VIRTUAL PRODUCTION, VR e GAMES: il MIA guarda al FUTURO

Tecnologie dei videogame per il cinema; produzione virtuale, game engines e realtà aumentata: quella dedicata alla ricerca, sviluppo, applicazione e politiche sulla nuove tecnologie è una sezione su cui il MIA ha puntato molto, “grazie anche alla collaborazione con Regione Lazio e il MISE, che abbiamo ospitato in uno dei panel di apertura, dove la Sotto Segrataria Liuzzi  ha parlato dei due nuovi fondi del MISE legati alla realtà virtuale e al gaming (leggi news)”. Lo ha dichiarato il direttore del Mercato dell’Audiovisivo di Roma, Lucia Milazzotto, che ha scelto anche di chiudere il programma del mercato tornando sul tema attraverso le esperienze di tre realtà produttive impegnate nel settore:

Onemore Pictures, di Manuela Cacciamani, società di post-produzione ed effetti visivi digitali che si dedica anche alla produzione (ha appena concluso le riprese in Puglia de “L’Uomo dal Fiore in Bocca”, trasformando un capannone in set per 4 settimane a Modugno, dove ha portato Pirandello -e Lavia- davanti al Green Screen) con una costante ricerca sulle nuove tecnologie che cerca di intrecciare sempre più con lo sviluppo editoriale e la scrittura. Attraverso il contest “La realtà che non esiste”, ad esempio, “lanciato due anni fa al MIA e che riapriremo a breve: chiediamo che il soggetto sia espanso in tre sceneggiature, per produrre poi un  corto lineare, un corto in realtà virtuale e un video mapping narrativo”. Spiega Cacciamani. Del corto vincitore della scorsa edizione “Revenge Room” è stata presentata la versione lineare alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre quella virtuale e il video mapping sarà presentato a Video Città.

Hive Division di Giacomo Talamini è un’azienda veneta di produzione e post produzione che sta investendo sulla virtual production basata sui LD Wall (leggi l’articolo su La Rivista da sfogliare ) e lavora per costruire un  teatro di posa in Veneto assieme ad un pool di investitori stranieri

Gli interrogativi sollevati  nel panel riguardano i costi della produzione virtuale:
“Non si deve guardare solo ai costi della produzione, ma all’approccio globale che questa tecnologia porta con sé, consentendo, ad esempio, di risparmiare molto sulla post produzione rispetto al green screen ad esempio” ribatte Talamnini.

La Mixed Bag  di Mauro Fanelli è una società di produzione di videogiochi che sempre di più lega il suo lavoro al mondo del cinema e dell’animazione:
“Per “Secret Hoops”,  il nostro ultimo video gioco in animazione e  in realtà aumentata,   abbiamo collaborato con Maga Animation  e sempre più cerchiamo di attingere alle competenze del mondo del cinema (nella fotografia, nell’uso dei colori, nelle inquadrature), e dell’animazione. Un travaso di competenze che è emerso con forza negli ultimi ei, sette anni, – dice Fanelli.- Quando abbiamo Iniziato a lavorare con gli sceneggiatori su nuovi prodotti abbiamo visto una grande curiosità da parte loro“

Quello degli sceneggiatori sembra in realtà un altro tasto ‘carente’ al momento, come sottolinea Cacciamani, rilevando che praticamente nessuno sceneggiatore professionista ha partecipato ai suoi contest di scrittura. Quello che mancano, convengono i due, sono importanti investimenti nel settore per trasformare questo business in un’industria sempre più strutturata, e in questo, “il  MISE in effetti potrebbe essere l’interlocutore giusto, più che il MiBACT” afferma Cacciamani.

E’ la fine di alcuni mestieri del cinema, come quello dello scenografo o del direttore della fotografia? Talamini è convinto di no: “il loro ruolo non viene depotenziato, anzi aumenta di valore: lo scenografo invece di usare strumenti fisici usa quelli virtuali per realizzare l’ idea che ha in mente; e rispetto al green screen, si torna alla luce naturale, con l’ illuminazione sferica intorno a un oggetto data dalle foto circolari.”

Che dire invece delle location e di tutti i lavori che ruotano attorno alla loro ricerca, gestione ed utlizzo?
“La produzione cinematografica virtuale intanto può essere molto utile per tutte quelle che sono le location difficili, o i cui costi sono proibitivi per le produzioni più piccole. Non sono due mondi che si escludono, e si possono trovare sinergie e forme di collaborazione, ne stiamo già parlando con le film commission italiane” dichiara Andrea Spagna, responsabile Marketing di Cinecittà Luce, che al MIA ha presentato il progetto di realizzazione del T6 Virtual Green Studio, dotato di green screen a 360 gradi e di tecnologie all’avanguardia per effettuare le riprese virtuali, che sarà operativo fra la fine del 2020 e l’inizio del 2021.

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