SVIZZERA/Il business fuori dai sentieri battuti

Su un giovanissimo appassionato di cinema a tutto tondo, che ha lasciato uno “zaloniano posto fisso” per diventare (anche) esercente, è inevitabile che fiocchino le interviste. Ed è interessante sapere che alla domanda “Ha mai fatto il tutto esaurito?” abbia risposto: “Quasi, grazie agli “art films”, in particolare a quello su Monet!”.

Le parole di Joel Fioroni, 28 anni, ticinese, diplomato filmmaker al CISA di Lugano e, dal gennaio 2018, gestore del Lux Art-house di Massagno, la dicono lunga sul ruolo che i contenuti aggiuntivi possono rivestire per un cinema che scelga di puntare sulla qualità per competere con i leader di mercato. In questo caso il colosso è il Cinestar di Lugano che nei suoi sei schermi offre tecnologia di punta, 3D e 4DX inclusi (cioè l’apparecchiatura di alta tecnologia che, grazie anche al movimento dei sedili, crea effetti sensoriali sincronizzati con le azioni visibili sul grande schermo).

Ma la sua programmazione è principalmente mainstream e così Fioroni commenta: “Per noi questo è un bene: non abbiamo più concorrenza nel cinema d’autore. Questo è un genere che ha un suo senso e sempre l’avrà e poi ci siamo decisamente aperti agli eventi che ci permettono di farci conoscere da un pubblico più vasto”.
Quindi, a proposito di allargamento degli orizzonti, accanto all’ormai consolidata offerta di opere e balletti in diretta, il Lux ha più recentemente lanciato l’iniziativa “Arte al cinema”, basata su documentari inediti dal mondo artistico, in esclusiva ticinese.

A breve arriveranno, da Nexo Digital, “Ermitage – Il potere dell’arte” e “Frida – Viva la vida” che, in virtù di un nuovo accordo col Gruppo Arena, saranno presentati anche al Palacinema e al Muralto di Locarno.
Il Lux infatti da questa stagione “si fa in tre” e porta la sua programmazione di contenuti aggiuntivi anche agli spettatori della città del Pardo d’oro.
La formula è sempre quella dell’evento: due appuntamenti nella stessa settimana, uno di mercoledì alle 20.30, l’altro la domenica alle 18, soprattutto per un pubblico “senior”.

La formula “film d’essai” e “contenuti aggiuntivi off the beaten track” funziona bene anche a Basilea.
Qui il Kult.kino, complesso di cinque scher- mi nel centro della Città, abbinato ai due schermi del Kino.camera, propone una selezione dei migliori allestimenti di opere classiche curati da teatri prestigiosi e proiettati – in versione ovviamente registrata – la domenica mattina. “Questa formula – ci dice Romy Gysin, anima di questa vera e propria istituzione del cinema di qualità – si è rivelata più adatta ai nostri spettatori che non la proiezione di spettacoli in diretta nelle ore serali”.

Nella nuova stagione partita ad ottobre, il pubblico di Basilea appassionato di musica “alta” può assistere alla “Carmen” dell’Opera di Zurigo, alla “Norma” del Teatro Reale della Vallonia, all’”Olandese volante” del Teatro Real di Madrid con la Fura dels Baus e alla “Nona Sinfonia” di Beethoven dell’Opera di Stato di Vienna.
Ma anche qui non mancano le proposte incentrate sulle arti figurative.
A dominare la scena saranno le produzioni di Exhibition on Screen, ad iniziare da “Young Picasso” per poi continuare con “Van Gogh & Japan”, “Rembrandt” e “Degas: passion for perfection”.

Ancora più mirato e decisamente meno consueto è il “cartellone” che sposa cinema e teatro, con una serie di documentari selezionati in collaborazione col Teatro di Basilea, anch’essi presentati come “eventi”, la domenica mattina.
Il titolo scelto per l’apertura è “A trail on the water”, dedicato ad Abbado, Nono e Pollini. Nemmeno nei giorni feriali, tuttavia, manca la “proiezione evento”, grazie a “mezzogiorno al cinema”, incentrato sul contenuto “cult” del momento, cioè i “biopics”.
In questo ambito è stato programmato, in ottobre, “Pavarotti”, l’emozionante documentario di Ron Howard che, dopo l’uscita negli Stati Uniti in giugno, ha iniziato un vero e proprio giro del mondo.

A distribuire in Svizzera, dalla prima settimana di ottobre, questo terzo lavoro di Howard dedicato alle super stars della musica, è Pathé Films AG, mentre Pathé Live porta da anni i contenuti aggiuntivi più gettonati sul mercato elvetico, ovvero le opere live del Met e i balletti in diretta dal Bolshoi di Mosca.
Ad ospitarli sono innanzitutto i complessi di Pathé – che nella Confederazione conta 79 schermi in 8 complessi in 7 città -, ma anche altri cinema come l’Arthouse Piccadilly a Zurigo.
Il Gruppo Kitag, a Basilea, Berna, Lucerna, San Gallo e Zurigo, propone invece da Londra – ma sempre con la formula live – le opere della Royal Opera House e le performances del Royal Ballet.

Tanta cultura, insomma, ma anche business. Non a caso la Svizzera è il mercato che registra il prezzo medio per i contenuti aggiuntivi più elevato in Europa (quasi 24 euro nel 2018, rispetto al prezzo medio calcolato su tutti gli spettacoli offerti nelle sale, che si aggira sui 13,50 euro).

E per citare ancora una volta Fioroni, “i contenuti aggiuntivi possono rappresentare la salvezza per il bilancio di una piccola sala che combatta per mantenere viva la fruizione sul grande schermo”.

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