La storia della più grande rapina di diamanti avvenuta nella più sicura location della città più sicura peri diamanti: Anversa. Questo è Stolen: Heist of the Century documentario cinematografico targato Netflix, dove la storia è raccontata dal criminale che ne è stato protagonista, Leonardo Notarbartolo. Ed è girato nella sua città: Torino, prodotto da Raw TV con la produzione esecutiva di EiE film produzione e il supporto di Film Commission Torino Piemonte.
Al MIA il suo case study è stato protagonista del panel dal titolo The (second) Italian Job: Stolen, Heist of the Century – an Italian shooting case history. Col doppio riferimento al mondo delle rapine e al fatto che per la seconda volta, dopo The Vatican Girl, Mark Lewis di Raw TV (che è regista del film) e Chiara Messineo, produttrice esecutiva, scelgono una storia e una location italiana. Per ragioni narrative, certo (“l’operazione aveva senso solo se riuscivamo ad avere Leonardo, altrimenti sarebbe stato un police procedural” dice Messineo). Ma non solo.
Oltre 90 professionisti sono stati impegnati a Torino, “per 12 settimane di produzione, 3 di riprese e 5 di ricostruzione del blindatissimo caveau Diamond Center, di Anversa, all’interno di un ufficio postale di cinque piani abbandonato, la cui proprietà è divisa fra Poste Italiane e Ferrovie dello Stato” ha raccontato Davide Valentini Head of Documentary/Factual Series di EiE film. “Ed è qu che è entrata in azione la film commission”
Il direttore di FCTP Paolo Manera, evidenziando come la flessibilità sia il valore aggiunto della struttura da lui guidata, (“il nostro pregio è essere flessibili e avere relazioni con le persone che lavorano nelle istituzioni e a cui cerchiamo di spiegare che cinema è rilevante dal punto di vista sociale ed economico), ha definito questa produzione, “un game changer per la sua natura ibrida, borderline fra documentario e finzione, perfetto per pensare a dei cambiamenti nel nostro film fund che vorremmo anch’esso più flessibile.”
Quella di Stolen: Heist of the Century è stata la prima esperienza di service per EiE film produzione che di solito si focalizza su produzioni originali: “l’abbiamo affrontata con grande senso di responsabilità e con la migliore location scout in circolazione: Cristina Vecchio.”
La rapidità e efficienza dei location scouts piemontesi è un altro atù della film commission, conferma Manera, “grazie alla quale si sono girati qui molti film che sarebbero dovuti andare altrove.”
Confermano Mark Lewis e Chiara Messineo, che hanno trovato Torino una città davvero film friendly. E aggiungono: “Pensiamo che ci sia un grande potenziale per le storie italiane di essere raccontate con questo formato: storie vere, con protagonisti forti che permettono un respiro cinematografico.”




