direttore Paolo Di Maira

PAOLO PROTTI/ Tempi di Cambiamenti

di Marco Spagnoli


“La nomina a Presidente dell’Agis mi trova pronto ad esprimere lo spirito di servizio nei confronti di un’Associazione che mi ha dato, nel corso degli anni, tantissimo.
Secondo alcuni non c’è stato, nella storia repubblicana, un periodo peggiore per diventare Presidente dell’Agis, considerata la quantità  e la rilevanza delle problematiche sul tappeto , a cominciare dai tagli alla cultura.
Io, però, vado avanti consapevole della complessità  di un momento che sono certo possiamo, tutti insieme, superare.”

Paolo Protti
non si nasconde dietro le parole: la nomina a Presidente dell’Agis – manterrà  ancora per almeno un anno la carica di presidente ANEC – non è stato un passaggio facile né indolore.
Nel momento dell’acuirsi del confronto con il governo Berlusconi, l’essere alla guida di una associazione che da sempre ha il primato di esprimere una funzione strategica nello sviluppo e nella crescita dello spettacolo in Italia, significa, in un certo senso, trovarsi tra l’incudine e il martello.
I lavoratori del settore, infatti, guardano all’Agis come ad un interlocutore insostituibile nell’applicazione delle leggi e delle regole, che oltre a fare funzionare il sistema, può contribuire significativamente alla nascita di una normativa adeguata ai tempi.
L’imprenditore mantovano non si tira indietro davanti alla possibilità  e alla necessità  delle riforme, ma si mostra anche – caparbiamente – pronto ad un confronto serrato e aspro con le istituzioni governative, con un ottimismo fondato sulla consapevolezza che la modernizzazione è opportuna e necessaria per un settore strategico nella vita culturale ed economica dell’intero paese.
“Il governo sbaglia nel modo in cui sta chiedendo sacrifici in una situazione oggettivamente difficile”.

Continua Paolo Protti: “prendiamo atto delle rassicurazioni del Ministro Bondi rispetto a quanto accadrà  a fine settembre, ma, per adesso, osserviamo che la legge finanziaria, così come è, azzera la possibilità  di fare impresa di spettacolo in Italia già  dall’immediato futuro.
Siamo preoccupati perché formalmente non sono stati prorogati il tax credit e il tax shelter, strumenti fondamentali per tutta l’industria cinematografica nelle sue diverse articolazioni.
Così facendo si impedisce di dare risultati concreti e importanti a queste misure fiscali di sostegno, già  approvate dall’Unione Europea e indispensabili per una seria riforma dell’intervento dello Stato a sostegno del cinema.
Lo stesso dicasi per la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano (ETI), i tagli al Fondo unico dello Spettacolo che nel 2011 rischia di toccare il livello più basso della sua storia; la lentezza con cui procede il cammino legislativo delle riforme dello spettacolo, mancanti dell’indispensabile copertura finanziaria e, come se non bastasse, il testo del disegno di legge sul cinema, conosciuto solo attraverso gli organi di stampa, che il ministro Sandro Bondi si accinge a presentare.
Già  da tempo ci siamo fatti carico di richiedere modifiche al sistema di intervento pubblico nel settore.
Cambiamenti diretti a coniugare riduzione della spesa e massima efficacia della stessa attraverso una razionalizzazione dei meccanismi di sostegno, eliminando quelli di natura assistenzialistica o scarsamente produttivi e valorizzando quelli capaci di garantire un virtuoso sviluppo dell’industria cinematografica italiana.
Tra questi ultimi, i meccanismi a sostegno delle sale di città  e delle sale della comunità  e quelle che svolgono una programmazione culturale. Con la consapevolezza, condivisa anche da produttori e autori, di sostenere anche il prodotto cinematografico nazionale.”


Quali sono le priorità  d’intervento?
Per troppi anni non c’è stata una seria riforma dello spettacolo e ne paghiamo le conseguenze ancora di più oggi, in un momento in cui da parte di troppi politici viene ostentato un palese disinteresse nei confronti del nostro settore e della cultura.
Questo è un atteggiamento inaccettabile, perché il mondo dello spettacolo in Italia non è fatto di “˜fannulloni’ e di “˜bottegai’, ma di professionisti e imprese pronti a fare la loro parte nella vita economica del paese.
Nonostante le problematiche, peraltro, non differenti da quelle presenti nelle attività  economiche tradizionali, le nostre imprese producono cultura, spettacolo, e offrono anche un servizio ai cittadini.
Un impegno tale richiede una grande attenzione e sostegno convinto da parte delle istituzioni, così come avviene nel resto d’Europa.


