direttore Paolo Di Maira

SUE BEETON/Misurare il Cineturismo

di Sue Beeton


Come già  ho scritto su questa rivista, il mio “ingresso” nel mondo del turismo è legato ad un film australiano degli anni ottanta, “The Man from Snowy River”, che trattava del leggendario talento equestre degli allevatori di montagna.


Questo film, insieme a “Crocodile dundee” e “Mad Max” ha avuto un ruolo decisivo nel promuovere l’Australia come “l’ultima frontiera” in America del Nord, e ha prodotto un ingente flusso di turisti desiderosi di vivere l’esperienza del “bush” e dell'”outback” australiano.


Spesso, l’impatto del cinema sul turismo non si misura riferendosi ad un caso singolo, ma ad un “corpus” di film: è l’esempio dell’incremento di turisti indiani in Svizzera dopo che il regista di Bollywood Raj Kapoor ha usato il paese come sostituto delle montagne del Kashmir negli anni Sessanta.


L’aumento del tempo libero e della capacità  di spesa della classe media indiana hanno fatto della Svizzera una destinazione “calda”.
Oggi praticamente ogni paese coinvolto in riprese cinematografiche cerca di “fare la corte” alle produzioni di Bollywood, non solo perché queste ricorrono a personale locale nel corso delle riprese, ma anche per i benefici legati al cineturismo.


Non tutti i film, comunque, anche se si tratta di successi di botteghino, portano necessariamente nuovi turisti verso una regione immediatamente dopo l’uscita nelle sale.


Spesso il film aumenta la conoscenza dei luoghi, ma possono entrare in gioco altre forze che impediscono che questa conoscenza sia automaticamente convertita in profitto turistico.


Un esempio di questo è costituito dalla trilogia de “Il Signore degli Anelli” filmata in Nuova Zelanda.
Il paese ha avuto una buona promozione turistica relativa al film, ma la Nuova Zelanda è una destinazione lontana rispetto ai mercati di Europa e USA, un luogo che richiede tempo e denaro.
Ricerche intraprese dal New Zealand Tourist Board sulle ripercussioni del film hanno dimostrato che solo il 5% dei visitatori internazionali erano stati motivati unicamente dal film a intraprendere il viaggio. Sicuramente, comunque, questo e altri film neozelandesi hanno contribuito ad aumentare la desiderabilità  del paese come destinazione turistica.


 E’ ragionevole pensare che “Il Signore degli anelli” manterrà  la sua capacità  di ispirare flussi turistici per un lungo periodo di tempo, non limitato quindi all’uscita del film.


 Se l’industria del cinema vuole coinvolgere le “autorità  turistiche” e avere da esse anche un aiuto economico, deve riuscire a dimostrare che questo investimento garantisce un ritorno che, tuttavia, non solo è difficile da misurare, ma può richiedere anche da dieci a vent’anni per realizzarsi completamente.


Devono svilupparsi nuove forme di “misurazione del successo” e entrambi le industrie (turistica e cinematografica) devono comprendere a fondo gli aspetti di lungo termine del cineturismo.


Il progetto di ricerca menzionato sotto è un modo per incrementare questa mutua conoscenza.


Ringrazio tutti coloro che hanno finora partecipato all’International Film and Tourism survey.
Prego coloro che ancora non l’hanno fatto di completate il questionario su:


 http://www.latrobe.edu.au/tourism/staff/profiles/beeton.html e cliccate sul link International Film-Induced Tourism Survey.


 E’ molto importante avere il più ampio feedback possibile da coloro che lavoro nel settore del cinema e del turismo

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