TOSCANA/Una Sala Slow

C’è futuro per il documentario in sala?
Ci sta lavorando il cinema La Compagnia, nel cuore di Firenze, a due passi dal Duomo, che oltre ad ospitare i festival cittadini è dedicato alla programmazione di documentari.

La vocazione al documentario non è nuova per la città, che può vantare la più antica manifestazione del settore, il Festival dei Popoli, che in oltre mezzo secolo di attività ha “portato il mondo in sala”.
Di proprietà della Regione Toscana che ha ristrutturato l’immobile, La Compagnia è stata riaperta nello scorso ottobre.
Era già una sala cinematografica, fu ridisegnata alla ne degli anni ‘80 dall’architetto Adolfo Natalini per essere un teatro, poi di nuovo cinema fino alla chiusura nel 2005. Con i suoi 463 posti, tecnologie d’avanguardia, sala multimediale da 50 posti, spazi d’incontro e bar-ristorante annessi, La Compagnia segna per Firenze un altro primato, dal momento che sale dedicate al documentario, in Italia non ne esistono.

“Noi trattiamo con cura e attenzione ogni titolo e ogni spettatore” assicura Stefania Ippoliti, responsabile area cinema e mediateca di Fondazione Sistema Toscana, cui fa capo la programmazione de La Compagnia.
La Compagnia sta muovendo da dicembre i primi passi nella programmazione, proponendo ogni mese una ventina di titoli, intervallati dalla presenza degli importanti Festival internazionali che la città ospita. Il palinsesto, utilizzando le possibilità offerte dalla multiprogrammazione, è molto vario e al tempo stesso “inclusivo”, incrocia infatti la playlist di proposte e le diverse tipologie di pubblico con gli orari che pensa essere più adatti per i vari tipi di spettatore.

Così, in Best of si recuperano gli eventi (come quelli, per intendersi programmati dalla distribuzione Nexo digital) e si mettono in programmazione normale: “vogliamo affermare il diritto a una vita meno convulsa per questi film. Se ci siamo persi quelle due date Nexo, quel lm che ci interessa possiamo recuperarlo con calma in seguito…siamo volutamente una sala slow”.
Le biografie, i temi musicali e sociali hanno un richiamo notevole sul pubblico giovanile (sono passati, in marzo, titoli come “Gabo, il mondo di Garcia Marquez” di Justin Webster, “Gimme Danger” di Jim Jarmush, “A good American” di Friederich Moser), e per tutti gli appassionati ci sono occasioni rese speciali dalla presenza dell’autore che accompagna il suo film (sempre nello stesso mese sono passati sei titoli, tra cui “Senza Lucio” di Mario Sesti, “Io ci sono” di Luciano Manuzzi, “Sarajevo Rewind 2014>1914” di Eric Gobetti e Simone Malavolti).
Di domenica c’è Cinema in famiglia: “Nella sala grande proponiamo documentari per gli adulti, nella saletta accanto, quella multimediale, ci sono animatrici che fanno educazione al cinema ai bambini, facendo vedere cartoni, brevi filmati e intrattenendoli con attività divertenti e intelligenti al tempo stesso”; non mancano collaborazioni con la città, come quella con le associazioni di famiglie che hanno bimbi autistici, che ha accompagnato la programmazione in sala di “Life, animated”, di Roger Ross Williams, o con i festival: la giornata dell’8 marzo è stata programmata in collaborazione con il Festival del Cinema delle Donne.

“Non vogliamo necessariamente tanto pubblico ma tanti pubblici: nostro compito è portare al cinema le persone che al cinema non ci vanno o non ci vanno più. Il costo del biglietto è molto accessibile (5 euro, e un abbonamento a 10 spettacoli costa tra i 35 e i 40 euro), apriamo presto il pomeriggio per il target senior che alle sette di sera vuole tornare a casa: è lo stesso che un tempo rappresentava gli spettatori più assidui, quelli nati e cresciuti con il cinema. Qui l’impresa non è abituarli al cinema, ma incoraggiarli ad uscire”.

Un problema non semplice è trovare molti lm documentari da programmare, è vero che possiamo contare sull’expertise del Festival dei Popoli, dello Schermo dell’Arte e di altri festival che sono per noi preziose antenne e ci segnalano titoli su cui puntare, dice Stefania Ippoliti, ma vorremmo che i distributori italiani, ce ne sono in e etti di eccellenti anche in questo campo, valutassero la peculiarità de La Compagnia e l’utilità che il lavoro che stiamo facendo può costituire perché il cinema del reale si affermi sempre di più.
In questa fase il nostro messaggio a loro è: La Compagnia può dare al film una cura che il normale esercente non può assicurare perché l’attività che svolge deve giustamente avere una redditività”.
Noi, possiamo dedicare particolare cura all’accoglienza, grazie a uno sta di giovani “tutti laureati in storia del cinema o al Dams”; scrivono a turno le sinossi, i programmi, introducono il lm, parlano con gli spettatori.
E’ certamente una modalità che non può consentirsi ogni sala”. Ma chiarisce subito: “La nostra loso a è arrivare dopo gli esercenti. Se lo stesso lm interessa altre sale noi facciamo un passo indietro, lo programmiamo dopo di loro”.

“La Regione Toscana, con la sua politica culturale (sostiene i costi di gestione e quelli connessi alla promozione) ci consente di non mettere al primo posto gli incassi. Questo non vuol dire poter andare in deficit, ma più semplicemente che le performance di mercato, non sono lo scopo primario del nostro lavoro”. Coerenti con la missione assegnata dall’istituzione regionale,“non ci dobbiamo misurare con gli incassi ma con la qualità dei risultati. Il nostro miglior successo è vedere crescere gli incassi delle altre sale, anche quando programmano documentari”. Il futuro: “Vorrei che da qui a due anni non si parlasse di documentario come un genere per pochi eletti o in certi casi, all’opposto, per fashionist della cultura , ma che fosse trattato alla stregua di tutti gli altri generi, come la commedia, il thriller o il fantasy”.

Nel frattempo, una prima importante verifica del lavoro avviato sarà l’appuntamento di Hot Docs, il più importante festival al mondo dedicato ai documentari, che si terrà a Toronto dal 27 Aprile al 7 maggio.
Stefania Ippoliti vorrebbe proporre al presidente Chris McDonald un gemellaggio con il Bloor Hot Docs Cinema: “Vorremmo proporre al pubblico italiano anche film che non hanno ancora distribuzione ma che hanno il marchio della sala canadese e facciano venir voglia ai distributori italiani di arricchire il loro listino”.

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