direttore Paolo Di Maira

OLTRE IL FUS/Nella Giungla dei Fondi

di Alberto Pasquale


Nel panorama dei finanziamenti a disposizione del settore audiovisivo, non pochi elementi stanno cambiando negli ultimi tempi.
Il dato fondamentale consiste, a fronte di un calo nella disponibilità  di risorse “centralizzate”, in un progressivo allargamento delle opzioni a tutti i livelli della filiera.
Possiamo sintetizzare il nuovo quadro di riferimento nei seguenti termini:


*Progressiva riduzione dell’ammontare disponibile presso il FUS, Fondo Unico dello Spettacolo; 
*Riduzione dei finanziamenti da parte delle televisioni non a pagamento; *Aumento dei contributi e dei finanziamenti messi a disposizione dalle Regioni, attraverso vari fondi: locali, nazionali ed europei;
*Introduzione del credito d’imposta e della detassazione degli utili; 
* Diffusione del product placement, anche se in momentaneo calo dovuto ai ridotti investimenti in pubblicità  da parte delle aziende.


Il nuovo schema d’insieme crea non pochi problemi agli operatori “tradizionali”, abituati a gestire un solo canale di finanziamento pubblico, quello ministeriale.
Oggi, e sempre più domani, un produttore cinematografico dovrà  continuamente allargare le sue conoscenze e competenze manageriali; dovrà  necessariamente avere contatti con più soggetti istituzionali, in Italia e all’estero, e dovrà  conoscere altri linguaggi oltre a quello “gergale” del suo ambiente.



Il dibattito sul Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) è certamente un tema scottante che coinvolge (e sconvolge) l’industria, ma forse è questa l’occasione per ripensare ad un sistema di finanziamento che vede il cinema, il più “industriale” fra i settori culturali, coabitare forzatamente con altre forme di spettacolo.
Un nuovo sistema di finanziamento “dedicato”, virtuoso (che tenda cioè a recuperare le erogazioni), non clientelare, basato sui progetti e non unicamente sui “soliti noti”, finanziato sia dagli attori della filiera audiovisiva che da soggetti esterni, pubblici e privati, coordinato tra centro e periferia, rivolto all’innovazione ed al mercato internazionale, questo potrebbe essere il progetto sul quale lavorare.
Senza però, nel frattempo, distruggere un patrimonio di competenze di riconosciuto valore internazionale.


 
A prescindere però dal destino del FUS e dall’auspicabile riforma del settore, è interessante dare uno sguardo ad alcune forme di finanziamento regionali, alternative al FUS.
Si potrebbe pensare a tali finanziamenti come forme di sostegno estemporanee, “una tantum”, limitate nel tempo e nello spazio.
Quel che occorre considerare è però la novità  dello strumento, che interpreta in maniera innovativa determinate linee-guida di politica economica.
E’ in ogni caso indispensabile un censimento ed un coordinamento di queste forme di intervento, se non altro a fini statistici, per misurare l’effettiva intensità  ed efficacia dell’intervento pubblico nel settore, sia esso nazionale o locale.


L’APQ DELLA REGIONE SICILIA 
Tra le iniziative di finanziamento “innovativo” di maggiore rilevanza negli ultimi mesi, è interessante portare l’attenzione sulla Regione Sicilia.
Qui è stato attivato un “Accordo di Programma Quadro” (APQ) per lo sviluppo dell’industria cinematografica ed audiovisiva.
Che cos’è un APQ?
Per capirlo dobbiamo introdurre il concetto di «Programmazione Negoziata».
Questa è una metodologia di programmazione tesa a regolare gli interventi di una molteplicità  di soggetti pubblici e privati, in funzione della gestione unitaria delle risorse finanziarie.
La Programmazione Negoziata ha un duplice obiettivo:


*Permettere una gestione coordinata degli strumenti di programmazione propri dei soggetti istituzionali;
*Favorire un processo di decisione «dal basso» di tutti i soggetti pubblici e privati interessati ai temi dello sviluppo territoriale, utilizzando lo strumento della concertazione.