E’ ipotizzabile pensare di applicare all’Agis la stessa politica innovativa che lei ha voluto portare avanti come Presidente dell’Anec?
Sicuramente quella del rinnovamento costituisce la strada maestra da seguire.
Mi auguro che prima della fine del mio mandato ci possa essere la tanto auspicata riunificazione dell’esercizio in un’unica famiglia.
L’unità  è l’obiettivo che mi prefiggo anche per gli altri settori dello spettacolo.
Non bisogna perdere di vista gli interessi comuni per i quali vale la pena insistere e lavorare.
A tutto questo bisogna aggiungere la necessità  di una sinergia forte con altri soggetti come l’Anica, per collaborare su una serie di questioni aperte.
Rispetto al passato, si sono fatti passi da gigante, ma il livello di collaborazione non è sufficiente per affrontare in maniera adeguata il momento che stiamo vivendo.


Qual è la sua posizione rispetto alla nascita dell’Agenzia per il Cinema?
L’Agenzia è un’ipotesi interessante e importante.
E’ un progetto che speriamo si realizzi in tempi brevi.
La mia idea, però, è che non venga affidata ad un unico soggetto, ma venga gestita in maniera collegiale da tutte le componenti del mondo del cinema.

Una delle strade per il suo finanziamento è l’utilizzazione del differenziale dell’Iva”¦
Una possibilità  che mi trova assolutamente d’accordo: è il sistema più semplice ed efficace che si scontra, però, con un paese dove la cultura della fiscalità  legata all’impiego dell’IVA è ancora a livelli molto bassi. Non bisogna, però, avere paura di affrontare altre ipotesi come, ad esempio, la tassa di scopo.
Una cosa però è certa: tutti i soldi che provengono dal cinema devono necessariamente essere impiegati per il cinema e per il suo sviluppo. Dobbiamo capire sin da subito quale sarà  la suddivisione per i singoli settori.


Qual è la sua posizione rispetto alle windows?
Se parlare di windows equivale ad una riduzione dei tempi, perché “˜tanto non c’è nessun problema’, è una discussione che non ci interessa e che non vogliamo affrontare.
Siamo interessati a discutere il tema della windows se l’obiettivo è conseguire un migliore sfruttamento del prodotto, nel rispetto delle piene potenzialità  delle singole fasi.
Siamo pronti a dimostrare una certa flessibilità  dinanzi ad una migliore ottimizzazione delle risorse, a patto che sia basata sul principio della responsabilità  e non dell’automatismo.
Non si può pensare di passare da quindici a dodici settimane senza che questo passaggio sia accompagnato da un confronto più generale.
Uno dei corollari di questo argomento è la nascita di un’offerta legale su Internet che, si dice, potrebbe fare capo alla nascita del portale Legal Bay dove confluirebbero i prodotti di molti distributori”¦
Al di là  della definizione della sua forma di vendita, l’offerta legale su Internet è auspicabile e necessaria.
Dobbiamo capire quale sarà  la sua modalità  di offerta, ma non c’è dubbio che è importante recuperare una serie di risorse, continuando a combattere l’illegalità .


Parliamo dell’estate cinematografica: un problema superato o una questione ancora aperta?
C’è bisogno di molto lavoro per raggiungere un risultato definitivo e soddisfacente.
Le cose vanno meglio che in passato; tuttavia dobbiamo pensare che l’estate non è fatta di quattro o cinque uscite importanti, ma di una proposta continuativa, analoga a quella presente in altri periodi dell’anno se non per un periodo di tre settimane tra la fine di luglio e le prime due di agosto, durante le quali è comprensibile vi sia un rallentamento delle nuove release.
Non bastano film che incassano, se dietro lasciano il vuoto.
A fine agosto, poi, ci troviamo con un numero di uscite sovradimensionato rispetto alle reali potenzialità  del mercato.
La contemporaneità  del Festival di Venezia, fa sì che a fronte di un numero tanto alto di uscite, soprattutto alcuni titoli di qualità , di fatto, siano mandati al massacro.
Le uscite vanno pianificate, ma anche sostenute da parte della distribuzione.


Come Presidente dell’Agis è ottimista?
Certamente.
L’Italia è un paese consapevole del fatto che una nazione non può essere solida e forte senza un sistema culturale e dello spettacolo che abbia le stesse peculiari caratteristiche di identità  e di solidità .
Sono convinto che, alla fine, questi tratti emergeranno con forza, Ma so anche che, nel frattempo, il mio lavoro è anche quello di limitare i danni in questo momento di grande difficoltà .

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