direttore Paolo Di Maira

TENDENZE 1/Il fattore D

di Adriana Marmiroli


Il fenomeno del 3-D stereoscopico, del cinema tridimensionale solo un paio d’anni fa pareva un’ipotesi inconsistente, un “revenant” visto che un tentativo per rendere tale il cinema c’era già  stato negli anni 50 e aveva procurato solo un bel mal di testa e molte delusioni a chi vi si era imbattuto.
Oggi non è più solo una bella speranza ma un fenomeno con cui fare i conti.


L’inverno 2009/2010 sarà  quello della grande svolta, complici i film in arrivo.
Solo a ridosso del Natale “A Christmas Carol”, “Astroboy”, “Piovono polpette” e da gennaio “Avatar” di James Cameron (!), e quindi una scansione studiata perché sia sempre presente nelle sale almeno un titolo in questo formato: “Alice in Wonderland” (5 marzo 2010), “How to Train Your Dragon” (26 marzo), “Toy Story 3” (luglio), “La Bella e la Bestia 3-D” (estate), “Shrek Forever After” (agosto) , “Resident Evil: Afterlife” (settembre), “Cats & Dog 2: The Revenge of Kitty Galore” (settembre), “I Guardiani di Ga’hoole” (ottobre) , “Sharks 3-D” e “Step Up 3-D” (autunno), “Rapunzel” e “Oobermind” (dicembre 2010). Che è come dire che d’ora in poi non ci sarà  più cartoon o film fantasy, d’azione o fantascienza dal budget kolossal che non vi ricorrerà , mentre tutti i grandi “” Burton, Spielberg e Lucas in testa “” è certo che seguiranno l’esempio dei battistrada delle nuove tecnologie, Lasseter, Cameron e Zemeckis.


E mentre cresce l’annuncio di sempre nuovi film girati con questa tecnica, si annunciano anche molti “rifacimenti” di vecchie pellicole, a partire dai già  citati “Toy Story” e “La Bella e la Bestia”, giù giù, pare, fino all’ennesimo rimaneggiamento di “Star Wars”.


Numericamente, in Italia, da poche decine di schermi accesi a inizio anno, si è passati a circa 270, che cresceranno ancora in modo esponenziale nel 2010.
Ha fatto da traino l’esempio dei paesi dove per primo il 3-D si è affermato, il successo dei primi titoli apparsi (“L’era glaciale 3”, “Up”, ma anche mediocri come “San Valentino di sangue” o del tutto tradizionali come “Viaggio al centro della Terra”), la curiosità  dichiarata del pubblico e l’incremento progressivo del prodotto disponibile per questa tecnologia, la possibilità  di giustificare un aumento del prezzo del biglietto senza incorrere nei mugugni degli utenti, la necessità  di aggiornare tecnologicamente le sale, visto che ormai da più parti la pellicola è data per defunta a favore della digitalizzazione del sistema di proiezione (meno visibile al pubblico e quindi meno eclatante come fenomeno).
Ma è proprio questa la vera rivoluzione in corso, di cui, in fondo, il 3-D non è che un “accessorio”, un plus, la ciliegina sulla torta: fatto il primo passo, il secondo segue quasi naturalmente.
Ci si trova di fronte a un investimento economicamente molto rilevante, che pochi grandi gruppi paiono potersi permettere, per giunta, e comunque dovendo ricorrere a forme di finanziamento e di credito agevolato che magari i piccoli non riescono sempre ad ottenere con facilità .
«Non è vero – sostiene Franco Di Sarro, proprietario e gestore delle multisale Arcobaleno (tre schermi) e Ducale(5 schermi) di Milano -. Anzi: anche in situazioni come la nostra, il passaggio al digitale è ormai inevitabile.
E il 3-D un moltiplicatore di incassi.
Ci sono stati titoli che hanno raddoppiato (quando non triplicato) gli incassi che ci si sarebbe potuti aspettare.
Il caso più eclatante della stagione, “L’era glaciale 3”, ha goduto di un duplice fattore: la notorietà  della serie e l’appeal del 3-D: gli incassi sono incrementati dai 7 milioni di euro del primo, ai 18 del secondo, ai 29 del terzo, e non è una crescita dovuta solo al prezzo maggiorato del biglietto (un 20 per cento medio in più), perché gli spettatori sono passati da 3.1 milioni a circa 4: una percentuale davvero importante. Abbiamo anche notato che la presenza dello stesso film in più sale che lo proiettavano contemporaneamente nella stessa località  non ha depresso l’incasso a schermo, anzi.
Il che significa che al cinema è arrivato un pubblico che prima stava a casa o quanto meno si muoveva raramente».


