direttore Paolo Di Maira

MERCATI/ Qualcosa è cambiato

“Penso al Mifed con rimpianto”¦ ma si è suicidato”.


Ecco. Alla fine, nel nostro giro di opinioni sull’European Film Market, il grande assente si materializza. Nessuno ha più speranza alcuna che si possa tornare ad avere un mercato cinematografico milanese. Compatto il giudizio impietoso di tutti i nostri esportatori.
Che per questa ragione ora pongono molte speranze e aspettative su Roma e sulla neonata Business Street parallela alla Festa del Cinema. Roma è il cinema, Roma è glamour, a Roma è sempre un piacere andarci.
In più l’organizzazione messa in piedi quest’anno ha lasciato tutti gli stranieri più che favorevolmente sorpresi.
Certo, siamo ancora a una dimensione più da screening per una clientela selezionata (c’erano circa 200-250 buyer invitati e ospitati) che da mercato, ma le potenzialità  perché la manifestazione romana impari dai propri errori e decolli in futuro ci sono tutte. “Sarebbe perfetto se si potesse avere un mercato romano”, secondo Gianluca Curti di Minerva. “Il periodo è perfetto e ci potrebbe permettere di non andare all’AFM, che per indipendenti ed europei non funziona assolutamente. Mi è parso di capire che erano proprio gli esportatori europei presenti i più entusiasti.”
Auspica un futuro radioso come la stagione che ha accompagnato la prima edizione Sesto Cifola, che ricorda come il luogo del festival, Il Parco della Musica, non abbia eguali al mondo. “Tutto deve partire da lì e deve trovare il suo fulcro in quella struttura. Per uffici e altre sale di proiezione basterebbe una tensostruttura ben fatta a ridosso del Parco”.


L’ AFM sta vivendo una crisi clamorosa, sarebbe facilissimo far diventare Roma il terzo mercato stagionale. Anche per Roberto Di Girolamo Roma dovrebbe approfittare della crisi dell’AFM e dei tentennamenti che Berlino sta avendo nella sua deriva a divenire un mercato generalista e americanizzato. “Chi sta dietro alla Festa ama il cinema e lo conosce e sa come fare ad approfittare degli errori e delle manchevolezze degli altri.
C’è assoluto bisogno di un mercato specializzato per il cinema di qualità  e d’autore, anche se le sue quote di mercato sono ridotte e si sono ulteriormente ristrette con la crisi del theatrical e il disinteresse crescente delle reti televisive, tutte prese a fare reality e fiction. Ma se si crede in questo cinema, è necessario che gli si crei uno spazio specializzato a lui dedicato, e non ad altro. Mi farebbe piacere che il senso di queste mie parole arrivasse agli organizzatori della Festa, che capissero che ci sono i numeri per fare un nuovo mercato”.


Parla di “prove generali di un vero mercato” Adriana Chiesa. “I circa 250 compratori venuti sono stati abbagliati dall’ospitalità  e dalla bellezza della città . Tutto ha funzionato alla perfezione. Insomma, Roma ha le potenzialità  per diventare il terzo mercato cinematografico. Dopo anni difficili per il nostro cinema, sarebbe un segno di grande ripresa”.


Un po’ più cauta Paola Corvino, secondo cui il futuro della Business Street si capirà  solo quando le date della Festa saranno finalmente decise. “Comunque il primo impatto è stato positivo. Chi ha una cornice come questa? Certo ci sono stati problemi organizzativi, un po’ di dispersione; ma era la prima edizione e tutto è stato attribuito all’inesperienza e perdonato. E’ sulla seconda edizione che si capirà  il futuro della manifestazione”. (A.M.)


 


Cinema&Video International  1/2-2007

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