PREMIO LUX/In sala con Teodora

Petrunya, una giovane 32enne macedone, di ritorno dall’ennesimo colloquio di lavoro fallimentare, si getta in acqua per recuperare una piccola croce ortodossa, sbaragliando così una tradizione fino a quel momento unicamente e indiscutibilmente maschile.
Questo gesto genera una rissa e uno scandalo che sono l’ossatura di “God Exist, her name is Petrunya” di Teona Strugar Mitevska, che esce domani, 12 dicembre in Italia con Teodora, è il vincitore del Premio Lux 2019, il riconoscimento assegnato dal Parlamento Europeo, consegnato lo scorso 27 novembre a Strasburgo. 

L’unico parlamento al mondo che conferisce un premio al cinema, come ha ricordato il presidente Davide Maria Sassoli, “con il quale vogliamo rendere omaggio al coraggio e all’ impegno dei registi, ai rischi che affrontano nel loro lavoro nel trattare argomenti di scottante attualità politica, e alla lotta costante per la libertà di espressione.”

Come ogni anno, il Premio Lux prevedeva che i tre film finalisti (Oltre a “Petrunya”, “Cold case Hammarskjöld” di Mads Brügger e “El reino” di Rodrigo Sorogoyen) venissero sottotitolati in 24 lingue, proiettati nei 28 paesi dell’unione europea, con eventi e dibattiti organizzati in 46 città diverse assieme al programma Europa Creativa della commissione europea.

Il vincitore sarà poi ulteriormente riprodotto in una versione per spettatori con disabilità visive e/o uditive e beneficerà di ulteriore promozione.

“La traduzione in 24 lingue è un segno del nostro impegno a sostegno di una cultura europea: le lingue dovrebbero unire, non dividere, e il nostro obiettivo è quello di arrivare un giorno a tradurre tutti i film europei. – dichiara Klara Dobrev,vice presidente del Parlamento Europeo- Il primo passo l’abbiamo fatto 13 anni fa, istituendo questo premio, che adesso speriamo di sviluppare, attraverso le molte partnership che stiamo stringendo in tutta Europa per avere più spettatori possibili e coinvolgere i cittadini stessi con la creazione di un Audience Award.”

Sabine Verheyen, capo della commissione cultura del Parlamento Europeo,  ha ricordato l’importanza di sostenere storie raccontate “in una maniera europea, che è poi a sua volta molto differenziata a seconda dei paesi, a conferma della ricchezza culturale che il Premio vuole promuovere. E sono particolarmente felice che il vincitore di quest’anno sia un film di donne, in tutti i sensi: è donna la regista, la produttrice, la protagonista e la sua storia: ogni donna in Europa può identificarsi con Petrunya e ricavare qualcosa dalla sua forza. Ma tutte e tre le storie toccano temi che sono oggi urgenti in Europa, e che è importante non siano trattati solo dai giornali e dalla politica, ma anche dal cinema: abbiamo organizzato oltre 200 proiezioni in tutta Europa per renderli più accessibili.”

E in effetti, rimarca Teona Strugar Mitevska, “questo premio ha rappresentato una incredibile opportunità per una cinematografia così piccola di avere accesso a così tante sale: quando mai un film macedone si sarebbe potuto vedere così diffusamente? E’ una sorta di Rinascimento per la nostra cinematografia, e anche per la libertà di espressione.”

Probabilmente si tratta del film macedone più visto in assoluto all’estero, ancora di più di “Prima della pioggia” di Milčo Mančevski, Leone D’Oro nel 1994.
Forse è stato profetico il Guild Film Prize (il premio conferito dall’associazione dei cinema arthouse tedeschi) alla scorsa Berlinale (dove il film ha vinto anche il premio della Giuria Ecumenica): Pyramid Film l’ha venduto in oltre 40 territori.

