NYON ONLINE/L’industria del cinema al tempo del Corona virus

La crisi generate dalla pandemia del Covid-19 ha agito da potente acceleratore di processi che erano già in atto, a diversi livelli della filiera: questo è ciò che accomuna tutti i partecipanti al panel “Film Industry under Corona Times” organizzato da Visions du Reél online.

Ne convengono i mercati, rappresentati da Jérôme Paillard , direttore esecutivo del Marché di Cannes, e Marit van den Elshout, alla guida di IFFR PRO, la sezione industry del Festival di Rotterdam, che evidenziano il fatto che già si stava affermando la volontà, fra i professionisti, di rallentare i viaggi per mercati e festival del cinema del mondo: una questione legata a doppio filo a quella della sostenibilità ambientale, ad esempio. “Magari questa pandemia darà maggiore impulso alla decisione di frequentare un mercato dall’altra parte del mondo ad anni alterni, intervallandolo con la partecipazione online.”

Ma oltre a questa possibilità, ci sarà anche quella di “ frequentare per la prima volta un mercato prima inaccessibile, a chi non poteva prendervi parte fisicamente, – aggiunge Paillard che spiega poi come questa prima edizione online del Marché sarà sperimentale, “proietteremo i film alla stessa ora nei diversi paesi, a prescindere dai fusi orari” e consentirà  anche “il dono dell’ubiquità”, grazie ad esempio alle sessioni parallele, come CannesDoc, che cadrà in contemporanea con Sunny Side of the Doc, “con i quali stiamo lavorando per avere qualche forma di coordinazione, così ché le persone potranno essere a Cannes e a La Rochelle nello stesso tempo.” Anche sul fronte animazione, sono in corso negoziazioni con il Festival di Annecy per organizzare la sessione “Annecy goes to Cannes”, che si affiancherà agli speed meetings dedicati appunto all’animazione.

La chiusura delle frontiere rende particolarmente difficile pensare alle coproduzioni, che per alcuni paesi costituiscono praticamente l’unica opzione di produrre film competitivi sul mercato

“E’ importante rilanciare e mantenere i contatti per le coproduzioni, e soprattutto c’è bisogno di incoraggiare i produttori più giovani, per i quali la presenza fisica, il contesto è particolarmente importante, – dice Laurent Steiert , a capo del dipartimento Cinema del Federal Office of Culture in Svizzera- e certamente sarà necessario che i fondi nazionali diano prova di maggiore flessibilità per quanto riguarda i requisiti artistici e tecnici richiesti per le coproduzioni.”

Resta il fatto che evidentemente la produzione rallenterà molto, ed è la ragione per cui “molti fondi nazionali stanno riversando le risorse dalla produzione allo sviluppo.” Osserva Roberto Olla, direttore esecutivo di Eurimages.  Il programma della Commissione Europea che sostiene le coproduzioni internazionali non ha avuto tempo per andare nel panico, essendo il suo sistema di sostegno basato su un processo decisionale che coinvolge 41 stati membri. Spiega Olla:

“Avevamo una deadline il 16 aprile, che è stata mantenuta: abbiamo dunque introdotto una  procedura scritta, a cui saranno sottoposti adesso i nuovi progetti dopo essere stati analizzati a Strasburgo e discussi in video conferenza.”

Parola d’ordine: garantire un minimo di continuità e di cash flow ai produttori europei: “quelli che stavano già sul set e hanno dovuto interrompere e a cui abbiamo comunque corrisposto la prima tranche del finanziamento, grazie a una disposizione di ‘causa forza maggiore’ del nostro accordo. Per far questo abbiamo completato il processo di smaterializzazione a cui stavamo già lavorando e che ci permette ora di effettuare pagamenti e firmare tutti i contratti digitalmente.”

C’è poi la questione della tranche di finanziamento che arrivavano dopo l’uscita del film nei vari paesi di coprodzione, altro caso previsto dalla clausola di forza maggiore: “pagheremo anche questa ultima parte, sia a coloro che hanno deciso di rinviare l’uscita a data da destinarsi, sia a quelli che hanno scelto di uscire sulle piattaforme VOD.”

Altro importante tassello in questa strategia di facilitazione è quello di ridurre le rate del pagamento, da tre a due: “anche quest’operazione era già in programma; adesso il board l’ha approvata e mi sembra un buon segno per l’industria: pagheremo il 70% del supporto dovuto il primo giorno di riprese, e questo darà, credo, un bel po’ di ossigeno ai produttori.”

Olla ha parlato, infine, di altre misure che sottoporrà al direttivo di Eurimages, e che derivano da due suggerimenti arrivati dall’European Producers Club:
“la prima è estendere la validità nel tempo del nostro supporto prima dell’inizio delle riprese: al momento è di un anno, e chiederò che diventino due. La seconda, più difficile ma importante, è la richiesta di diminuire la percentuale del finanziamento necessario in ogni territorio per fare domanda a Eurimages, che al momento è del 50%. Questa misura riguarderebbe i film di budget più alto, quelli cioè in cui per forza di cose intervengono varie fonti di finanziamento, quali un broadcaster o un distributore (che non beneficiano cioè, solo di risorse pubbliche, come accade per i film più arthouse). Parlo di budget di minimo 3, 4 milioni di euro, e per i quali ora come ora è complicato che i broadcaster aderiscano, (per lo meno finché non tornerà possibile fare i casting), o che i distributori siano pronti a mettere a disposizione un minimo garantito. E’ dura in queste condizioni pensare di arrivare al 50% , si rischia di entrare in un circolo vizioso, e per questo voglio portare all’attenzione del board questa proposta, come anche quella di diminuire il livello di cooperazione tecnica e artistica richiesto alle coproduzioni.”

Sui prodotti finiti, invece, soprattutto se si tratta di serie o di documentari, c’è molta richiesta da parte dei broadcasters, che fra qualche mese potrebbero trovarsi a corto di prodotto, rileva Heino Deckert, Managing Director della tedesca Deckert Films; società tedesca di produzione, distribuzione e vendite estere, che chiude il panel con un consiglio: “Non proponete più film  realizzati da filmmakers a casa da soli durante il Coronavirus: ne ho già ricevute una decina, e ad essere onesto, io stesso ne ho proposto uno, il terzo giorno di reclusione a una tv italiana e l’hanno rifiutato perché ce l’avevano già!”

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