direttore Paolo Di Maira

MULTIPLEX IN EUROPA/Non solo film

di Elisabetta Brunella


Nell’Europa che va dall’Islanda alla Turchia, dalle Repubbliche Baltiche al Portogallo, secondo le statistiche di MEDIA Salles, ci sono oltre mille multiplex, cioè complessi con almeno 8 schermi.
Per l’esattezza, al momento dell’ultima “fotografia” della situazione riportata nell’Annuario “European Cinema Yearbook”, i multiplex al 31 ottobre 2007 erano 1.106, per un totale di 11.880 schermi.
Visto che le sale dei 34 paesi rilevati da MEDIA Salles erano nel 2007 in totale circa 32.300, se ne conclude che ben oltre un terzo degli schermi sta ormai nei multiplex (37%).


Il grado di diffusione di questa tipologia di cinema, che in Europa ha avuto due terreni di coltura particolarmente propizi “” il Regno Unito, dove AMC ha “trapiantato” il modello statunitense, e il Belgio, dove le famiglie Bert e Claeys hanno inventato il “Kinepolis”, – è però piuttosto vario.

Nei territori che sono stati gli “early adopters”, non solo i multiplex rappresentano una percentuale di schermi di gran lunga superiore alla media, col picco del Regno Unito al 65%, ma si aggiudicano percentuali ancora più elevate di spettatori.


In Belgio i multiplex nel 2006 hanno concentrato il 59% degli schermi, ma l’82% dei biglietti venduti, in Spagna rispettivamente il 61% e il 73%.
L’incidenza di questi complessi può essere elevata anche in mercati più piccoli, come l’Austria (40% e 61%) o piccolissimi, quali il Lussemburgo (42% e 78%).
Nel 2006, per contro, l’incidenza degli schermi dei multiplex sul totale era ancora di poco superiore o inferiore al 30% in tre dei principali mercati europei: Germania, Francia e Italia.
Il numero dei multiplex, a partire dall’apparizione del fenomeno, non ha mai smesso di aumentare, ma con tassi in decrescita.
Basti pensare che l’incremento tra il 2000 e il 2001 era stato di quasi il 20%, mentre tra il 2006 e il 2007 è stato del 4,3%.
Inoltre le nuove aperture avvengono ormai, per la maggior parte, nei paesi che hanno adottato il modello più di recente, come ad esempio la Polonia e la Turchia.


L’avvento dei multiplex viene di solito considerato come il fattore che più ha influito sull’aumento degli spettatori in Europa occidentale, passati dai circa 600 milioni dei primi anni Novanta agli oltre 900 dell’inizio del terzo millennio.
Un effetto positivo, ma che sembra aver raggiunto, o quasi, il suo limite.
A provarlo sarebbe anche la situazione statunitense, che sovente offre un’anticipazione dei fenomeni che di lì a breve toccheranno il resto del mondo.
La fine degli anni Novanta è stata caratterizzata, dopo un ventennio di fortissimi investimenti che hanno portato ad incrementare gli schermi del 130% e a triplicare gli incassi, da chiusure, bancarotte e fusioni.
Il record dei 1.600 milioni di biglietti venduti nel 2002 continua a restare ineguagliato e la frequenza pro capite nell’ultimo quinquennio tende semmai a scendere.


“Rispetto all’ottimismo che aveva caratterizzato prima gli operatori nel Nord America e poi, negli anni Novanta l’Europa, c’è ormai la consapevolezza che la crescita della frequenza pro capite non sia illimitata e sia influenzata da un insieme di fattori.
E’ ormai diventato evidente che si sono commessi errori nel calcolare la risposta potenziale all’incremento dell’offerta di schermi”, ci dice un attento analista del mercato come John Arnison, di Spectrum Group. “Il problema, direi “il malessere” dei multiplex è la redditività , messa sovente a rischio dalla diminuzione del numero di spettatori per schermo.”
Per l’equilibrio delle imprese di esercizio diventano perciò sempre più importanti le altre fonti di incassi oltre alla vendita dei biglietti. Eloquenti a questo proposito sono le cifre che il gruppo belga Kinepolis pubblica annualmente.
Emerge così che nel 2007, sulle sue entrate complessive, i biglietti venduti negli 11 complessi del Belgio, 7 della Francia, 3 della Spagna più quello della Polonia e quello della Svizzera hanno pesato per il 59%.
La vendita di cibarie, bevande, DVD, posters, libri etc hanno rappresentato il 22%, mentre la pubblicità  e l’utilizzo del cinema per eventi speciali hanno inciso per il 14%.
E le previsioni dicono che la parte dei biglietti è destinata a diminuire ancora.
Per i “puristi” non sarà  una bella notizia, per chi pensa al futuro delle sale è un’indicazione a concepire il cinema come uno spazio per l’entertainment e lo shopping a 360°.

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