Ma in patria la distribuzione non è stata facile, racconta la regista: “a Skopje non ha funzionato molto bene, perché si tratta di una critica forte alla nostra società; inoltre, non ci sono praticamente cinema in Macedonia, a Skopje solo 3 e un multiplex, e 7 in tutto il paese! Quindi abbiamo fatto una distribuzione alternativa, ogni fine settimana ci spostavamo in un paese diverso organizzando proiezioni nei centri culturali dell’epoca di Tito, con biglietti al prezzo politico di 60 centesimi (lo stipendio medio in Macedonia è di 350 euro). Alla fine dei conti, il film è realizzato con denaro pubblico, con il fondo del ministero della cultura, quindi ci sembrava il minimo farlo vedere a chi l’ha pagato con le proprie tasse. E così abbiamo iniziato una sorta di trend che quest’anno altre due produzioni macedoni ci hanno copiato”.

In effetti il fondo nazionale rappresenta una parte sostanziale del budget: 500 mila euro su un totale di circa 1,2 milioni. Eppure ci è mancato veramente poco che il film non fosse sostenuto. Racconta la Mitevska: “prima delle riprese sono stata attaccata da un politico per il mio film precedente che era considerato politicamente scorretto e volevano mettermi in una black list, per cui “Petruynia” era a rischio. E’ stato realizzato per una serie di combinazioni felici, e grazie anche alla pressione dell’Unione Europea e di Eurimage, che per puro caso in quel momento si riuniva in un meeting a Skopje e, aveva scoperto cosa stava succedendo dall’ambasciatore francese.”

Il film è spirato a un fatto realmente accaduto. La ‘vera’ Petrunya in un’intervista rilasciata subito dopo a una televisione locale, ha detto: “spero che più donne si lanceranno per prendere la croce” ma non è stata assolutamente capita, la gente ha reagito in maniera orribile e le hanno reso la vita impossibile, tanto che lei si è poi trasferita a Londra”

Il film dunque voleva essere anche uno strumento per amplificare e rilanciare la sua voce, per “cercare di iniziare una conversazione, cosa che credo alla fine siamo riusciti a fare. – spiega Mitevska- Quando abbiamo deciso di girare nello stesso paese dove il fatto era accaduto, siamo stati tutt’altro che accolti bene, ma alla fine delle riprese quasi tutti gli abitanti erano coinvolti in qualche modo. La chiesa locale, poi, ci aveva detto che non voleva avere niente a che fare con il film, ma questo gennaio, subito prima della premiere alla Berlinale, un’altra donna si è lanciata nel fiume per la croce, e il pope alla fine gliel’ha semplicemente consegnata, senza problemi. Credo che questo sia un grande risultato!

Petrunyua è una donna che sfida la società, il suo coraggio ci colpisce, ma alla fine quello che tocca i cuori profondamente è la sua lotta per la giustizia. 

Tutti i politici macedoni mi criticano e mi accusano di fare film politici: è vero, e credo che sia quello che bisogna fare. E’ necessario avere lo spazio di esprimere liberamente la propria visione, e colgo l’occasione, non solo di questo premio, ma anche del premio che è stato consegnato ieri al regista ucraino Oleg Sentsov (il premio Sakharov per la libertà di pensiero n.d.r.), per fare un appello a tutti i politici affinché si adoprino per garantire i diritti dell’uomo e la libertà di espressione e non debba più succedere che qualcuno debba farsi 5 anni di prigione a causa di questo. “

Di libertà d’espressione ha parlato anche Mads Brügger, secondo classificato con “Cold Case Hammarskjöld” (“uno dei pochissimi documentari ad essere arrivati alla finale del Premio Lux, cosa che per me è già una vittoria”).
“Ieri la Cina ha bloccato la proiezione del film in un festival a causa del boicottaggio culturale contro la Svezia dopo che il ministro della Cultura scandinavo ha presenziato a una cerimonia di premiazione per onorare un editore di libri nato in Cina e attualmente imprigionato da Pechino. Un altro segno del fatto che il conflitto cruciale oggi è proprio quello fra totalitarismo e colonialismo da una parte e società aperte e libere.”

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