del telefono” e il “Birraio di Preston”. A differenza di “Montalbano”, fortemente ancorato alla contemporaneità , affondano le radici nella Vigata dell’ottocento e del settecento. Il “˜Birraio di Preston’ è ad un passo dalla produzione ma ci sono voluti quattro anni “per trovare la quadra della sceneggiatura.Nel dare un senso televisivo alla storia il nostro sforzo è stato di disegnare gli antenati di Montalbano” dice Degli Esposti “Appoggiarsi ad un romanzo che ha una forte griglia narrativa dà  maggiore sicurezza ma la sfida è complessa e non sempre vincente. Non tutti i grandi libri possono diventare un grande film. E ci sono anche valutazioni economiche di cui tener conto perché l’impianto romanzesco non sempre è compatibile con i costi della fiction”. Sono antichi i legami tra fiction e letteratura. Tra i due mondi c’è stata in passato una intensa ed assidua frequentazione, anzi qualcosa più. Il racconto televisivo delle origini è nato ed ha inventato la sua grammatica sul passo del grande romanzo . Per trent’anni dagli anni cinquanta agli anni settanta il piccolo schermo è stato inondato da migliaia e migliaia di ore di “˜teleromanzi’, cioè le traduzioni di classici di tutti i tempi e di tutti i paesi. E’ stata la stagione dei grandi sceneggiati che la Rai si faceva in casa negli studi di Torino e di Milano e che tenevano inchiodati nel salotto domestico milioni di spettatori. Poi, a partire dagli anni ottanta con l’impatto della televisione commerciale, la fiction ha ritrovato una nuova vita nel racconto inedito della realtà  e nei nuovi formati seriali corti e lunghi. E la letteratura è stata totalmente dimenticata finché negli ultimi anni il vecchio amore si è riaffacciato. Perché questo revival? “Per il semplice motivo che c’è un bisogno continuo e crescente di nuove storie e nuove trame, conseguenza dell’aumento esponenziale della fiction” dice Max Gusberti che per oltre vent’anni è stato nella cabina di regia della fiction della Rai. “Da poche decine di ore siamo passati a produrne ormai sette-ottocento all’anno e, alla ricerca di nuove strade, è stata una necessità  recuperare anche generi che erano scomparsi “. In effetti, dopo aver inanellato la lunga processione dei marescialli, poliziotti ispettori, vigili urbani, commesse, tassiste, santi e papi, la fiction è andata a scavare nella memoria del passato rispolverando anche i generi decaduti del feuilleton e della letteratura. Ma, secondo Gusberti, proprio la proposta letteraria è “la scommessa che espone ai maggiori rischi. Il pubblico televisivo infatti predilige il racconto originale e legato al presente. Per questo le operazioni romanzesche vanno dosate con molta cura, sia nell’equilibrio dell’offerta complessiva del palinsesto, sia nella selezione delle storie in funzione del pubblico di riferimento”. Insieme ai successi non sono mancati i passi falsi. Se “˜Cime tempestose’, storia di un amor fou nella desolante brughiera inglese ha appassionato il pubblico come pure “˜Resurrezione’, parabola tolstojana della trasformazione di una donna, al contrario “˜Luisa Sanfelice’ , il “˜Bell’Antonio’ o il nervoso “˜Maigret’ di Castellitto sono stati esperimenti non pienamente riusciti. Perché , spiega Gusberti, “questo tipo di storie funzionano nella misura in cui riesci a trovare un filtro e liberare una verità  che parla al pubblico di oggi e che, come è quello della televisione, per metà  non ha un diploma superiore. Bisogna fare uno sforzo più alto sulla sceneggiatura e trovare i registi che possono sostenerla. Inoltre la grande fedeltà  ad un testo molto ricco letterariamente ti espone al pericolo di fare un progetto troppo elitario e dunque di essere infedele al tuo pubblico”. Un esempio di un “˜tradimento’ di successo è stata “La provinciale” che ha stravolto l’omonimo racconto di Alberto Moravia a cui si deriva. Il ritratto di una donna nella provincia bigotta e pruriginosa dell’Italia fascista che la sceneggiatrice Laura Toscano ha proiettata negli anni cinquanta arricchendolo di nuovi personaggi e in parte inventandolo. La Toscano, una firma sicura e molto nota nel macrocosmo della fiction (ha