direttore Paolo Di Maira

SCENARI/Mercato ad Ostacoli

di Alberto Pasquale


Il Decreto Legge del 29 dicembre 2010, n. 225, cosiddetto «Milleproroghe», ha prorogato gli incentivi fiscali a favore del cinema (cosiddetti tax credit e tax shelter) solo per altri sei mesi, fino al 30 giugno 2011.
Nella stessa sede è mancato il reintegro del Fondo Unico dello Spettacolo, che rimane dunque a 258 milioni di euro (da 460).
In compenso, non è stata approvata nessuna tassa sui biglietti di ingresso al cinema, come era stato prospettato in una prima bozza del documento.
Le disposizioni riguardanti la proroga semestrale delle due tipologie di incentivi fiscali trovano spazio, nel citato decreto legge, all’articolo 2 (“Proroghe onerose di termini”), comma 4.
In esso si stabilisce un limite di spesa di 45 milioni e, per quanto riguarda il credito d’imposta, si consente il superamento del limite annuale utilizzabile di 250 mila euro, normalmente previsto per questa forma di incentivo, ove presente, in tutti i settori diversi dal cinema.
I provvedimenti legati al Milleproroghe, nel suo complesso, valgono 93 milioni per il 2010, 264,1 milioni per il 2011 e 24 milioni per il 2012.
Si tratta dunque di una manovra da 381,1 milioni di euro, nella quale il cinema conta per l’11,8%, se riferito all’intero importo, e il 17% per quanto riguarda il solo 2011.
La copertura finanziaria dei 381,1 milioni necessari è stata ottenuta ricorrendo alle disponibilità  presenti in vari fondi o riducendo l’autorizzazione di spesa prevista in altre disposizioni di legge.


In riferimento agli incentivi fiscali per il cinema, occorre effettuare una considerazione in merito alla loro copertura.
Da più parti è stato sottolineato che tali incentivi, grazie a un meccanismo virtuoso, non assorbono risorse pubbliche.
Queste infatti verrebbero recuperate per intero dallo Stato, se non addirittura aumentate, grazie al prelievo fiscale conseguente agli investimenti incrementali attuati dal settore in virtù dell’agevolazione. In questo modo, l’agevolazione concessa verrebbe automaticamente restituita ed il saldo per lo Stato, fra entrate e uscite, sarebbe maggiore o tutt’al più uguale a zero.
Ferma restando l’effettiva dimostrabilità  di questa tesi, si obietta che il periodo di recupero delle erogazioni avverrebbe in tempi medio-lunghi e pertanto occorre comunque stanziare nel bilancio statale le cifre necessarie a fronteggiare i minori introiti fiscali derivanti dal settore. Per inciso, è anche su questa “somma zero” dei flussi erariali che si basa l’opposizione dei produttori cinematografici all’imposizione della tassa sul biglietto di accesso al cinema.
Per essi, si tratterebbe di un versamento alle casse dello Stato che genererebbe un saldo positivo per l’erario, al netto di quanto lo Stato già  recupererebbe grazie al circolo virtuoso generato dagli incentivi. Non ci addentreremo in questa sede su questo tema, che richiederebbe un’analisi molto più approfondita.


Limitiamoci ad indicare per punti le possibili conseguenze del rinnovo solo semestrale degli incentivi, pur tenendo presente che non è detto che il Milleproroghe, che è un decreto legge, venga necessariamente convertito in legge così com’è.
Gli operatori del settore sperano in una proroga almeno fino al 31 dicembre 2011, durante il processo di conversione in legge.
Tuttavia, da più parti questa viene ritenuta una possibilità  molto remota, e comunque anch’essa temporanea.
In sintesi:



  • E’ probabile che diversi programmi di produzione vengano cancellati.  Società  medio-grandi che avevano deciso di produrre quattro, cinque film nel 2011, potrebbero ridurre tale numero a due, tre film.

  • Società  più piccole potrebbero rinunciare a produrre film e, visto il concomitante taglio del FUS, potrebbero uscire dal mercato;

  • Potrebbero essere rivisti in basso i budget di produzione, rinegoziando determinate prestazioni e rivedendo determinate ambientazioni (non escludendo eventuali delocalizzazioni in paesi esteri), con possibili effetti negativi sugli aspetti qualitativi dei film;

  • Ci sarà  certamente un’accelerazione dei pagamenti dei fornitori, entro il 30 giugno, per poter esibire fatture quietanziate ai fini dell’ottenimento del beneficio, il che porterà  inevitabilmente a dover risolvere problemi di liquidità , con conseguente aggravio di oneri finanziari;

  • Verrà  attivata il più possibile la ricerca di partner internazionali per incrementare le coproduzioni;

  • Verrà  incrementata la pressione competitiva sui fondi regionali, per sostituire la mancata disponibilità  di fondi “centrali”. Inevitabilmente, occorrerà  lavorare per il ripristino degli incentivi e occorrerà  ragionare sull’introduzione di una «tassa di scopo» che coinvolga l’intera filiera, e non solo le sale cinematografiche (anzi, i singoli spettatori).

Tutto quanto precede, ovviamente, si inserisce in un quadro che merita qualche osservazione.
In primo luogo, giova ricordare che gli incentivi fiscali “scaduti” a fine 2010 dovevano operare per un triennio (2008-2010) ma, di fatto, sono stati attivi per meno della metà  del periodo.
Solo per questo, forse, ci si sarebbe aspettata maggiore benevolenza, ai fini del rinnovo, da parte del Governo.
In secondo luogo, diventa sempre più urgente una legge di sistema. Senza scomodare la solita Francia, dove il “Fonds de soutien” del Centre National du Cinéma et de l’Image Animée (CNC) contava, nel 2009, su 541 milioni di euro, dei quali 228 milioni destinati al cinema, persino la Grecia, paese in note difficoltà  economiche, ha varato all’inizio del 2011 una legge sul cinema che, fra l’altro, impone alle televisioni (terrestri e via cavo, ma anche agli operatori telefonici), di investire l’1,5% dei loro redditi lordi nella produzione difilm.
In terzo luogo, e ciò si ricollega al punto precedente, non si può non notare la progressiva concentrazione del settore, sia nel comparto televisivo (il duopolio della tv analogica si estende anche alla tv digitale, e la tv satellitare è un monopolio), sia in quello della distribuzione (di fatto, speculare al duopolio televisivo), sia in quello dell’esercizio (dove i circuiti UCI e The Space Cinema acquisiscono ulteriori quote di mercato).
Inevitabilmente, anche la produzione finirà  in poche mani. A quel punto, secondo i più apocalittici, non sarà  più necessario alcun incentivo pubblico: poche, grandi imprese, saranno autosufficienti. Il cinema non avrà  più una necessaria valenza culturale, non sarà  più considerato mezzo di espressione libero e pluralista.
Il mercato (oligopolistico) sarà  il supremo decisore di ciò che si può e si deve produrre. Il film diventerà  principalmente merce.
Il suo valore di scambio prevarrà  sul suo valore d’uso.

Articoli collegati

- Sponsor -

FESTIVAL - MARKET

- sponsor -

INDUSTRY

- sponsor -

LOCATION