E’ andato a Yellow Letters (Gelbe Briefe) di İlker Çatak, regista berlinese di origini turche (nominato all’Oscar per La Sala Professori) l’Orso d’Oro di questa 76° Berlinale.
Un’edizione atipica, quella di quest’anno, che, secondo i commenti di molti professionisti, non ha brillato per la qualità dei film, e in cui il festival è stato accusato, con una lettera aperta firmata da filmmakers e attori legati alla Berlinale, fra cui Tilda Swinton e Javier Bardem, di censurare gli artisti che si oppongono al continuo genocidio israeliano verso Gaza (il presidente di giuria, Wim Wenders, ha scelto di non commentare la situazione politica, affermando che “il cinema è il contrario della politica” e lo stesso ha fatto l’attrice Michelle Yeoh, che nella cerimonia di consegna dell’Orso d’Oro alla Carriera, ha detto “meglio non parlare di qualcosa che non conosce bene e concentrarsi sul cinema”).

La direttrice del festival, Tricia Tuttle, dopo aver risposto sulle pagine di Screen International alle accuse (leggi qui), ha ribadito, nel corso della cerimonia di premiazione, che “le voci della Berlinale, possono essere contraddittorie ma riflettono la diversità di prospettive. Un festival non risolve Ii conflitti mondiali ma può dar spazio alla complessità, all’ascolto, all’umanizzazione reciproca. Queste voci possono sembrare silenti, ma parlano attraverso il cinema.”
E il premio principale, in effetti, è andato ad una storia che parla di repressione di una famiglia di artisti da parte dello Stato. Yellow Letters, che in Italia sarà distribuito da Lucky Red, ha vinto anche il Guild Film Prize.
La Migliore Opera prima, premiata con il GWFF Best First Feature Award del valore di 50 mila euro, è la co-produzione algerino-francese Chronicles from the Siege, in gara nella sezione Perspektives, diretta dal regista palestinese Abdallah AlKhatib. Il miglior corto è il libanese Yawman ma walad (Someday a Child),di Marie-Rose Osta, che ricordando il suo protagonista, bambino con superpoteri, ha detto: “in realtà i bambini di Gaza, di tutta la Palestina e del mio Libano non hanno superpoteri per proteggerli dalle bombe israeliane”. (foto © Richard Hübner)


La sostanziale assenza del cinema italiano, sottolineata a più riprese, è stata parzialmente smentita da due premi, di cui si devono ringraziare le co-produzioni. Nina Roza, scritto e diretto da Geneviève Dulude-de Celles, (regista e produttrice già vincitrice del Crystal Bear al Festival di Berlino con il film Une Colonienel 2019, nella foto di Alexander Janetzko), ha vinto l’Orso d’Argento alla Migliore Sceneggiatura. Interpretato anche da Chiara Caselli, Nina Roza è una coproduzione internazionale di Colonelle Films (Canada), Echo Bravo (Belgio), Ginger Light Films e Premiere Studio (Bulgaria) e dell’italiana UMI Films di Lorenzo Fiuzzi e Bardo Tarantelli.
Premiata anche Indyca, co-produttrice (con la rumena Libra Films) di De capul nostru (On Our Own) di Tudor Cristian Jurgiu, sostenuto anche da Emilia- Romagna Film Commission (leggi qui): si è aggiudicato il Cicae Art Cinema Award nella sezione Forum.

Il Gran premio della Giuria, l’Orso d’Argento è andato a Kurtuluş (Salvation) del regista Emin Alper, che ha ricordato i palestinesi di Gaza, gli iraniani, i curdi del Rojava e gli oppositori politici in Turchia: “non siete soli”.
L’Orso d’Argento è per Queen at Sea di Laurence Hammer, che ha valso anche a Anna Calder-Marshall & Tom Courtenay l’Orso d’Argento per la migliore interpretazione non protagonista. Migliore Perfomance nel ruolo principale è invece quella di Sandra Hüller, protagonista di Rose by Markus Schleinzer.
Miglior Regista è Grant Gee per il suo Everybody Digs Bill Evans, mentre l’Orso d’Argento per lo straordinario contributo artistico è andato a Anna Fitch e Banker White, registi di Yo (Love is a Rebellious Bird).
Per la sezione Panorama, il Cicae Art Cinema Award, è andato al film coreano Staatsschutz (Prosecution) di Faraz Shariat, che ha vinto anche il Premio del Pubblico e l’Heiner Carow Prize.

Il film premiato come Miglior Documentario (con 40 mila euro), If Pigeons Turned to Gold di Pepa Lubojacki, è il vincitore anche del Caligari Prize.
Premi doppi anche per due film di Generation KPlus (il Crystal Bear della Giuria Internazionale è andato a Feito Pipa (Gugu’s World) di Allan Debertonche, premiato come miglior film anche dalla Giuria dei Bambini, e entrambe le menzioni sono andate a Under the Wave off Little Dragondi Luo Jian) e Generation 14Plus (Chicas Tristes di Fernanda Tovar ha messo d’accordo la Giuria del Giovani e quella Internazionale).
I Teddy Awards: Best Feature Film a Iván & Hadoum di Ian de la Rosa; Best Documentary/Essay Film a Barbara Forever di Brydie O’Connor; Best Short Film a Taxi Moto di Gaël Kamilindi.
Da sottolineare, che l’Orso d’Oro İlker Çatak era presente al mercato delle coproduzioni della Berlinale, con un progetto (The Granddaughter) al Co-Pro Series (leggi qui).



