Nuova legge cinema / Le reazioni degli operatori

di Anna Rotili


La “˜tassa di scopo’ è, nel disegno di legge Franco-Colasio, il punto di maggiore criticità .
Se la vogliono la maggior parte dei produttori e autori cinematografici dell’Anica dell’Api dell’Anac e del Movimento dei Cento autori perché produrrà  un finanziamento al cinema che secondo le simulazioni può variare da 150 a 300-350milioni, sono contrari gli altri operatori, specie le televisioni e principalmente Sky.
La tv a pagamento di Rupert Murdoch, che fa un uso intensivo del cinema, acquista i film italiani che siano stati visti da almeno ventimila spettatori in base ad un escalator concordato con l’Anica e con l’Api. “Se mai dovesse passare, il progetto di legge Colasio rappresenterebbe un danno serio per il cinema italiano che non si rilancia imponendo nuove tasse” ha dichiarato Tullio Camiglieri.
Secondo il portavoce di Sky sarebbero invece necessarie “misure forti di defiscalizzazione del mercato del lavoro e di tax shelter per rendere disponibili, come è accaduto in altri paesi, nuove risorse economiche e nuovi investimenti.
Occorre facilitare l’accesso al credito e investire sulla formazione”. Meno categorico e più articolato il giudizio di Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, il braccio cinematografico di Mediaset.
“Il prelievo è un’idea dell’Anica e dell’Agis che risale a quattro anni fa da noi appoggiata perché in linea di principio può andar bene” dice Letta “Deve però essere omogeneo e applicato a tutti i mezzi di sfruttamento del cinema e non deve andare a sostituire il Fus”.
Letta solleva però alcune perplessità  sul progetto di riforma perché contiene “un’insieme di misure che riflettono una visione decontestualizzata delle televisioni. Oggi Medusa e Raicinema sono i maggiori investitori del cinema italiano avendo un obbligo di finanziamento fissato dalla 122 che la nuova legge rafforza mettendo anche una tassa. Mi pare una penalizzazione eccessiva, tenuto conto che Medusa come pure Raicinema e Fox, la società  cinematografica legata a Sky, potranno solo in minima parte accedere ai benefici previsti dalla riforma”.
Non c’è preclusione in linea di principio da parte degli esercenti cinematografici alla tassa di scopo.
“Se al sostegno delle attività  cinematografiche contribuiranno le televisioni pubbliche e private gratuite ed a pagamento, l’home video, i provider internet e gli operatori telefonici anche le sale faranno la loro parte” dice Alberto Francesconi, il presidente dell’Agis, avvertendo però che “ci opporremo fermamente se il prelievo sarà  imposto soltanto o in maniera sperequata sulle sale”.
Per Riccardo Tozzi, presidente dell’Unione produttori, il progetto Colasio-Franco presenta molti aspetti interessanti “ma durante il lavoro parlamentare mi auguro che venga modificata in diversi punti”.
Il problema principale dell’industria cinematografica, secondo Tozzi, è che le televisioni, specie quelle free, pagano troppo poco i film e vogliono tutti i diritti.
Come prima cosa occorre quindi “ridefinire gli obblighi di investimento e di programmazione sanciti dalla 122 definendo una specifica quota italiana che nel nuovo disegno di legge manca”, dice Tozzi “Dopo si potrà  ragionare sulla tassa aggiuntiva.
Non vogliamo stravolgere i conti dei gruppi televisivi, ma i broadcaster devono pagare il 50% del costo di un film”.
E’ presto per dire come finirà  la partita della legge.
Le posizioni molto diverse degli operatori lasciano immaginare che ci sarà  una dura battaglia parlamentare e che, nella migliore delle ipotesi, ci vorrà  tempo perché la riforma arrivi in porto.
Tanto che il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha intenzione di anticipare nella prossima Finanziaria alcuni provvedimenti di incentivi fiscali e di tax shelter per il settore.
Come pure potrebbe avere una corsia veloce il ritocco della 122.


Cinema&Video International            n. 8-9 Agosto/Settembre 2007

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