MERCATI/I 30 anni dell’EFM

Sarà un’edizione speciale quella dell’European Film Market che quest’anno compie 30 anni, e spegnerà le candeline ufficialmente il 16 febbraio, con un evento al cinema del Martin Gropius Bau, principale location del mercato.
Una celebrazione che vuol rendere omaggio al lavoro della presidente Becki Probst, che fondò l’EFM nel 1988 “quando, -dice- il mondo era molto diverso. Abbiamo iniziato modestamente, con un mercato piccolo, pensando che un festival avesse bisogno dell’industria, e che, per attrarla, fosse necessario creare uno spazio dove i professionisti potessero scambiarsi le idee con chi faceva le loro stesse cose.”
Dare importanza a ciò che ruota intorno ai film: è così che, pur in un mondo tecnologicamente distante anni luce, l’EFM preserva la sua identità, ed è per questo che il suo direttore Matthijs Wouter Knol, succeduto alla Probst nel 2014, con
“ il compito di collocare il mercato sulla mappa del mondo del cinema di oggi”, non vuole cambiare il suo nome, affiancando a Film qualche altra parola che ne specifichi meglio le evoluzioni.
Evoluzioni che nei fatti vedono l’irrobustirsi di quelli che Knol definisce i mercati di nicchia all’interno dell’EFM, e che sono sempre più compenetrati con il festival.
Come i Drama Series Days, che si svolgeranno allo Zoo Palast, dove quest’anno si potrà assistere anche alle proiezioni di Berlinale Series e, il 21 febbraio, agli 8 pitch dei progetti selezionati al Co-Production Series.
Commenta Knol: “Assieme a Dieter Kosslick abbiamo deciso di riunire nella stessa location tutto il contenuto relativo alla serialità. Si tratta di un programma relativamente piccolo, ma con un gruppo di partecipanti -500 lo scorso anno- ben identificabile”.

E’ dentro l’EFM anche il Doc Salon che prende il posto di Meet the Docs, nel suo decimo anniversario: “abbiamo colto quest’occasione per renderlo più professionale, ampliarne lo spazio e rafforzare il link con il festival, che, dall’anno scorso, dedica un Orso d’Oro ai documentari, il Glashütte Original – Documentary Award.”

Al centro rimane il film, ma il pubblico del mercato si è diversificato, includendo produttori di serie TV, realtà virtuale, sviluppatori di app…
Si ingrandisce inoltre, quest’anno, la piattaforma dedicata al futuro del cinema e dell’industria dei media EFM Horizon, con un programma di cinque giorni (su innovazione digitale, realtà virtuale, blockchain, intelligenza artificiale, diversità e modelli di business proiettati verso il futuro…) ospitato all’interno del Berliner Freiheit, nuova location dell’EFM a due passi dal Marriott Hotel.
Oltre all’EFM Horizon, dove faranno mostra di sè gli ultimi sviluppi della tecnologia e dello storytelling della realtà virtuale, un gruppo di società selezionate presenterà le loro produzioni sempre al Marriott Hotel, dove si trova il pionieristico “VR cinema at Marriott”, che ospiterà anche gli screenings di mercato in VR.

Si rafforza anche l’EFM Producers Hub, la piattaforma di networking per i produttori creata con l’arrivo di Knol, nel 2015, che potrà contare, da quest’anno, sulla collaborazione dell’associazione dei produttori indipendenti, ACE, e del Co-Production Market.
Quest’ultimo è sempre più compenetrato con il festival, grazie anche all’estrema varietà dei partecipanti, da nuovi talenti a nomi affermati (come Todd Solondz, ad esempio), e vanta un elevato il numero di progetti completati (circa 260) e che spesso poi, vengono ospitati nelle varie sezioni della Berlinale.
E’ il caso, quest’anno, di “Mein Bruder heißt Robert und ist ein Idiot” di Philip Gröning, e del già citato “Figlia mia” di Laura Bispuri in concorso. Altra italiana al mercato è Rosella Pastorino, invitata a Books at Berlinale assieme all’editrice Vicky Satlow, per presentare, di fronte a una platea di produttori, il suo romanzo “Le assaggiatrici” ispirato alla storia vera di Margot Wolk, una delle “assaggiatrici” di Hitler.

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