Tra gli strumenti della Programmazione Negoziata ci sono:


*l’Intesa Istituzionale di Programma (IIP), ovvero un accordo di collaborazione tra diversi livelli dell’amministrazione (Stato, Regione e Provincia autonoma);
*Accordo di Programma Quadro (APQ), un accordo tra gli enti locali e i soggetti interessati (i cosiddetti stakeholder) allo sviluppo locale, promosso in base all’IIP;


Se con l’IIP è possibile definire gli obiettivi generali dell’investimento, con gli APQ vengono definiti tutti quegli aspetti operativi tra i diversi soggetti coinvolti nel progetto (Stato “” Regione “” altri attori pubblici e privati): vengono individuati sia gli impegni di spesa necessari per finanziare ogni singolo intervento, sia gli aspetti procedurali necessari ad attuare l’iniziativa.
Nel 2004, all’interno del Dipartimento per lo Sviluppo Economico dell’allora Ministero dell’Economia e delle Finanze, maturò l’intuizione di collegare le risorse messe a disposizione dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), dallo Stato e dalle Regioni e i loro strumenti attuativi, per l’appunto gli APQ, alla promozione di attività  culturali nel Mezzogiorno, nella considerazione che l’armatura culturale e l’attrattività  del Sud, e soprattutto della Sicilia, ben si sposano con la produzione di beni immateriali in settori innovativi, quali l’arte contemporanea, il teatro e l’audiovisivo, con effetti di volano e moltiplicatore degli investimenti sotto i profili occupazionali, delle nuove tecnologie, del miglioramento della qualità  della vita.
Nacque così Sensi contemporanei, progetto al quale aderiscono il MiBAC e la Regione siciliana, che si concreta in Sicilia in alcuni APQ, dei quali uno (2005) è legato specificatamente allo sviluppo dell’industria cinematografica ed audiovisiva.
Questo accordo mobilita per il settore 64 milioni di euro e si declina in una filiera di interventi, destinati in Sicilia a strutture tecnico-produttive di punta, quali laboratori per la digitalizzazione, formazione specialistica, strumenti di promozione e di attrazione per le produzioni siciliane, tutti strutturati per un comune obiettivo: organizzare in Sicilia, il cui paesaggio è un set naturale per definizione, un sistema competitivo di produzione audiovisiva, con il concorso di partner di rilievo nel panorama istituzionale e produttivo nazionale e internazionale e con ricadute evidenti sull’indotto e sull’occupazione in Sicilia.
In una prima fase d’attuazione, l’APQ ha permesso l’avvio della produzione di “Agrodolce”, una produzione seriale televisiva che nasce e si avvale di parte delle risorse dell’APQ, mentre sono stati attivati alcuni contributi per produzioni cinematografiche e documentari che promuovono a diversi livelli l’immagine della Sicilia e della cultura dell’isola.
Tra questi, “I Vicerè”, “La siciliana ribelle”, “Grande, grosso e Verdone”, e “Caravaggio”.
Tutte queste produzioni, oltre alle ricadute della spesa sostenuta direttamente in Sicilia, hanno sviluppato e stanno ancora sviluppando una serie di attività  parallele, che portano un valore aggiuntivo certo, per l’investimento che è stato fatto.
In una seconda fase, appena avviata, si tratta di dare concreta attuazione all’obiettivo dell’APQ, e quindi di porre in essere interventi strutturali e formativi, già  previsti nell’Accordo, atti a dare prospettive di stabilità  e remuneratività  a chi vuole operare in Sicilia.


 


I POR “” FESR
Se l’APQ appena visto per la Regione Sicilia nasce da programmi di sviluppo nazionali, i cosiddetti POR della Regione Lazio e della Campania nascono da iniziative dell’Unione Europea.
La Regione Lazio ha emanato, con scadenza 31 luglio 2009, un bando destinato alla «Filiera dell’audiovisivo» e denominato « POR FESR LAZIO 2007-2013 POR FSE OB. CRO 2007-2013 SETTORE E FILIERA DELL’AUDIOVISIVO».
Gli acronimi significano quanto segue:


*POR: Piano operativo Regionale 
*FESR: Fondo europeo di Sviluppo Regionale
*FSE: Fondo Sociale europeo 
*OB. CRO: obiettivo competitività  Regionale e occupazione


