PRADA-LA EFFE/Grande affare per piccoli produttori

I casi di Torino fanno pensare che il brand content sia, al momento, un affare per grandi marchi.
Ma la stessa considerazione non può valere per tutte le società di produzione, per lo meno stando alla case history di “Miu Miu Women’s tales”, corti di Prada trasmessi in tv da LaEffe: un branded content alla cui realizzazione ha partecipato una piccola società di produzione, la Feedback Audiovideo di Milano.
Feedback è intervenuta su un progetto preesistente, concepito da Prada, e consistente in otto cortometraggi su storie di donne realizzate da altrettante registe donne. Sono i corti presentati (due per anno) dal 2011 al 2014 alle Giornate degli Autori di Venezia.
Prada si è rivolta alla Effe per ottimizzare l’investimento in termini di visibilità e d’immagine: lo ha raccontato a Torino la creative supervisor branded entertainment Mariaromana Casiraghi.
L’editore ha lavorato sul prodotto valorizzandolo all’interno del proprio palinsesto con una programmazione dedicata (facendolo precedere e seguire da film e documentari su storie di donne) nell’arco di un mese e arricchendolo con i cosiddetti introlinks: due minuti di presentazione delle registe dei corti.
“Affidandoci la realizzazione degli introlinks La Effe ci ha offerto una grande opportunità”, ammette l’executive producer di Feedback Dario Figoli. Feedback ha lavorato sui backstage e dove mancava materiale ha creato nuovi contenuti, realizzando interviste durante la 71° Mostra del Cinema di Venezia. In sostanza: lavorando come una vera e propria troupe da tg, “catturando” i personaggi, “rubando” le interviste.
Commenta Figoli: “A differenza di uno spot o una telepromozione, dove l’obiettivo è far vedere il prodotto e la storia passa in secondo piano, nel branded content, pur avendo ugualmente un committente, ti devi occupare di quello in cui tu sei bravo: raccontare una storia, essere “compelling”, riuscire a dare emozioni. Naturalmente il rapporto cambia da committente a committente e non è sempre facile, in un paese di piccoli imprenditori. Da questo punto di vista Prada è un caso felice in quanto non c’è stata alcuna intrusione del brand nella storia”.
Conclude Figoli: “il branded content rimette risorse all’interno dell’industria cinematografica e televisiva e nello stesso tempo non mortifica la creatività: è una buona scuola per i piccoli produttori che vogliono fare cinema”.

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