direttore Paolo Di Maira

NORD EST/Qualcosa di nuovo

Un territorio che va dalle Dolomiti al mare, passando per l’Alto Adige, il Trentino e il Friuli Venezia Giulia: negli ultimi tre anni ha ospitato le riprese di un numero considerevole di prodotti audiovisivi, circa 200 tra film, serie televisive e documentari.
Sono territori che confinano con altri paesi europei – la Svizzera, l’Austria, la Slovenia – e questo spiega il buon numero di coproduzioni e produzioni internazionali (un 20% circa), decisamente superiore alla media delle altre regioni italiane. Decisiva è l’attività delle rispettive film commission, motori dell’audiovisivo sul territorio: dalla longeva FVG Film Commission, nata nel 2001, alle più giovani BLS Film Fund & Commission e Trentino Film Commission, la cui attività è iniziata nel 2010.
Grazie al loro lavoro emerge un altro dato interessante, quello concernente i progetti condivisi negli ultimi tre anni.
Sono una decina, non molti in relazione al totale dei film girati sul territorio, ma significativi perché segnano una tendenza. Il titolo più significativo è “Piccola Patria”, diretto da Alessandro Rossetto, che ha usufruito del sostegno di tutte e tre le Film Commission, ma vanno citati anche “TIR”, il film diretto da Alberto Fasulo vincitore del Festival del Cinema di Roma 2013 , “La migliore offerta”, ultimo film del premio Oscar Giuseppe Tornatore (condivisi dalle Film Commission di Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) e poi ancora la fiction Tv “Sposami” che Trentino FC ha sostenuto con FVG, e il film austriaco “La montagna silenziosa”, sempre dal Trentino con BLS.

“Siamo tre territori di confine, abbiamo confidenza con le coproduzioni bilingue, ed esiste una naturale apertura al vicino: lingue diverse ma culture affini”, spiega Federico Poillucci, presidente di FVG Film Commission. Parole che spiegano anche il suo progetto di collaborare con gli Studi Viba Films di Lubiana, e la costituzione di un Fondo transfrontaliero (Re-ACT, lanciato al Festival di Venezia 2014) tra Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia.

E non stupisce l’altoatesina BLS Film Fund & Commission, che ha costruito il suo Fondo sul modello tedesco, sia naturalmente orientata verso la Germania, l’Austria e la Svizzera: “la nostra vicinanza geografica, culturale e linguistica con i Paesi di lingua tedesca ci ha portati a finanziare già svariati progetti che hanno usufruito anche dei fondi tedeschi”, conferma Christiana Wertz, responsabile di BLS Film Fund & Commission.

Il fatto che tutte e tre le film commission siano abituate a ragionare anche in un’altra lingua, ha certamente favorito la collaborazione, che si manifesta non soltanto nello scambio di informazioni, ma anche nel proporre alle produzioni una più ampia scelta di location, e la prospettiva di accedere a più Fondi.

Questa energia centrifuga ha creato quella che secondo Luca Ferrario, responsabile, assieme a Laura Zumiani, di Trentino Film Commission, si sta imponendo all’attenzione dei professionisti (ma non solo), come “una zona d’Europa dove si fa cinema”, un tipo di cinema indipendente e non convenzionale che ha costruito una propria, originale, identità. Ferrario porta ad esempio “La prima neve” di Andrea Segre, “Zoran, il mio nipote scemo” di Matteo Oleotto o il già citato “TIR” di Alberto Fasulo.
Sono progetti, storie che hanno forte il senso del territorio e che da un paio d’anni “mostrano una continuità”, fa notare Ferrario, anticipando la presenza in concorso al prossimo Festival di Roma de “La Foresta di ghiaccio” girato da Claudio Noce in Val di Daone, ai piedi dell’Adamello.

Radicare l’audiovisivo sul territorio assorbe gran parte dell’impegno delle tre Film Commission.
Un lavoro che significa principalmente aggiornamento e formazione professionale, e che in Friuli Venezia Giulia si realizza con il Fondo Audiovisivo, complementare al Film Fund e orientato alla crescita delle professionalità locali, in Trentino con il laboratorio “Scrivere seriale”, e in Alto Adige con eventi come “ Incontri” il meeting delle coproduzioni con professionisti italiani tedeschi austriaci e svizzeri, e “Racconti”, serie di workshop per sviluppare trattamenti di lungometraggi e serie tv da ambientare in regione.

Se alla base deve esserci una “win win situation”, come dice Christiana Wertz, ossia un rapporto da cui tutti devono trarre vantaggio, l’equilibrio non è da ricercarsi nella dotazione economica dei Fondi (quello altoatesino è molto superiore agli altri due ); semmai, nella capacità di ampliare l’offerta (“meglio avere 30 film da dividersi in tre che averne 5 da tenersi gelosamente per sé”, dice Poillucci); ma non basta.

“Queste pratiche, che funzionano e stanno dando soddisfazioni a tutti, hanno alla base motivazioni economiche, ma – riflette Ferrario – in tempi più lunghi produrranno conseguenze culturali importanti”.

Poillucci lancia il sasso: “I tempi sono maturi perché questa collaborazione venga formalizzata”, e fa un esempio:“ intervenire sui regolamenti, prevedendo premialità per quei produttori che accedono anche agli altri due Fondi”.

Più articolata la posizione di Christiana Wertz: “Già ora il fatto di aver ricevuto un finanziamento dai Fondi di Trentino e Friuli Venezia Giulia è per noi un elemento positivo nella valutazione di un progetto, ma per parlare di una offerta collettiva è prima necessario mettersi a tavolino per individuare ed elaborare strategie condivise. Questo è un passaggio essenziale”.

Ferrario vorrebbe che la costruzione di un’offerta unica venisse prima “testata”, e indica un percorso: “individuare la vocazione di ciascuna regione e tradurla in una offerta di competenze alle produzioni che non vada a sovrapporsi a quella dei partner, costruendo così insieme un’ offerta complessiva di alto livello”.

Un “sistema nord est”? Nessuno ama parlarne, un po’ per la naturale avversione alle etichette da parte della gente di queste terre, un po’ perché non si vuole che passi l’immagine di un nucleo coeso e autonomo dal resto d’Italia.

In effetti, le pratiche delle tre film commission non fanno pensare a una spinta autonomista, ma, al contrario, ad una voglia di stare “dentro” l’Europa.
Le idee ci sono e soprattutto c’è la volontà, ma tutte e due devono fare i conti con le rispettive amministrazioni e relativi tempi.
Il cinema, ancora una volta, corre più veloce.

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