direttore Paolo Di Maira

RIAPERTURE / Il decreto che rovina la festa agli esercenti

La lunga luna di miele tra esercenti e il Ministro Franceschini sembra essere finita: a interromperla il decreto del MIC del 1o maggio che ridefinisce l’obbligo di uscita in sala per i film italiani introducendo nuove disposizioni che consentono 30 giorni per l’uscita in streaming e televisione dalla data di prima uscita al cinema. Alla base, secondo il comunicato del ministero, l’esigenza di aiutare le sale nella fase di ripartenza delle attività e la necessità di riequilibrare le regole per evitare che il cinema italiano sia penalizzato.

Duro il comunicato dell’ANEC, l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema: “Gli esercenti stanno riaprendo le sale nonostante le difficoltà e i risultati arrivano, il pubblico risponde così come lo ha fatto a fine agosto e settembre con i film di richiamo che sono stati messi a disposizione. Il cinema italiano è il grande assente per la ripartenza, nonostante i continui proclami di numerose produzioni, attori e registi con prodotti pronti, ma l’urgenza, a quanto pare, è  garantirne la tutela per i prossimi 8 mesi, consapevoli che probabilmente per i prossimi 3-4 mesi il numero di titoli italiani che approderà nelle sale sarà solo marginale. Proprio nei giorni scorsi abbiamo assistito al film di Verdone proposto in tre sale di Roma, nei giorni della riapertura, senza concedere l’opportunità a nessun altro esercente di programmarlo, salvo poi richiamare l’esclusiva della piattaforma cui è stato venduto. Per non parlare del film di Massimiliano Bruno “Ritorno al crimine”, di cui non si parla più; titolo che poteva essere portato in sala a settembre quando l’80% degli schermi era aperto.”

“Un provvedimento che intende porre un equilibrio fra i film italiani e quelli internazionali, dimenticando però – continua la nota -che in sala sono pianificati, per i primi mesi e salvo occasionali eccezioni, solo film di produzione straniera mentre i titoli nazionali, sostenuti con ingenti investimenti del Ministero, si concentrano con l’uscita in sala in pochi mesi l’anno. Se di riequilibrio si deve parlare, allora da giugno che il Ministro proceda con provvedimenti per portare in sala i film italiani, così come pianificato con quelli internazionali.”

Rincara la dose Mario Lorini, presidente ANEC: “Il 2021 registra perdite dell’esercizio che a fine aprile superano i 400Milioni di euro, nessuno stanziamento ancora definito dal fondo emergenza cinema, una campagna promozionale di rilancio del settore che non ha riscontri, condizioni di mercato che non tengono conto delle difficoltà degli esercenti che riaprono, richiamando gli addetti a lavoro, dando impulso all’economia che ruota intorno alla sala cinematografica. Con queste criticità, che minano la riapertura strutturata dei cinema, si ritiene che l’aiuto alle sale passi dalla urgenza di definire la finestra di 30 giorni al cinema italiano per i prossimi otto mesi?” Chiede retoricamente, e conclude: “Ritenevo aperto un confronto vero, un dialogo costruttivo nell’interesse di tutti. Probabilmente mi sbagliavo.”

L’amarezza di Lorini si spiega con il suo apprezzamento, solo fino a una settimana fa, manifestato in una conversazione con Cinema & Video International, nei confronti dell’operato del Ministro, meritevole di aver rivolto, nei mesi dell’emergenza, “un’attenzione speciale alle sale cinematografiche”, e di aver concepito il fondo di emergenza “non un intervento assistenzialistico, ma un investimento”.

Sfuma, probabilmente, anche l’ottimismo che anticipava le Giornate di Cinema Reload, il cui scopo era dare la carica a tutto il settore, e soprattutto a coloro che hanno maggiormente subito gli effetti della pandemia: “ Le Giornate sono un ponte di raccordo, un momento per ridare fiducia e speranza agli esercenti”, aveva detto Lorini.

Infatti l’evento online del 4 e 5 maggio fa seguito alla riapertura, dal 26 aprile, delle sale cinematografiche nelle regioni “gialle”, che di fatto coprono quasi l’intero territorio nazionale , con una serie di prescrizioni, come il limite della capienza al 50%, il coprifuoco alle 22.00, la sospensione della vendita di snack e bevande, oltre a tutti i protocolli previsti per il settore ( dispositivi di protezione, gel, distanziamento, sanificazione etc.).

Una riapertura che ha interessato 460 schermi con l’uscita di titoli di “peso”, vincitori dell’Oscar come “ Nomadland” , e che aveva riacceso le speranze degli esercenti.

Il presidente ANEC era soddisfatto di avere “portato a casa” l’innalzamento della capienza massima delle sale dal 25 al 50% ed era fiducioso che a breve anche il coprifuoco delle 22, penalizzante per la programmazione dell’ultimo spettacolo, sarebbe stata spostata di un’ora.

E ora? Dopo la doccia fredda del decreto del 1o maggio il clima è decisamente cambiato.

“Chiediamo un confronto e un chiarimento con il Ministro”, taglia corto Lorini, e una prima occasione (pubblica) sarà l’incontro istituzionale del 5 maggio a chiusura delle Giornate di Cinema Reload.

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