inventato il “Maresciallo Rocca” ), non nega di essersi “presa delle libertà  anche perché Moravia non avrebbe avuto nulla da eccepire. Lo scrittore non leggeva mai le sceneggiature dai suoi romanzi perché si rendeva conto che erano due linguaggi diversi. Dovendo trarre da un racconto breve due puntate televisive è stato inevitabile costruirci intorno altre cose”. Ma quale è il segreto di un buon adattamento? “Non ci sono regole, se non una: rispettare il senso profondo di quello che un autore ha voluto narrare” risponde la Toscano . La scrittrice ha rodato una tecnica imparata alla scuola di Nanni Loy quando fecero insieme “˜A che punto è la notte” da un libro di Fruttero e Lucentini e che consiste nel “destrutturare il romanzo fino a coglierne il nocciolo. Una volta capito il significato profondo dell’opera puoi attualizzarla e fare tutti i cambiamenti che vuoi. Ci sono, però, anche romanzi che non hanno bisogno di arricchimenti”. La Toscano sta lavorando con grande entusiasmo al nuovo film per la Rai tratto dal suo romanzo “Il maresciallo Rocca e l’amico d’infanzia” ma in genere non ama molto fare questo tipo di operazioni che “nascono dalla grande confusione del momento. E’ diventato difficilissimo raccontare il presente anche perché la televisione non ti consente la libertà  del cinema nell’ usare quel minimo di realismo che richiedono le storie dell’attualità . Così è più facile rifugiarsi nella memoria e nel romanzo”. Un capitolo a parte in questa carrellata meritano i gialli italiani, letteratura di genere per eccellenza che da noi non è mai stata riconosciuta e che, tardivamente esplosa, tiene oggi banco nelle classifiche editoriali. Aumentano gli scrittori, crescono i lettori ed anche la tivù, fiutato il vento, se ne sta impossessando velocemente. “E’ una grande novità  che la televisione voglia utilizzare i noir italiani, specie quelli più sensibili alle problematiche del sociale, perché sono un modo per raccontare i mutamenti del costume e dei linguaggi contemporanei e le tensioni della vita quotidiana” dice Pino Corrias che al contrario reputa un esercizio retorico e retrò il ricorso ai romanzi del passato. “I gialli hanno plot realistici con trame ben strutturate che ben si adattano al mezzo televisivo e ti danno l’opportunità  di sfruttare la suspense che nel racconto seriale è un forte tirante” . Giornalista saggista e sceneggiatore, Corrias è un capostruttura della fiction Rai che tra i fiori all’occhiello vanta la “˜Meglio gioventù’, la grande saga televisiva di Marco Tullio Giordana che ha l’andamento narrativo del grande romanzo. Corrias si è occupato anche di “˜Crimini’ la serie di otto gialli che a novembre saranno in onda su Raidue e si annunciano già  da ora come un piccolo evento. Il progetto dei produttori della Rodeo Drive di Marco Poccioni e Marco Valzania ideato e sviluppato da Massimo Carlotto nasce da una stretta sinergia tra fiction e scrittura e presenta aspetti molto singolari. E’ stato chiesto a otto scrittori di raccontare una storia legata alla loro città  d’origine o di elezione. Racconti che sono stati poi sceneggiati e che l’editore Einaudi ha riunito nella collana “˜Crimini’ che sarà  appositamente rieditata per la prima televisiva. Si vedrà  la Palermo di Camilleri, l’Elba di Faletti, la Milano di Dazieri, la Roma di De Cataldo, la Napoli di Silva, la Cagliari di Fois, la Bologna di Lucarelli ed il nord est di Carlotto. Sono film che disegnano tra vedute di mare e montagne, immagini urbane e riprese aeree il paesaggio italiano con le sue peculiarità . Insomma i luoghi sono protagonisti e da una storia all’altra cambieranno le luci , le atmosfere ,i linguaggi e gli accenti. Alla fine “visti tutti di fila saranno una buona antologia dell’Italia di oggi, di come si parla e si cammina nelle sue città , e sarà  interessante rivederli tra qualche anno” dice Corrias. “Se si pensa che l’Italia l’abbiamo riconosciuta dalle inflessioni delle concorrenti di Miss Italia, il nostro racconto offrirà  uno spaccato meno logoro e depauperato del paese”.


Cinema&Video International    9/10-2006

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