direttore Paolo Di Maira

RAI TRADE/Export, così non va

di Adriana Marmiroli


Cosa ne pensa di questa “fuga all’estero” dei film italiani?

E’ una situazione che ci addolora e preoccupa.
Ci piacerebbe assistere a un’inversione di tendenza.
Per parte nostra ci sforzeremo in questo senso, per ampliare un catalogo già  ricco “” ma soprattutto di titoli del nostro glorioso passato – con film di oggi.
Il problema sta a monte, purtroppo, agli accordi che prende già  in fase di produzione o pre- produzione il produttore.
E’ una questione di fiducia verso un marchio, ma anche “banalmente” mercantile: la partecipazione ai film italiani richiede a RaiCinema un notevole sforzo economico in più che rende spesso impossibile l’operazione.
Come Rai Trade possiamo investire e rischiare in modo limitato e contenuto.
Penso, a titolo personale, che forse andrebbe rivisto il rapporto con la capogruppo perché ci permetta di reinvestire parte dei nostri guadagni in nuove acquisizioni più importanti.
Poi ci sono i noti limiti legislativi e bancari che avvantaggiano gli stranieri.


Rai Trade cosa sta facendo per migliorare il rapporto con i clienti e quindi le vendite?

Sono molto lieta di dire che il nuovo cda ha accolto alcuni nuovi indirizzi da me suggeriti.
Già  in passato mi ero resa conto di alcune criticità .
La principale era la nostra organizzazione del mercato estero in base ai settori produttivi e non per aree geografiche.
Quando ti affacci a un paese e vuoi vendere, devi conoscerlo bene, capirne la cultura, i gusti, per sapere cosa proporre.
Rai Trade verrà  divisa su tre macro aree: Europa Occidentale e dell’Est, Russia e America Latina; Gran Bretagna, Nord America e Australia; Medio ed Estremo Oriente, Nord Africa.
Poi a New York abbiamo ripreso la vecchia tradizione di avere una sala che proietti solo film italiani: quello statunitense è un mercato difficile ma attento, che ha sempre apprezzato la nostra cinematografia.
Si tratta di non disperdere l’amore che quel pubblico ci ha sempre manifestato.
Dovremmo prendere a modello i francesi, così bravi nel proporsi”¦


Come vi ponete sul mercato?


Noi aspiriamo a diventare il punto di riferimento per gli indipendenti.
Ma per questo occorre avere più film in listino.
Prima o poi ci sarà  pure una svolta in tal senso”¦
Il cinema, con lo sport, era il core business di questa azienda.
E ora è decisamente minoritario rispetto ai diritti televisivi.
Tuttavia resta il nostro biglietto da visita.
Nostro e del nostro paese.
Resta uno dei capisaldi del made in Italy.


Che valutazione dà  del momento, da un punto di vista creativo?

Oggi forse non ci sono i Visconti e i Fellini e la loro genialità .
Ma ugualmente c’è un nuovo cinema molto stimolante, che va protetto e sostenuto.
Di qui la nostra partecipazione a partire da quest’anno al premio Premio Kineo “Diamanti al Cinema”, con un Premio Rai Trade che verrà  attribuito al film italiano che ha suscitato più interesse sui mercati internazionali.
FilmItalia sta già  lavorando con i dati a sua disposizione per stilare la classifica.
La premiazione avverrà  a Venezia il 31 agosto.
Contestualmente assegneremo anche il premio al miglior film tv della stagione, che è stato attribuito a “Il commissario De Luca”, antologia di quattro tv movie tratti dai altrettanti romanzi di Lucarelli e diretti da Antonio Frazzi.


Come vede il futuro?


Da un punto di vista artistico stiamo vivendo un momento di nuova creatività .
Organizzativamente, invece, penso che siamo ancora in alto mare.
C’è una stasi che mi auguro venga superata anche grazie agli interventi del nuovo governo: la politica culturale del nostro cinema all’estero deve essere riorganizzata.
Abbiamo bisogno di interventi, non solo di promesse.
E poi spero molto nel fatto che quegli spazi business che si sono creati non vengano abbandonati a se stessi.
Sono stata molto soddisfatta dai “pitching” del RomaFictionFestival: un’ottimna occasione d’incontro e discussione.
E credo nel festival del cinema di Roma, nel suo abbinamento a un mercato: abbiamo perso il Mifed, il suo posto è da troppo tempo vuoto, non certo colmato dall’AFM che non è decollato come sperava. Dobbiamo muoverci prima che altri occupino quello spazio.

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