Per spiegare di cosa si tratta, occorre fare qualche passo indietro nel tempo ed andare a Lisbona, il 23 e 24 marzo del 2000, dove in occasione del Consiglio Europeo fu sancito l’obiettivo per l’Unione di diventare entro il 2010 «l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale».
Questa è la sostanza della cosiddetta «Strategia di Lisbona».
A questo elemento bisogna aggiungere altre due considerazioni, ossia il passaggio dell’Unione nel 2007 ad un nuovo periodo di programmazione, di durata sessennale (2007- 2013) e l’allargamento dell’Unione a 27 Paesi, alcuni dei quali in forte ritardo rispetto alla media europea e da parte dei quali vi è un forte assorbimento di risorse comunitarie.
Per il periodo 2007 “” 2013 si è parlato allora di «riforma della Politica di coesione», attuando alcune modifiche nelle strategie comunitarie rispetto ai periodi precedenti.


Cos’è la Politica di coesione?
Uno degli obiettivi essenziali dell’UE è garantire la solidarietà  tra i Paesi membri e le regioni dell’UE al fine di promuovere uno sviluppo equilibrato del territorio e di ridurne il divario.
La coesione economica e sociale viene attuata mediante vari interventi finanziari, in particolar modo attraverso i Fondi strutturali e il Fondo di coesione.

I Fondi Strutturali sono i Fondi comunitari gestiti dalla Commissione Europea e destinati a finanziare misure strutturali di sostegno.
Questi Fondi contribuiscono a raggiungere l’obiettivo della coesione economica e sociale dell’Unione Europea, riducendo il divario di sviluppo tra le regioni.
Il FESR, istituito nel 1975 e attualmente il più importante dei due, finanzia la realizzazione di infrastrutture nonché quegli investimenti produttivi capaci di creare nuova occupazione a favore in particolare delle imprese.
Il FSE, che esiste dal 1958, è volto a favorire l’inserimento lavorativo di persone disoccupate o appartenenti a categorie sociali svantaggiate, in particolare attraverso il finanziamento di azioni di formazione.
Il FESR è il principale strumento finanziario dei programmi regionali.
I Fondi strutturali rispondono al principio di addizionalità , in base al quale, affinché venga assicurato un reale impatto economico, gli stanziamenti che li riguardano non possono sostituirsi alle spese pubbliche dello Stato membro.
I Fondi strutturali non si sostituiscono dunque ai fondi ordinari, ma piuttosto servono a finanziare politiche aggiuntive.


Obiettivi e Strumenti


A livello comunitario si è cercata, rispetto al passato, una semplificazione sia per quanto riguarda gli obiettivi che per quanto riguarda gli strumenti a disposizione.
Così gli obiettivi della Politica di coesione sono solo tre: 

* convergenza (81,54% delle risorse assegnate, soprattutto alle aree più in difficoltà , tra cui “” come vedremo, la campania)
*competitività  regionale e occupazione (15,95%) 
* cooperazione territoriale europea (2,52%)


Parallelamente, gli strumenti finanziari sono anch’essi tre: 

* Fondo europeo di Sviluppo Regionale (FeSR) 
* Fondo Sociale europeo (FSe) 
* Fondo di coesione


Gli orientamenti strategici europei, definiti OSC (Orientamenti Strategici Comunitari) vengono recepiti in Italia attraverso il QSN (Quadro Strategico Nazionale).
La strategia definita nel QSN viene attuata attraverso i Programmi Operativi Regionali (POR), i Programmi Operativi Interregionali (POIN) ed i Programmi Operativi Nazionali (PON).
In questa sede a noi interessano i POR.


IL POR FESR DEL LAZIO


Il Programma Operativo Regionale (POR) Lazio, cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) nell’ambito dell’obiettivo comunitario “Competitività  regionale e occupazione”, è il documento di programmazione pluriennale, articolato secondo le priorità  strategiche e gli obiettivi che la Regione intende perseguire nel periodo 2007-2013.


