direttore Paolo Di Maira

SEMAINE DE LA CRITIQUE/Ricomincio da 11

Interpretato  da  Saleh  Bakri  e  dalla  debuttante  Sara  Serraiocco,  “Salvo” è  l’opera  prima  di  Fabio  Grassadonia  e  Antonio  Piazza.  Il  film  è  stato selezionato nella prestigiosa Semaine de la Critique in cui gli italiani non erano presenti dal 2005.
“Salvo” è la storia di un killer di mafia la cui vita rimane sconvolta e resta intimamente legata a quella di una potenziale vittima, Rita, giovane cieca che,  mentre  sta  per  essere  da  lui  uccisa  riacquista  miracolosamente  la vista.  Charles  Tesson,  Delegato  Generale  della “Semaine”,  lo  ha  definito “forte  e  appassionante”,  “superbamente  fotografato  da  Daniele  Ciprì”, “film sorprendente che segna il rinnovamento in corso nel cinema italiano”.
Prodotto da Massimo Cristaldi e Fabrizio Mosca, che hanno unito le forze delle  rispettiva  case  di  produzione  per  realizzarlo  (Cristaldi  Pictures  e Acaba Produzioni), dietro “Salvo” c’è una lunga storia, emblematica della
situazione del nostro cinema quando si parla di film d’autore e di produzioni indipendenti. Che ci facciamo raccontare da Cristaldi stesso.
Non è comune in Italia che due produttori si associno.
«Mosca ed io ci conoscevamo, poi ci siamo trovati in giuria al Premio Solinas nel  2008.  Ci  siamo  ritrovati  entrambi  ad  apprezzare  la  sceneggiatura  di “Salvo”, cui poi venne assegnata una Menzione Speciale, e a pensare di volerne ricavare un film: invece di farci concorrenza per ottenerlo, abbiamo pensato di associarci per farlo insieme.»

Con i registi  Grassadonia e Piazza, lei e Mosca avete già prodotto il corto “Rita”.
«In  realtà  il  progetto  “Rita”  è  successivo  a  “Salvo”:  trattandosi  di  due registi esordienti, seppure conosciuti per le loro sceneggiature (“Gli occhi dell’amore”, “Ogni volta che te ne vai”, ndr), abbiamo voluto sperimentarli in un corto scritto appositamente, che avesse le stesse atmosfere del film, che servisse come banco di prova e come modello da proporre ai potenziali finanziatori.»

Circa cinque anni per portare a termine un progetto…
«Non è cosa normale, ma è la norma in Italia, se produci film indipendenti, per  via  delle  difficoltà  nel  reperimento  dei  finanziamenti.  Si  tratta  di una  debolezza  strutturale  del  nostro  cinema,  proprio  in  un  momento  in cui c’è invece grande fermento creativo. Fare il produttore è sempre più una  missione  da  perseguire  con  tenacia  e  determinazione.  Il  produttore che  mette  mano  al  portafoglio  e  finanzia  un  film  non  è  mai  esistito  nel nostro  Paese.  Anche  negli  anni  60-70  era  il  mercato  che  li  finanziava, la distribuzione. Ora non è più vero neppure questo. E il produttore, che
dovrebbe investire nello sviluppo dell’opera, si trova invece impegnato in un lungo estenuante tour per trovare i soldi.»

È per questo allora che ci si associa?
«Se  da  noi  non  la  si  pratica  molto,  all’estero  è  invece  forma  diffusa. Associarsi  è  una  risposta  a  una  generale  situazione  di  difficoltà  nel reperimento dei finanziamenti. L’unione fa la forza e insieme si moltiplicano i contatti. Per “Salvo” abbiamo ottenuto finanziamenti da 11 diverse fonti, che significa una quantità esorbitante di carte e di tempo per coordinare il tutto in un unico piano finanziario, che ci ha permesso di ottenere circa 1,6-1,7 milioni di euro con cui abbiamo fatto il film.»

11? Ce le può elencare?
«I  primi  fondamentali  mattoni  della  nostra  costruzione  sono  stati  il finanziamento del Torino Film Lab e quello del Fondo Sviluppo del MIBAC, cui  si  sono  aggiunti  il  Fondo  MEDIA  Program,  Fondo  Produzione  Opere
Prime sempre del MIBAC, il supporto della Film Commission della Regione Sicilia,  l’utilizzo  del  tax  credit  interno  e  di  quello  esterno  (questo  in realtà l’abbiamo chiesto ma non l’abbiamo ancora ottenuto). Questo per
quanto riguarda l’Italia, poi ce ne sono tre francesi: il Sofica Cofinova 9 , il finanziamento del canale televisivo Arte, quello di Films Distribution a cui abbiamo affidato la vendita internazionale del film. E per finire  Eurimages
per la coproduzione.»

Brilla, nell’elenco da lei fatto, l’assenza di una distribuzione italiana…
«Mentre in Francia c’è già Bodega Film, per l’Italia abbiamo per ora alcuni contatti che speriamo di definire durante il Festival. Essere un film d’autore ma in una selezione di Cannes aiuterà le nostre chance sul mercato, sia italiano  che  internazionale.  Certamente  sarebbe  utile  e  importante  poter uscire subito dopo il Festival.»

… e l’assenza di una banca.
«Fortunatamente  grazie  alle  norme  del  tax  credit  le  banche  stanno tornando a essere interessate a investire nel cinema. Un ristorno fiscale del 40% è interessante per loro, ma naturalmente preferiscono puntare su un cinema che abbia più possibilità di rientro dei costi. Una certezza che non c’è mai, e con i film d’autore ancora meno. In realtà per piccole produzioni come “Salvo”  non  è  il  mercato “interno”  che  dà  questa  certezza,  ma  lo
sfruttamento internazionale.»

Da segnalare che “Salvo” è stato premiato con un TFL Production Award di  140.000  Euro  durante  la  seconda  edizione  del  Meeting  Event  del TorinoFilmLab a novembre 2009. Per una curiosa coincidenza avrà la sua anteprima  mondiale  alla  Semaine  de  la  Critique  nel  giorno  esatto  in  cui ricorrono  i  cinque  anni  dalla  prima  presentazione  del  TorinoFilmLab  al Festival di Cannes il 16 maggio del 2008.

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