direttore Paolo Di Maira

PRODUCT PLACEMENT/ La fase 2

di Marco Spagnoli


 



“Ifilm di Natale con all'interno i nostri placement sono andati bene, ma la cosa più importante è che abbiano ottenuto un risultato in linea con le nostre aspettative, se non leggermente superiore.”


Marina Marzotto, amministratore delegato di Propaganda Gem Italia, divisione nostrana del Network internazionale di product placement e di entertainment marketing è soddisfatta di come il mercato cinematografico ha iniziato a rispondere alle possibilità  offerte dal nuovo strumento di finanziamento dei film introdotto dalla legge Urbani.
Un risultato importante anche per clienti come Bulgari, Vodafone e Poste Italiane che “” rispettivamente in “Vacanze di Natale” (Filmauro) e “Olé” (Medusa) hanno concentrato i loro sforzi finanziari, contribuendo alle campagne promozionali attraverso i loro punti vendita. “Per noi è stato molto importante, avendo letto la sceneggiatura, avere dimostrato ai nostri clienti di sapere prevedere che tipo di risposta queste pellicole avrebbero avuto dal box office.”


Qual è stata la risposta iniziale da parte dei vostri interlocutori finanziari?
Giustamente problematica: c'era stato, infatti, qualche dubbio sul fatto che “Olé” avrebbe potuto sopravvivere alla concorrenza con “Vacanze di Natale”, mentre “” alla fine “” il film dei fratelli Vanzina ha ottenuto un incasso importante, dando una buona visibilità  ai prodotti dei nostri clienti.


Nonostante la concorrenza”¦
Dal punto di vista di Propaganda, concorrenza è sinonimo di diversificazione. Un elemento interessante per raggiungere pubblici differenti, che “” indipendentemente dalle dinamiche di concorrenza tra le distribuzioni cinematografiche “” a noi permette di offrire ai nostri clienti la possibilità  di contattare diverse tipologie di spettatori. Ognuno dei film di Natale aveva un pubblico principale di riferimento.


Come mai, invece, nei film italiani dei primi mesi dell'anno è mancato l'apporto del product placement?
Per due ordini di motivi: da un lato le sceneggiature non erano facilmente “˜lavorabili' e dall'altro gli autori che le avevano sviluppate e scritte non erano disponibili ad adattamenti importanti che, pur nel rispetto assoluto dell'opera, ci consentissero di proporle al mondo dell'industria.


Manca la continuità , quindi?
Per il mercato sì, per noi no, perché oltre a lavorare sulle sceneggiature dei film che entreranno in produzione in primavera, ci occupiamo molto di video musicali e degli eventi collaterali per il loro lancio. Come, ad esempio, il lavoro che abbiamo portato avanti con Diesel per il lancio dell'ultimo Cd di Jamiroquai. Abbiamo ideato un concorso in cui si vincevano gli occhiali che il cantante indossa all'interno del videoclip. Questo tipo di produzioni ha un turn around molto più rapido e ci consente di riempire i buchi di comunicazione che, altrimenti, diventerebbero un ostacolo per i clienti ovviamente alla ricerca di continuità .


Quest'ultima è ostacolata anche dal problema della stagionalità “¦
Che è connaturata a qualsiasi mercato. Dal nostro punto di vista, però, si potrebbe agire su strumenti come il prezzo e la diversificazione della tipologia di prodotto per continuare a fare product placement su film destinati ai giovani piuttosto che ad altre tipologie di pubblico. Il nostro problema principale, però, è legato non solo alla produzione, ma “” soprattutto “” alla distribuzione. E' quest'ultima a restare un fattore chiave per la valutazione dei film. Essere distribuiti da 01 o Medusa garantisce, inoltre, un supporto di marketing completamente diverso e funzionale. L'impatto sul mercato dei titoli cui è collegato il placement resta l'elemento centrale per lo sviluppo futuro del mercato italiano.


Perché?
Perché a determinati prezzi, i nostri clienti continueranno a preferire l'investimento su produzioni internazionali, magari americane, dove oltre a vedersi garantita la visibilità  sul mercato italiano, possono perfino aspirare ad un panorama decisamente molto più ampio, praticamente allo stesso prezzo.

I distributori non fanno placement”¦
No, ma possono beneficiare dal placement, perché le società  che lo fanno hanno tutto l'interesse ad investire anche nella promozione del film che trasmette il messaggio. Oggi tutti i grandi produttori come Medusa, Aurelio De Laurentiis e Raicinema, già  in fase di preproduzione trattano non solo il placement, ma anche il comarketing in fase di lancio.


Il 2006 è stato l'anno della consacrazione del product placement?
No, è stato l'anno della presa di coscienza delle sue potenzialità  dopo tanto scetticismo. Il prossimo triennio diventa molto importante sotto il profilo dello sviluppo di questo mercato e del suo consolidamento. In attesa dei possibili cambiamenti della la normativa europea in materia, che ha scontentato tutti.


 


Cinema&Video International   1/2-2007

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