direttore Paolo Di Maira

QUO VA IL CINEMA ITALIANO?

La notizia è Cinema2day, il secondo mercoledì del mese con biglietto a due euro; l’iniziativa promozionale, fortemente voluta dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha registrato un grande successo, portando a superare la soglia del milione di spettatori in un solo giorno, con un risultato superiore a quello delle migliori giornate natalizie.
Eppure, nonostante la promozione, i dati d’incasso e presenze calcolati (fonte Cinetel) sui tre mesi col mercoledì scontato, mostrano, sorprendentemente, una flessione rispetto agli stessi mesi del 2015: più marcata in settembre (incassi -15,67% rispetto all’analogo periodo 2015, presenze -10,43% ), più lieve in ottobre (-3,19% d’incassi, -5,08 di presenze).
Novembre (ma il calcolo è sui primi 13 giorni) con l’ampia forbice tra incassi (-14,52) e presenze (-0,80), suggerisce l’ipotesi che sul mercoledì ci sia un travaso del pubblico.

E’ comunque prematuro, come ha avvertito il presidente ANEC Luigi Cuciniello nell’intervista qui pubblicata, trarre conclusioni sulla bontà o meno dell’iniziativa. Aspettiamo.
Una valutazione è invece possibile sull’andamento dell’anno.
Qui l’incremento di pubblico, che a metà giugno era del 15,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si è dimezzato a novembre , non superando l’8%. La spiegazione sembra stavolta più semplice: a inizio anno c’è stato un film, “Quo Vado?” di Checco Zalone, che ha incassato 65 milioni di euro, poco meno della metà di quanto hanno incassato (sempre nella citata prima parte dell’anno, 1 gennaio-19 giugno) tutti i film italiani messi assieme: 142 milioni di euro.
In termini di presenze, il film di Zalone ha catturato oltre 9 milioni di spettatori su un totale di oltre 21 milioni che hanno visto film italiani.
A dire la verità un altro film si è segnalato come “fenomeno”: “Perfetti sconosciuti” con circa 17 milioni di euro d’incasso e oltre 2 milioni e mezzo di spettatori.

Tutti questi numeri per approdare alla considerazione che né uno né due film fanno il cinema italiano, e questo si è scontato nella seconda metà dell’anno, che si sta progressivamente rimangiando il vantaggio accumulato: se la quota del cinema italiano era nel primo semestre di oltre il 38%, nell’anno si è ridotto al 29%.

Ci sono due fatti che spiegano come mai, nella citata intervista, il presidente ANEC abbia definito il 2016 “un anno difficile”: la mancanza di prodotto nel periodo estivo e il sovraffollamento delle uscite nel periodo natalizio.
Sono fatti che non fanno notizia, perché appartengono a una consuetudine invalsa ormai da decenni, ma che segnano e segneranno, se non si cambia, l’andamento del cinema italiano più delle promozioni e degli interventi legislativi.

Probabilmente anche di questo si parlerà durante le Giornate di Sorrento, quando gli operatori discuteranno della nuova Legge sul Cinema e delle positive novità per il cinema italiano. Sicuramente non si parlerà della distribuzione internazionale dei film italiani, su cui invece Cinema & Video International insiste anche in questo fascicolo, e continuerà a insistere, perché la consideriamo parte del problema.

Diamo conto qui dei risultati di una ricerca di MEDIA Salles, insostituibile partner nel lavoro di documentazione, che concentra l’attenzione sul ritardo con cui escono nei paesi stranieri i film italiani venduti all’estero. La ricerca punta il dito sulla frammentazione della distribuzione, e, conseguentemente, sulla mancanza di partner consolidati in grado di assicurare al pubblico un flusso costante di produzioni italiane.

Il ritardo (la media è di 182 giorni) pesa ancora di più quando un film italiano è presentato ai Festival e magari conquista un premio, perché disperde i benefici effetti che tali eventi assicurano in termini di impatto promozionale.
Seguendo le argomentazioni della ricerca si approda, a mio avviso, alla fragilità della rete distributiva italiana che opera sull’estero.

E’ evidente in una delle tabelle pubblicate nell’articolo, dove la migliore performance nelle vendite dei film italiani all’estero è messa a segno non da una società italiana ma dalla francese Pathè Pictures International, che con 4 film (italiani) ha acquisito 42 territori.
Un grosso problema, sempre molto sottovalutato.

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