“Il cinema è un’arte ancora molto giovane, che ha bisogno di continui stimoli per reinventarsi e di sperimentare: linguisticamente e a livello produttivo.”
Il percorso di Tommaso Santamborgio, autore con sguardo e formazione internazionale (ha studiato e collaborato con Lav Diaz e Werner Herzog), regista di Gli Oceani sono i Veri Continenti, e di Taxibol (interpretato, fra l’altro, da Lav Diaz) e produttore, non poteva che incontrare il TorinoFilmLab.
Al TorinoFilmLab Meeting Event di quest’anno, Santambrogio era presente con il suo nuovo progetto di lungometraggio, Ismaelillo, selezionato all’interno di ScriptLab, e, indirettamente, con Caretta-Caretta, film della regista ed artista visiva Miriam Gili, selezionato in Boost IT Lab, di cui è produttore assieme a Ivan Casagrande Conti con la loro Chiotto Film, nata a gennaio di quest’anno.
“Ci interessa produrre nuovi registi, cercare nuove voci, seguendo autori che lavorano sulla sperimentazione linguistica, muovendosi fra finzione, documentario, e cinema espanso. Questo comporta anche un’innovazione del modello produttivo, perché il modo in cui scegli di dar vita a un progetto fa parte del suo discorso artistico.”
Un approccio produttivo che spesso parte dall’esplorazione dei luoghi, lunghi periodi di osservazione che sono tipici del documentario e che invece vengono usati poi come base solida su cui costruire la finzione.
E che richiede “un certo tipo di investimento, energie, tempo, soldi, che la produzione classica normalmente non è disposta a supportare, perché può portare a un vicolo cieco.”
E’ così per Ismaelillo, dove tutto è partito dall’intensa ricerca condotta da Santambrogio a Marghera, dove segue da anni la comunità di immigrati del Bangladesh: il protagonista del film infatti è un ragazzo italo-bengalese che vive e lavora a Fincantieri. Lo smantellamento delle navi nella sua città natale, Chittagong, in Bangladesh, e la costruzione di altre navi a Marghera, diventano metafora dello smantellamento-ricostruzione della propria identità, e aprono ad un ragionamento su cos’è oggi l’identità italiana.
“Passando molto tempo a Marghera, ho capito quanto è impattante a livello sociale questo contesto, che è diventato un avamposto del multiculturalismo italiano. Nel corso degli anni, ho realizzato interviste alle persone, fotografie, video, avevo bisogno di molto tempo per entrare in un contesto che non fa parte della mia esperienza personale. Quando ho iniziato ScriptLab l’idea, pur esistendo da tempo, era ancora in fase embrionale: quest’esperienza è stata importante per staccarmi un po’ dalla mia lunga ricerca e per avviarmi dal reale verso la finzione, concentrandomi sui personaggi e sul loro arco, ad esempio.”
Un viaggio che proseguirà ancora, verso la sperimentazione: “Ce ne sarà molta, a livello sonoro, ad esempio sull’acqua, elemento che pervade tutto il film.”
Dopo il bianco e nero de Gli Oceani…il film sarà girato, a colori, probabilmente su pellicola: variazioni continue, ma lo sguardo narrativo resta fermo “su ciò che non è al centro dell’agenda dell’attualità: storie marginali, che hanno bisogno di essere viste e raccontare perché non hanno né spazio né attenzione.”
Parte da un lavoro di esplorazione dei luoghi anche Caretta Caretta, in questo caso condotto a Filicudi da Miriam Gili, su un gruppo di biologhe che salvano tartarughe marine alle isole Eolie.
“La dicotomia e il conflitto con i residenti dell’isola e con la tradizione dei pescatori di mangiare le tartarughe, crea delle atmosfere quasi western. In parallelo si ragiona sull’idro-femminismo (un paradigma filosofico che indaga l’elemento acqua, il suo essere soggetto e oggetto sulla base delle interazioni e il rapporto tra l’essere umano e l’ecosistema di cui rappresenta una piccola parte, n.d.r.), la transpecialità, ovvero il passaggio da specie a specie, come la trasformazione da uomo a animale… In sostanza è un lavoro che mischia la sperimentazione linguistica della video-arte e dei nuovi linguaggi digitali con la drammaturgia e con i generi cinematografici. Ed è questa contaminazione che vogliamo produrre e alimentare.”
Una comunità alpina della Lombardia e una comunità tunisina sono invece gli ambienti umani dove hanno svolto il loro percorso artistico, basato su un “lavoro maieutico con luoghi e personaggi” Yosr Gasmi e Mauro Mazzocchi, registi di Solastalgia, co-produzione italo-tunisina fra Chiotto Film e Utopia Films.
“Questo termine indica una malattia psicosomatica recentemente diagnosticata, generata dall’ ansia ecologica, che colpisce molto le giovani generazioni. – Spiega Santambrogio. – E’ il terzo film di questa coppia di registi, che abbiamo recentemente presentato a Locarno Pro (ad Alliance4Development, dove ha vinto il Ticino Film Commission Residence Award, n.d.r.)”