Non sarà  certamente l’alto costo a frenare la diffusione del digitale e di conseguenza del 3-D.
«L’esborso è notevole ma ne vale la pena; e comunque il Virtual Print Fee funziona. Hollywood spinge in questa direzione.
Non potevamo restare fuori da questa scommessa.
Così invece saremo forse noi a poter rosicchiare qualche punto percentuale ai multiplex».


Diffusione di schermi 3-D e crescita dell’offerta non dovrebbe portare a far crollare l’interesse, normalizzare l’innovazione?
«Sono convinto che i film resteranno relativamente pochi, anche se in numero maggiore che non ora, per lo più blockbuster per famiglie, proprio per non saturare il mercato. Il 3-D continuerà  a essere un evento. E ovviamente, come sempre accade, ci sarà  una selezione in base alla qualità Â».
E’ una domanda questa che abbiamo posto anche a Giovanni Canepa, direttore generale di una grande catena di multiplex come la neonata The Space Cinema.
E la risposta non pare molto diversa:
«Il 3-D è solo la molla che fa accelerare l’introduzione del sistema digitale, che è poi la vera rivoluzione in atto. Quella dei film in 3-D è una tendenza tutta americana, che coprirà  secondo me comunque non più del 20 per cento della produzione, quella più spettacolare, i blockbuster.
Non potrà  diffondersi oltre, pena l’annacquarsi dell’effetto novità . Comunque, per nostra esperienza, buona parte del pubblico continua a essere attratta soprattutto dal titolo: abbiamo visto sui film presenti nello stesso multiplex in sale diverse e in diversi standard, a proiezione sfalsata, se quella in 3-D era piena o il film iniziato, circa il 50 per cento della gente aspettava per poterlo vedere in stereoscopia, mentre l’altra metà  si “accontentava” della sala normale».


E comunque è chiaro che, essendo il boccone del 3-D così appetibile, tutti ci si vorranno buttare.
La Virtual Print Fee riconosciuta dai distributori agli esercenti che abbiano digitalizzato le proprie sale è stato il punto d’incontro economico tra le parti che ha permesso l’investimento del digitale anche a chi non ha le spalle più che larghe.
In più: alcune regioni si sono mosse stanziando fondi per l’incentivazione alla digitalizzazione delle sale.
E ancora: anche sul mercato italiano si è affacciata una società  come Arts Alliance Media in grado di offrire non solo soluzioni tecniche all’installazione di un impianto digitale e i relativi contenuti, ma anche gli indispensabili finanziamenti.
Tutti d’accordo insomma nel sostenere che ciò che cambierà  davvero le carte in tavola è ciò che sta dietro al 3-D,ovvero il sistema digitale. Che trasformerà  il sistema distributivo, le modalità  di programmazione, le tipologie del prodotto.
Spariscono le pizze da decine di chili, delicate e complicate da maneggiare, restano solo file digitali trasmessi via satellite, più agili da gestire, da “trasferire” anche solo da una sala a un’altra in funzione degli afflussi di pubblico.
Inoltre potranno essere proiettati non più solo film, ma anche altri eventi in diretta via satellite: spettacoli teatrali e lirici, concerti, sport. Qualcuno ha già  provato ad organizzare convention aziendali in videoproiezione.
E speriamo solo che non si arrivi a pensare “” come già  si fece negli anni 50 per “Lascia o raddoppia?” “” a serate “Grande Fratello” su grande schermo.
Senza il problema della gestione e dei costi delle copie, gli appetibili blockbuster arriveranno quindi in un numero maggiore di sale (rischio grosso: la fagocitazione degli spazi da parte di pochi titoli, che sta soffocando il cinema “altro”), rendendo le piccole strutture competitive con quelle grandi dotate di decine di schermi.
Ma, permettendo flessibilità  e multiprogrammazione, a sua volta il multiplex – secondo Canepa – potrebbe invece finalmente aprirsi alla produzione d’autore e indipendente.
«E alla proiezione dei film in lingua originale, dei classici.
Si potrebbe pensare a una sala dedicata. Va sfatato un luogo comune: il pubblico dei multiplex non è poi così giovane come si crede.
Anzi, alla fine è molto simile come età  a quello delle sale tradizionali. Se i cinquantenni non sono il nostro target, è anche perché dopo i 45 anni la gente va in genere molto meno al cinema».

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