direttore Paolo Di Maira

MARKETING/L'evento su misura

di Adriana Marmiroli


 


Aldo Ciolfi a occuparsi di marketing cinematografico ha iniziato parecchi anni fa, in una realtà  giovane e agile, un po’ atipica nel panorama italiano, sospesa tra l’autorialità  e l’attenzione al pubblico più giovane e colto, come fu la Lucky Red di Andrea Occhipinti e Kermit Smith, che poi seguì nell’avventura di Key Films, fino alla sua morte.
Scioltasi la società  di Smith, dal 2001 è in Mikado, dove ha portato il segno di quell’esperienza e dove continua a cercare nuove strade per il marketing cinematografico, ancora di più oggi che al marchio Mikado si affianca quello di Time Code (cinema di genere per lo più orientale) e che la società  che fu creata da Musini e Cicutto è passata a un grande gruppo quale De Agostini.


Innanzitutto i titoli del listino del primo semestre 2007: “L’arte del sogno”, “La voltapagine”, “Guida per riconoscere i tuoi santi”, “L’amore giovane”, “Centochiodi”, “U.S.A. contro John Lennon”, “Funeral Party”, “Sleeping Dogs Lie”, “I giorni dell’odio”, “Beach “” L’infiltrato”: un mix di cinema di genere di alta qualità  “” commedie, thriller – per questa ragione spesso transitato nei festival, con una spruzzata di film assolutamente autoriali, come “L’arte del sogno” di Michel Gondry, “Centochiodi” di Ermanno Olmi e un documentario di culto come quello su John Lennon.


Un listino variegato, quindi. “La linea editoriale si è fatta in questi anni ancora più aggressiva “” spiega Ciolfi “”: non si snatura il marchio Mikado ma si affiancano titoli di qualità  ad altri più commerciali. Il marketing va di conseguenza: molto attento allo specifico di ciascun film, mai standardizzato. Se operi sempre così, non c’è problema a lavorare su un titolo piuttosto che su un altro, su un film Mikado o su uno Time Code”.


Punto di partenza per tutti il fatto che non ci si trova mai di fronte a blockbuster, ma a pellicole che non hanno grandi budget promozionali. “Le possibilità  di lancio sono infinite, ma devono essere mirate, per ottimizzare i costi. In questo momento direi che sono tutte da scoprire e sfruttare le possibilità  offerte dai nuovi media, internet e telefonini. Internet soprattutto: chat, forum, giochi on line, blog, tutto si presta “” con costi molto contenuti “” ad ampliare l’attesa e la conoscenza di un film.


Il viral marketing accresce l’effetto passaparola. L’abbiamo usato per “Kyashan”, mettendo su YouTube un video realizzato ad hoc, e la risposta è stata ottima”.
E poi c’è la creazione di eventi. “Per “L’arte del sogno”, il primo film della nuova Mikado, abbiamo abbinato all’uscita l’arrivo a Milano, alla galleria Deitch Project, di una mostra unica nel suo genere, diretta filiazione del film, finora esposta solo in una importante galleria di New York.
Si raggiungono nuovi pubblici e si crea un effetto attesa. Vorrei potere fare operazioni del genere per ogni film”. I budget si possono poi diminuire grazie a operazioni di sponsorizzazione, co-marketing, product placement”¦
“I costi promozionali vengono “condivisi”. Sono operazioni non difficili da combinare: il cinema continua ad avere un glamour che alle aziende interessa”. Sempre a proposito di “L’arte del sogno”, così, la mostra e il film godono della partecipazione del marchio di abbigliamento giovane Costume National e di Nokia.
Usata con maggiore oculatezza, anche la promozione tradizionale cambia. “Ancora un esempio. Radio e Tv restano due veicoli primari. Per “Le rose del deserto”, però, non ci siamo limitati alla classica tabellare, ma abbiamo spinto per la presenza massiccia di regista e interpreti nelle diverse trasmissioni. In altre occasioni abbiamo creato eventi che coinvolgessero più media: PlayRadio e Il Corriere della Sera, Kataweb, Radio Capital e Repubblica. Si è avuto un effetto amplificazione molto utile al film”.


Desiderio di maggiore incisività  anche verso l’esercizio, non limitando la promozione ai soliti cartonati o alle buste-foto: soprattutto in multisale o multiplex si rischia un effetto che Ciolfi definisce “marmellata”, dove vince il più bravo e appariscente, in genere gli americani. Meglio coinvolgere le sale con attività  altre: spettacoli speciali, eventi, anteprime con interpreti e regista.


“Il trailer resta lo strumento principe della promozione. E’ il biglietto da visita di un film. Gli americani sono campioni in questo. In genere usiamo quelli originali, soprattutto se americani. Diverso il discorso per un film italiano, la cui uscita spesso avviene talmente a ridosso del suo completamento da costringere a una promozione affrettata per tempi o monca per mancanza dei materiali. In questo caso, comunque, autore del trailer è o il regista stesso, o il nostro ufficio, che valuta a chi rivolgersi. Nel 2007 prevediamo cambiamenti: lo show-reel che abbiamo presentato alle Giornate Professionali a dicembre è stato affidato a un’agenzia esterna: è stato così apprezzato (è stato premiato come il migliore presentato) che abbiamo deciso di continuare con loro”.


 


Cinema&Video International   1/2-2007


 

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