direttore Paolo Di Maira

SALE DI CITTA’/Se il Cinema fa la ronda

di Paolo Di Maira


Dai dati forniti dall’Ufficio Cinema dell’AGIS, risulta che tra il 2003 e il 2008 (i dati dell’ultimo anno sono parziali) nelle città  italiane sono state chiuse 382 sale, con la perdita di 466 schermi.
Il trend ha subito un’accelerazione negli ultimi quattro anni, con una media di oltre cento schermi chiusi all’anno.
L’emorragia colpisce soprattutto l’Emilia Romagna (97 schermi), la Lombardia (77) e la Toscana (52).
Sembrava un problema di retroguardia, di una realtà  (e di una categoria) che non riusciva a tenere il passo con i tempi.
Produttori e distributori da un lato, amministratori dall’altro, consideravano la sofferenza delle sale di città  il prezzo da pagare alla modernità  , alle regole di un mercato che premia l’offerta dei multiplex.


A un certo punto, nello scorso maggio, Riccardo Tozzi, presidente dell’Unione Produttori, lancia l’allarme, e dopo l’estate torna sull’argomento mettendo in relazione la flessione della quota di cinema italiano di quest’anno (le previsioni arrivano fino a meno 5 punti percentuali), con la chiusura delle sale di città  :
“Negli ultimi due anni – ha detto il produttore – il rapporto fra multiplex e sale urbane si è invertito: da 60/40 a favore delle seconde a 60/40 a favore delle prime.
Il che significa che si è persa una quota rilevante di pubblico urbano prevalentemente adulto (per la chiusura di molte sale di città ) che è stata sostituita da un’analoga quota di pubblico periferico giovanile (servito da un numero crescente di multisale)”.


Intanto, le cronache dal territorio arricchiscono la contabilità  delle chiusure.
Anche gli amministratori locali si rendono conto che i cinema “” in un momento in cui è alta la percezione di insicurezza nelle città  – rappresentano uno dei più solidi presidi contro il degrado dei centri storici.
Ma per il momento, fatta eccezione per gli amministratori bolognesi, autori di una serie di misure per sostenere le sale di città , solo parole.


“I cinema di città  svolgono un’importante funzione sociale”, afferma il presidente nazionale dell’ANEC Paolo Protti.
E anticipa che della cosa si parlerà  in un convegno nazionale organizzato dall’ANEC l’11 novembre a Milano, al Cinema Apollo.
Ci saranno esercenti, produttori, distributori e amministratori, regionali e locali. Titolo: “Cinema e città “.
Forte anche del sostegno incassato da Tozzi (“Riccardo si è reso conto di quello che noi diciamo da tempo: questo tipo di sala è molto funzionale al prodotto italiano”), Protti chiede che venga varato un pacchetto anti-crisi per le sale di città , simile a quelli varati per altri comparti.
La digitalizzazione delle sale, secondo Protti, non sarà  sufficiente a risolvere il problema: “Occorrono altri incentivi, ad iniziare da quelli fiscali.
Naturalmente qui entra in campo la capacità  imprenditoriale dell’esercente.
La sala può ridare ossigeno alla città , quindi è giusto dare ossigeno alle sale.
Ma le risorse devono essere spese bene: io sono contro l’accanimento terapeutico”.
Conclude Protti: “Bisogna delineare una linea di condotta comune che riconosca il valore del servizio che queste strutture svolgono sul territorio; ma poi le politiche di sostegno non potranno essere uguali per tutti, dovranno essere concertate a livello locale, dal momento che ogni città  ha la sua storia”.


Avviate negli Incontri del Cinema d’Essai, a Mantova dal 6 all’8 ottobre, le prove di dialogo con le amministrazioni territoriali dovrebbero produrre qualche risultato al convegno di Milano nel prossimo novembre.
Probabilmente si saprà  qualcosa di più sul futuro delle sale di città : saranno sostenute nella programmazione commerciale, oppure trasformate in vetrine di eventi, non necessariamente cinematografici?


 


BOLOGNA, LA VIRTUOSA; CI RIPROVA


A fine 2008 il Comune di Bologna emanò un’apposita ordinanza che impedisce il cambio di destinazione d’uso dei cinema del centro storico e prese una serie di provvedimenti a favore delle sale cinematografiche: l’abbassamento della tassa sui rifiuti solidi urbani e delle aliquote ICI (equiparate a quelle dei musei e degli altri Istituti  culturali), l’abbattimento dell’imposta pubblicitaria per l’insegna, e il lancio di un servizio di “bus-navetta” che collega i cinema nelle ore serali e notturne con i principali parcheggi cittadini.
Cinema & Video International segnalò nello scorso dicembre questo approccio virtuoso e, a distanza di nove mesi, cerca di fare un primo bilancio.
Nei primi mesi del 2009, dal primo gennaio al 31 agosto, a fronte di un dato nazionale (dati Cinetel) che vede il segno negativo sia negli incassi (-1,56% rispetto allo stesso periodo del 2008) che nelle presenze (-2,26%), l’Emilia Romagna schiera rispettivamente un + 4,90% e un + 1,36%.
Ma se guardiamo il caso specifico di Bologna centro-città , risulta che nonostante i provvedimenti si è riusciti solo in parte a fermare l’emorragia di pubblico (-9%) e di incassi (-4%).
Probabilmente i tempi sono troppo ravvicinati per valutare appieno l’efficacia dei provvedimenti tuttavia un risultato è stato comunque raggiunto: nessun cinema ha chiuso nel corso del 2009 anzi, le due sale chiuse dello storico cinema Nosadella hanno trovato una nuova collocazione e hanno ripreso la loro programmazione.
“Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo se non fossimo corsi ai ripari – dice Claudio Reginelli segretario regionale Agis -.
Credo che ciò che si sta facendo a Bologna rappresenti un modello virtuoso replicabile a livello nazionale, anche se non è sufficiente per reagire ad una crisi generalizzata che va oltre il cinema.
Intanto, in questo modo siamo riusciti a metterci d’accordo sul fatto che difendere la programmazione di cinema nei centri storici sia un’arma contro l’omologazione culturale.
Le agevolazioni fiscali valgono un risparmio annuale di circa 1500 Euro a sala.
Non stiamo certo parlando di cifre macroscopiche, ritengo tuttavia che il problema degli incassi dei cinema del centro non possa essere risolto con un unico provvedimento, bensì lavorando su più fronti, che coinvolgono da una parte la vivibilità  dei centri storici in senso lato e dall’altra la produzione di una specifica cinematografia.”
(Enzo Chiarullo)

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