Il POR FESR Lazio è articolato su quattro Priorità  strategiche di intervento, chiamate Assi:


Asse I: ricerca e innovazione
Asse II: ambiente
Asse III: accessibilità 
Asse IV: assistenza tecnica


La dotazione complessiva del POR FESR Lazio 2007- 2013 è di 743.512.676 euro; il contributo del FESR è di 371.756.338 euro (pari al 50% del totale); il restante 50% è coperto da fondi nazionali e regionali.
Il primo Asse (ricerca, innovazione e rafforzamento della base produttiva) è particolarmente importante.
La politica unitaria regionale finalizzata a rafforzare la competitività  del sistema produttivo attraverso la promozione della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, si realizza attraverso la definizione di programmi di intervento in particolari settori strategici.
Nel Lazio sono definiti, in via prioritaria, settori strategici per lo sviluppo regionale: l’aerospaziale, il chimico-farmaceutico, la bioscienza e le biotecnologie, l’economia del mare, l’energetico, l’ICT-audiovisivo, l’economia del turismo e dei servizi culturali.
Alle quattro priorità  strategiche corrispondono altrettanti obiettivi specifici, per conseguire i quali sono fissati diversi obiettivi operativi per ciascun Asse.
Il conseguimento di questo insieme di obiettivi è affidato a un certo numero di Attività , che concorrono tutte a raggiungere l’obiettivo globale del POR.
Nel caso del POR per la Filiera Audiovisiva, sono stati stanziati 16,8 milioni di euro che fanno riferimento all’asse I, obiettivi operativi n. 1, 2 e 4. Sono in preparazione altri bandi che potranno essere utilizzati dagli operatori della filiera.


IL POR FESR DELLA CAMPANIA


A differenza della Regione Lazio, l’obiettivo per la Campania non è la Competitività  regionale e l’occupazione ma la Convergenza.
Il POR in questo caso individua sette Assi prioritari, che spaziano dalle tematiche della sostenibilità , a quelle dei trasporti e della società  dell’informazione.
Le risorse disponibili sono circa 6,9 miliardi di euro (50% comunitarie e 50% nazionali: l’obiettivo Convergenza è quello più ricco).


Asse 1: Sostenibilità  ambientale ed attrattività  culturale e turistica. Asse 2: competitività  del sistema produttivo regionale
Asse 3: energia
Asse 4: Accessibilità  e trasporti
Asse 5: Società  dell’Informazione
Asse 6: Sviluppo Urbano e qualità  di vita
Asse 7: Assistenza tecnica e cooperazione


L’asse rilevante per l’audiovisivo è il primo.
Esso mira a promuovere uno sviluppo ecosostenibile del territorio regionale, intervenendo sui processi di tutela e valorizzazione delle risorse naturali e culturali.
L’asse declina la propria strategia di intervento in due macro aree: la prima legata all’energia e all’ambiente, per un uso sostenibile ed efficiente delle risorse per lo sviluppo, la seconda volta alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività  e lo sviluppo.
La politica per l’audiovisivo fa dunque parte dell’Asse 1, Obiettivo operativo 10 «la cultura come risorsa» e per il periodo 2007 -2013, per quanto riguarda interventi nella filiera audiovisiva, ha risorse disponibili per 14 milioni di euro.
Non molto, in termini assoluti, ma abbastanza per rendere interessante il ricorso a queste risorse in aggiunta ad altre reperibili altrove.


SAPER COGLIERE LE OPPORTUNITA’ 


A prima vista il quadro può risultare complesso.
Soprattutto nel caso del POR FESR del Lazio le possibilità  di utilizzo del fondo, al di fuori del settore della gestione di sale cinematografiche, appare difficoltoso per gli operatori “tradizionali” della filiera.
Ciò non deve sorprendere. I finanziamenti europei «a gestione indiretta» che abbiamo fin qui visto per il Lazio sono indirizzati principalmente verso l’innovazione tecnologica, in osservanza della Strategia di Lisbona.
E’ noto che l’UE gestisce altri fondi, «a gestione diretta» a favore dell’audiovisivo, come il Programma Media 2007.
In ogni caso, è importante per gli operatori saper cogliere le opportunità  che scaturiscono dalla disponibilità  di queste ed altre “nuove” risorse, magari con qualche sforzo in termini di creatività , caratteristica che non dovrebbe difettare a chi si occupa di industrie culturali.

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