direttore Paolo Di Maira

PERSONAGGI 2/ ROBERTO CICUTTO

di Adriana Marmiroli


A gennaio era giunta la notizia che Roberto Cicutto (assieme al socio Luigi Musini) aveva definitivamente ceduto la parte restante delle loro quote in Mikado al socio De Agostini.
Poi si è saputo che era tornato (ma forse non se n’era mai andato). E la notizia è giunta direttamente da oltreoceano, quando Spike Lee ha raccontato a un giornalista del progetto di un film da girarsi in Italia, prodotto dalla On My Own di Cicutto e Musini.
Un coup-de-theatre niente male. “Siamo usciti da un’esperienza straordinaria durata quasi 25 anni “” spiega Roberto Cicutto, ora -. Siamo stati, in tempi quasi pionieristici, artefi ci e padroni assoluti di Mikado, che è cresciuta ed è poi stata partecipata da un grande gruppo.
Quando questo ci ha fatto la proposta di acquisire tutte le nostre quote, abbiamo accettato: era giunto il momento di uscire da quella che era ormai una routine. E ricominciare da capo, se volevamo”. Ricominciare da tre, anzi, visto che per Cicutto On My Own viene dopo Mikado e dopo Aura Film, la casa di produzione con cui anni fa aveva portato al Leone d’Oro (per non parlare di Nastri d’Argento e David di Donatello) Ermanno Olmi e il suo “La leggenda del Santo Bevitore”. Sono passati pochi mesi da quel gennaio (freddo, molto freddo malgrado tutto, immaginiamo), e Cicutto e Musini hanno già  fondato una nuova società .


“Lo avevamo in testa ma non ce lo siamo detti subito.
Mi dicevo: “˜vado in pensione, finalmente mi dedico alla cose che amo e che ho trascurato per il cinema: leggere buoni romanzi e non sceneggiature, sentire musica e non registrazioni varie, viaggiare per diletto e non per incontrare gente con cui parlare di lavoro’ “.
Propositi durati il tempo di annoiarsi?
Certo è che due mesi dopo è nata On My Own.
Questa volta con l’unico obiettivo di produrre.
Film selezionati, di qualità  e di valenza internazionale.
Anche di autori italiani, naturalmente.
Ma “cercheremo storie di respiro extra nazionale, interessanti per un pubblico più vasto, con cast di un certo tipo e sceneggiatori di rilievo”. L’intenzione è quella di seguire un solo progetto per volta.
“Se no perdi la dimensione artigianale e non riesci più a seguire il fi lm come vorresti. Al massimo mentre ne stai realizzando uno, puoi iniziare a svilupparne un altro”.
Lavorare meno, lavorare meglio, insomma. E basta con la distribuzione. “E’ un impegno quotidiano molto forte e molto logorante, che non ha mai fine: ricerca, edizione, uscita. Distribuivamo 15-20 film all’anno. E altri li producevamo: Soldini, Piccioni, Faenza”¦ Troppo impegno, senza soste”.
Così la nuova società  parte con il piede giusto: un nome come quello del newyorkese Spike Lee e una storia appassionante come quella tratta dal romanzo “Il miracolo di Sant’Anna” di James McBride.
Il libro racconta di una compagnia di militari quasi tutti di colore che, in Toscana, sono testimoni degli orrori e dei massacri tedeschi: Sant’Anna di Stazzema, appunto.
La sceneggiatura, scritta da Spike Lee e dallo stesso autore del romanzo, è ormai pronta, e a luglio il regista inizierà  i sopralluoghi per la scelta delle location.
In autunno i casting mentre per le riprese si dovrà  attendere il 2008.
Un romanzo, quello di McBride, che ha appassionato il regista, che da anni per altro pensava a un film da girare da noi e che in quella storia di soldati afroamericani nell’Italia in guerra del 1944 ha trovato il soggetto giusto.
E’ stato poi lui a contattare Cicutto e Musini, nel frattempo già  tornati operativi.
“Il nostro rapporto con Spike Lee è nato con la distribuzione dei suoi film “” continua Cicutto -. E’ stato lui a cercarci. E noi abbiamo subito aderito al progetto”.
Intanto il primo articolo, che è stato subito ripreso dalla stampa specializzata americana, ha già  fatto muovere parecchie grandi case: Sony, Summit, Paramount hanno mosso i primi passi per entrare nell’affare.
E altrettanto hanno fatto in Francia Wild Bunch e PF1 International. “Valuteremo, quando saremo certi della sceneggiatura”.
Tempi lunghi, calmi. “Non vogliamo farci prendere dalla febbre di fare, dall’horror vacui.
Per ogni film che faremo, cercheremo cura e attenzione, in particolare nella fase della scrittura e della costruzione del progetto finanziario”. Anche perché la struttura per ora è molto leggera (e le intenzioni sono di mantenerla tale), da “laboratorio artigiano”: due persone a Roma, sede operativa della società ; e due persone a Milano, sede logistico-finanziaria, dove continuerà  a restare Luigi Musini, l’altra metà  della On My Own.
“Siamo complementari. Ma una cosa che la gente ha sempre fatto fatica a capire è che la nostra non è una complementarità  di funzioni “” io che seguo gli artisti e le acquisizioni, Luigi che bada ai numeri, e basta -, bensì di gusti e di scelte: strategie e acquisti li abbiamo sempre condivisi in modo assolutamente paritetico. Un’idea sbagliata che vorrei si sfatasse una volta per tutte, anche se è poi vero che io sono nato ragazzino di bottega sul set e lui ha una formazione da manager in grandi gruppi”.


 


Cinema&Video International                   n. 6-7 Giugno/Luglio 2007

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