direttore Paolo Di Maira

CINETURISMO / Sardegna, quel che volevamo

La reputazione e la scelta  della Sardegna come destinazione turistica stanno crescendo grazie anche al gradimento espresso dagli spettatori dei prodotti audiovisivi, italiani e internazionali, girati nell’isola: sono incoraggianti i risultatati di Sardegna Dreaming, la ricerca condotta da Ergo Research, che ha misurato l’impatto della visione di serie tv e di film nella scelta della Sardegna come destinazione vacanziera, dall’”Isola di Pietro” a “What we wanted – La vita che volevamo” di Ulrike Kofler, film candidato dall’Austria per gli Oscar e da novembre disponibile su Netflix. 

I risultati della ricerca, progetto che nasce all’interno dell’accordo fra l’Assessorato al Turismo della Regione e la Film Commission, che ha messo in campo un finanziamento di oltre 1 milione di euro (fondi POR) per utilizzare l’audiovisivo come leva di promozione turistica, come ricordano l’assessore al turismo Giovanni Chessa e Maria Letizia Locci, referente POR per l’assessorato),  sono stati presentati in un incontro svoltosi oggi, 2 aprile, online e dedicato alle prospettive cineturistiche dell’isola.

“L’Isola di Pietro” prodotta da Lux Vide e tramessa in prima serata da Canale 5 per tre stagioni, è un caso paradigmatico di location placement incentrato sulla città di Carloforte: i dati Istat indicano che che se l’incremento presenze turistiche sull’intera regione, dal 2015 al 2019, è del + 22% , sul Sulcis si alza al +32% fino ad arrivare al +80% di Carloforte .
Non a caso è  diventato Best Practice Europea condivisa a Londra nel corso dell’evento internazionale “Seen on Screen” svoltosi a Londra nel 2019, un’occasione che, ricorda la responsabile di Fondazione Sardegna Film Commission, Nevina Satta, “favorisce sicuramente il passaparola fra i location manager internazionali.”

Secondo quanto illustrato da Michele Casula, consulente di Ergo Research, la visione su Netflix da parte degli spettatori germanofoni del film “La vita che volevamo”, quasi interamente girato in Sardegna (fra Cagliari e tutta la costa fino a Villasimius),  si associa ad uno spiccato gradimento delle ambientazioni (con un giudizio medio intorno al 8/10), e anche se non sempre alimenta un’associazione diretta con la Sardegna, questa comunque figura nelle possibili destinazioni di vacanze entro i prossimi due anni per un numero di spettatori maggiore rispetto a chi c’era stato nei precedenti 5 anni, e alimenta un immaginario turistico “da Oscar”  (fra 8 e 10) per il 55% degli spettatori austriaci e per il 44% di quelli tedeschi.

“Questo è il secondo film che abbiamo girato in Sardegna, dopo il documentario “Kent’Annos” (che vedrà la su anteprima sulle principali piattaforme il prossimo 9 aprile, n.d.r)-  spiega Giovanni Pompili, co-produttore italiano del film  con la sua Kino Produzioni. – In questo caso la Sardegna non era un elemento interno alla storia, anzi in scrittura erano presenti locations diverse, ma noi siamo riusciti a convincere i nostri partner austriaci a girare qui, grazie soprattutto al Fondo Location Scouting, con cui la Film Commission dà la possibilità di fare un location tour preliminare: in quell’occasione non abbiamo trovato la location che volevamo, ma ai produttori è venuta voglia di realizzare un secondo scouting, quello decisivo.”

La location non era facile da trovare, visto che avrebbe dovuto rientrare nei parametri del protocollo green, che SFC chiede alle produzioni di osservare: “Alla fine abbiamo trovato un albergo, a Capo Boi, che potesse, non solo servire da location principale, ma anche ospitare tutta la troupe, creando così un set a km zero, che ha consentito di ridurre al minimo l’impatto sui trasporti e sull’inquinamento. 

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