direttore Paolo Di Maira

PERSONAGGI/ Domenico Procacci

di Marco Spagnoli

Vent’anni fa, nasceva la Fandango di Domenico Procacci.
Un evento celebrato a fine giugno dalla Casa del Cinema di Roma, diretta dal conterraneo barese Felice Laudadio, uno dei primi esponenti del mondo del cinema ad avere a che fare con un giovanissimo aspirante regista, uscito, come Carlo Carlei, Giuseppe Piccioni, Antonello Grimaldi e Daniele Luchetti, dalla scuola Gaumont. La strada di Procacci, però, era un’altra al punto che il grande produttore Franco Cristaldi, secondo Laudadio che con lui stava lavorando al progetto di Vides Associati, lo aveva preso così in simpatia al punto da arrivare ad indicarlo come il suo “˜erede’. Chi ha conosciuto entrambi riconosce in Procacci una serie di qualità  appartenute a Cristaldi: il coraggio di rischiare, il desiderio di lavorare con i giovani, ma soprattutto l’intuito e la capacità  di invenzione. “Quando ho iniziato a fare del cinema si parlava sempre della crisi del cinema italiano.” Ricorda Procacci “e per quasi venti anni ho sentito farmi domande riguardo al problema della crisi del nostro cinema. Negli ultimi tempi, invece, c’è stato un grande entusiasmo, derivato da risultati interessanti e molto cinema&video importanti. Tutto questo si è raggiunto attraverso un lavoro serio portato avanti nel corso del tempo da un gruppo di persone che si sono impegnate moltissimo affinché le cose potessero cambiare. In questo lasso di tempo è cambiato tantissimo: soprattutto il rapporto tra i nostri film e il pubblico italiano. Anche i nostri autori sono cambiati e guardano in maniera differente sia al proprio mestiere che al pubblico. Questi sono i risultati di un lavoro lungo fatto in questi anni: uno sforzo, forse, in certi momenti perfino poco visibile, ma che ha portato dei risultati.”


In quale direzione?
Abbiamo puntato ad eliminare dei paletti e dei legami troppo stretti con una tradizione e un passato che avrebbero rischiato di schiacciarci. Ci siamo aperti a nuove idee e a proposte differenti e, in questo senso, abbiamo provato a creare dei contatti tra registi, sceneggiatori e autori diversi tra di loro.


Un fenomeno interessante è che il cinema italiano ha, in qualche maniera, “˜sostituito’ nell’attenzione degli spettatori quello che, una volta, era il cinema europeo. Oggi il pubblico sembrerebbe preferire una pellicola italiana, anziché una inglese o francese che affronta gli stessi temi”¦
Una frase che non sentiamo più dire è “˜io i film italiani non li vado a vedere, perché non mi interessano’. Adesso, invece, qualcuno mi dice che va al cinema soprattutto per i film italiani. Un fenomeno positivo che si è verificato anche per quanto riguarda l’editoria e la musica, e che deriva dal miglioramento della qualità  complessiva. Un risultato, però, che dipende molto dal desiderio di un regista che il suo film venga visto e che in qualche maniera rimanga nell’immaginario collettivo del pubblico.


Producendo “Baciami Ancora”, il sequel de “L’Ultimo Bacio”, tornerà  a lavorare con Medusa dopo qualche anno passato producendo per 01. Come mai?
Il fatto di avere lavorato prima con una società  e poi con un’altra e, adesso, di tornare a fare cinema con Medusa, non è una scelta che poggia su una linea editoriale mia e di Fandango. E’ stata una cosa casuale, derivata da questioni di natura economica e contrattuale. Nessuna delle società  ha mai esercitato alcuna forma di interferenza sui progetti. Le nostre scelte sono state portate avanti tutte con grandissima libertà . Le “˜ultime scelte’ con film complessi come “Gomorra”, come il lavoro con Ferzan Ozpetek, con Daniele Vicari sembrano essere molto coraggiose”¦ Credo che un produttore possa stare seduto ad aspettare che gli vengano portati dei progetti solo per un tempo limitato della propria carriera. L’elemento più interessante del nostro lavoro sta proprio nell’impegnarsi in prima persona, arrivando a mettere in gioco quello che ha imparato nel corso degli anni e provando a coniugare le proprie intuizioni con quelle dell’autore del film a cui stai lavorando.


C’è qualche progetto che, nel corso degli anni, non è riuscito a realizzare e sul quale vorrebbe tornare a lavorare in futuro?
Sono molti i film che uno prova a sviluppare per anni e non è detto che alla fine non riesca a realizzarli. Adesso sto lavorando ( con il regista Daniele Vicari, ndr) ad un progetto che, credo sarà  molto difficile realizzare, sulla Diaz e sul G8 della Genova del 2001. La difficoltà  di produrre una pellicola del genere rappresenta per me una motivazione in più. Credo, però, che siano questo tipo di scelte a condurti verso una vita professionale abbastanza lunga.

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