direttore Paolo Di Maira

MEDIASALLES/Record dei film italiani nelle sale della Russia

Sessantasette sono i titoli italiani (coproduzioni incluse) usciti per la prima volta nelle sale russe nell’anno del Covid. Ma diventano praticamente il doppio (133) se si contano anche i film distribuiti in precedenza e riproposti nel 2020. Di tutti il più visto è il noir di Donato Carrisi “L’uomo del labirinto”, che ha venduto 80.000 biglietti. Lo tallona “Pinocchio”, nella versione firmata da Matteo Garrone ed interpretata da Roberto Benigni. Sul podio arriva anche “Cruel Peter”, l’horror ambientato a Messina in stile “gothic novel”, a mezzo tra British flair ed atmosfere mediterranee. Ai posti immediatamente successivi si collocano coproduzioni come “J’accuse”, con la Francia, e “Waiting for the Barbarians”, con gli USA.

Scorrendo la lunga classifica, si scoprono, senza grande sorpresa, film d’autore – uno su tutti “La grande bellezza” – ma anche, e questo è meno scontato, diverse commedie. Infatti, quasi a smentire la convinzione che la comicità non sia esportabile, figurano per esempio “Cetto c’è” o L’ora legale”. Tra le tipologie più ricorrenti, e di gradimento costante, emergono quella dei “sempreverdi”, tra cui “La dolce vita”, “Otto e mezzo” e “I vitelloni”, (ri)visti nel 2020 da oltre venticinquemila spettatori, e quella – ricchissima di titoli e di generi – dei contenuti aggiuntivi.

Si spazia dai cosiddetti exhibition based art films, come “Impressionisti segreti” dedicato alla mostra di Palazzo Bonaparte a Roma, a documentari, come “Mathera”, che fanno conoscere nel mondo luoghi iconici ed evocativi del Bel Paese, fino a monografie dedicate ai maestri italiani che hanno segnato la storia dell’arte universale, da Michelangelo a Bernini, da Tintoretto a Canova, passando per Leonardo e Botticelli. 

Questa gamma variegata di produzioni italiane ha portato in sala 360.000 spettatori russi. Tanti? Pochi? Nella “normalità” del 2019, erano stati circa la  metà, mentre i titoli circolati si erano fermati in totale a 78. Per una volta l’annus horribilis ci porta una buona notizia.

Soprattutto se si pensa che viene dal primo mercato del Continente.

Dal 2017, infatti, la Russia vanta il maggior numero di spettatori, onore tradizionalmente riservato al mercato francese. Ma se finora la disfida con la Francia, storico “numero uno” europeo, si era giocata su una manciata di spettatori (nel 2018, per esempio, 202 milioni rispetto a 201), nel 2020 la situazione è tutta diversa: oltre 88 milioni in Russia, 65 nell’Esagono.

A fare la differenza in quest’anno segnato dal Covid è stato soprattutto il numero dei giorni di apertura delle sale. Infatti, pur a fronte di una situazione non omogenea su tutto il territorio, che ha visto un primo periodo di lockdown generalizzato dal 26 marzo al 15 luglio a cui hanno fatto seguito riaperture scaglionate ed altre chiusure locali e temporanee a fine ottobre, si stima che l’attività dei cinema russi sia stata autorizzata per circa il 70% delle giornate.

Differente la situazione della concorrente: in Francia, secondo il CNC, i giorni di apertura sono stati 162, cioè il 44% del totale.

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