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direttore Paolo Di Maira

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Tax credit estero: fare chiarezza

“Fare chiarezza”: è questa, in sostanza, la ragione del panel “Cinecittà. Tax Credit. Cinema Globale” organizzato da Cinecittà e APE – Associazione Produttori Esecutivi, che si è tenuto ieri all’Italian Pavilion del Lido di Venezia.

Fare chiarezza su uno strumento fondamentale per l’industria audiovsiva italiana ( a tale proposito vedi l’artcolo Tax credit estero, come funziona pubblicato sul n. 203 di Cinema & Video International), entrato suo malgrado, ad inizio estate, nel tritacarne di polemiche politiche a seguito della sua assegnazione (nel 2020) al film Stelle della notte, produttore esecutivo Coevolutions srl , diretto da Rexal Ford, nome d’arte di Francis Kaufman, il cittadino americano arrestato lo scorso giugno per presunto duplice omicidio.

A supporto della validità del tax credit estero sono stati chiamati tre autorevoli testimonial: i produttori esecutivi Enzo Sisti e Marco Valerio Pugini ( che è anche presidente di APE, l’associazione dei produttori esecutivi), e il produttore internazionale Clayton Townsend.

Il tax credit estero, ha confermato Pugini, si è rivelato un meccanismo di successo: ne è prova il balzo da circa 20 produzioni estere, con una spesa di 300 milioni di euro (di cui 60 solo per il famoso ‘Gangs of New York’) nel quinquennio precedente all’incentivo, a circa 80 produzioni, con una spesa stimabile in almeno 1,5 miliardi di euro, nell’ultimo quinquennio.

Un meccanismo che ha prodotto non solo quantità ma anche qualità, favorendo “la crescita della professionalità di tecnici e maestranze italiane”, ha sottolineato Sisti.

Istituito 15 anni fa il tax credit estero, all’epoca una novità nel panorama europeo, nel tempo ha dovuto competere con analoghi dispositivi di altri paesi, ma – ha ricordato Gian Marco Committeri, commercialista e Presidente di Smart Consulting Group – a differenza degli altri non ha il tetto di spesa massima per singolo film, potendo dunque attrarre anche produzioni di grosso budget.

Nell’incontro è stato affrontato anche il rischio di abusi, come i cosiddetti “film fantasma”. Committeri ha ricordato che un decreto direttoriale della DGCA (Direzione Generale Cinema e Audiovisivo), pubblicato a fine giugno, ha introdotto nuove prescrizioni per ridurre questo rischio. Queste includono l’obbligo di fornire, su richiesta, una perizia di congruità dei costi eleggibili oltre all’utilizzo di un conto corrente dedicato per garantire la tracciabilità dei pagamenti (escludendo le compensazioni). Si è discusso anche della possibilità di introdurre un “Tax Credit Manager” per anticipare i controlli durante la fase di produzione, anziché affidarsi solo a riscontri formali e a consuntivo, prevenendo così comportamenti scorretti: è questo il consiglio anche di Clayton Towsend ( Ripley, The Equalizer), che in Italia lavora da anni, apprezzandone soprattutto la professionalità.

Se i produttori esecutivi sono il perno di questo meccanismo, spettando a loro la sua applicazione, tutti i costi devono essere approvati dal produttore straniero che, hanno tenuto a sottolineare sia Sisti che Pugini, che mantengono il “controllo totale” della produzione.

“Il tax credit è stato affiancato dallo sviluppo di professionalità e infrastrutture idonee come Cinecittà. Grazie a investimenti significativi, infatti, Cinecittà – ha spiegato Manuela Cacciamani, AD di Cinecittà in apertura dell’incontro si sta preparando per diventare il primo hub d’Europa per la produzione audiovisiva entro la metà del 2026, con 25 teatri, 21mila metri quadrati di strutture e 10 ettari di backlot. Attualmente, le produzioni internazionali rappresentano almeno il 75-80% del fatturato totale di Cinecittà, rendendo il tax credit un elemento fondamentale per lo sviluppo del business”.

Sviluppo salutato con soddisfazione dai produttori presenti: “più cresce Cinecittà, più cresciamo noi” hanno convenuto all’unisono.

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