direttore Paolo Di Maira

MALAGA/A scuola di Cineturismo

Si scrive progetto Euroscreen – the Attraction of Screen Destination, si legge metodologia, ricerca, allineamento delle politiche esistenti fino ad arrivare all’individuazione di cinque buone pratiche nel complesso e difforme settore del cineturismo.
Euroscreen è la ricerca di un approccio europeo condiviso al destination marketing con l’obiettivo di mettere ordine nella complessa geografia dell’esistente e di dare un metodo all’affannoso tentativo di attrarre visitatori, turisti o fan appassionati in forza di un prodotto audiovisivo.
Dallo schermo al viaggio, il passo è breve se attuato attraverso una pianificazione intelligente.

Euroscreen cerca il modo di legare l’industria del turismo a quella dell’audiovisivo.
Nove partner provenienti da otto differenti paesi europei hanno partecipato e vinto questo bando e, dopo 4 disemmination events, 2 interregional workshop e 4 local seminar hanno presentato a Malaga, lo scorso 8 Novembre, il frutto del loro lavoro durante una partecipatissima midterm conference, moderata dal direttore di Film London e British Film Commission, Adrian Wottoon.

Il volume si chiama Baseline Report Assessing Best Practice ed è un manuale che spiega come capitalizzare le opportunità offerte dal cineturismo.
Gli studi sul cineturismo sono recenti e devono fare i conti con la crescita esponenziale del mercato e con la presenza di nuove tecnologie richiedendo un background di competenze sempre più alte e raffinate, in grado di abbracciare differenti segmenti interessati.
È per questo che il cineturismo è stato definito un “termine ombrello” che accoglie sotto di sé non solo la speranza di attrarre turisti, visitatori, residenti e investimenti, ma anche l’aspettativa di vantaggio economico dell’industria audiovisiva che mira – scegliendo un posto piuttosto che un altro – ad ampliare se non a chiudere il budget del proprio progetto filmico attraverso contributi locali.

Ragionando in termini di destination marketing, le regioni dovrebbero attuare una rigida selezione e scegliere di accogliere solo le produzioni che meglio le rappresentano, che le mostrano cioè in tutto il suo splendore, reale o immaginario.
Se poi il territorio è inserito in una trama a lieto fine, tanto meglio.
La location deve guadagnarsi una posizione forte se non predominante nell’intero ciclo di vita del prodotto audiovisivo.
Dalla pre-poduzione allo shooting, dai contenuti extra nei dvd, dallo schermo alle movie-map, deve essere riconoscibile e accattivante.
Ci provano tutti. Ma solo in pochi ci riescono.
Le strategie che vincono sono quelle che coinvolgono non solo produzioni e film commission ma anche agenzie locali di turismo, investitori privati e persino singoli abitanti che possono decidere consapevolmente, come nel caso di Juzcàr, non solo di trasformare il proprio piccolo paese in Andalusia nel villaggio dei puffi, ma addirittura di tenerselo così, per un periodo di tempo indefinito.

Juzcàr è un villaggio di 250 abitanti, scelto come location per il film “Il villaggio dei puffi”.
Gli abitanti hanno accettato di dipingere di blu tutte le case, compreso la chiesa, per supportare la promozione e il lancio del film.
Alla fine della campagna promozionale la Sony si è offerta diridipingere di bianco gli edifici ma i residenti hanno deciso di tenerle blu fiutando l’affare.
L’incremento dei visitatori è stato istantaneo e il piccolo villaggio oggi accoglie una media di visitatori che oscilla dai mille ai tremila al giorno.
Che tradotto in crescita del territorio significa un nuovo pub, un nuovo negozio di souvenir e l’ampliamento dell’unico hotel esistente creando posti di lavoro.

Lo studio mostra inoltre decine di progetti di successo di destination marketing, dalla campagna di promozione della Nuova Zelanda attraverso la trilogia de “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson, alla campagna di lancio di “Skyfall”, una incredibile operazione partita un anno prima dell’uscita del film nelle sale e attuata a stretto giro con Visit Britain, Film London e British Film Commission.

I nove di Euroscreen stanno lavorando sulla misurazione degli impatti e a novembre 2014 presenteranno a Londra un indicatore in grado di misurare quanto il location placement influenzi la scelta della destinazione del viag- giatore.
Se è semplice misurare gli impatti di un film su una singola destinazione come un castello o una chiesa (basti pensare al castello di Harry Potter) l’operazione è certamente più complessa per i percorsi o le città.

CINQUE BUONE PRATICHE
Sono cinque le buone pratiche contenute nello studio presentato a Malaga.
La sfida del futuro è creare un sistema che metta in rete le film commission, l’industria audiovisiva e quella del turismo, gli enti locali, le municipalità, i turisti potenziali oltre che la community attraverso l’utilizzo sinergico di piattaforme di comunicazione multilivello.

La prima buona pratica è la sollecitazione delle iniziative politiche, chiave di crescita per il settore e condizione ineludibile per l’attuazione di tutte le pratiche da mettere in campo.
Esemplare in questo senso è il caso Puglia presentato durante la conferenza, con Apulia Film Commission che – oltre che essere l’unico partner italiano di questo progetto – è una film commission che affonda le radici della sua forza attrattiva e operativa nelle politiche di sviluppo regionale, al cui centro si pone il cluster delle industrie creative, nella convinzione che la cultura generi ricchezza sul territorio che la favorisce.

La seconda buona pratica è l’attuazione di partnership strategiche “pubblico-pubblico” tra gli enti locali, essenziali per lo sviluppo del comparto.
Caso scuola è l’Austria, dove la Cine tirol Film Commission è strettamente connessa alle organizzazioni per la promozione turistica, attuando di fatto un’integrazione tra i due settori.
Il sistema di funding infatti tiene conto non solo degli impatti economici regio- nali, ma anche dell’attinenza del progetto con il territorio e dell’aderenza della storia con la cultura, la natura e la storia del Tirolo.
In Austria la mission che ha animato l’impresa è stata l’esigenza di sfruttare la presenza di un numero sempre crescente di produzioni indiane (Bol- lywood) che insistono sul territorio in maniera massiccia e che ne restituiscono una cartolina praticamente perfetta, distribuita nelle sale di mezzo mondo.

La terza buona pratica sono le partnership strategiche pubblico-privato. Se le partnership pubblico-pubblico hanno una finalità politica, quelle pubblico privato invece hanno una natura meramente economica.
È un settore in cui i privati collaborano con il pubblico quando possono ottenere un profitto.
Esempio è Visit Britain che collabora fattivamente con le case di produzione alla promozione e al lancio di almeno un film l’anno (Sherlock Holmes, Skyfall) inanellando un successo internazionale dietro l’altro.

La quarta buona pratica è lo sviluppo delle destinazioni che si attua attraverso la creazione di alcuni prodotti trasversali ma imprescindibili come le movie map, in cartaceo o in digitale, i cinetour, le cineguide e le app per dispositivi mobili.

L’ultima buona pratica riguarda il coinvolgimento degli operatori privati, delle piccole e medie imprese e degli investitori privati operanti nel turismo e nei settori alberghieri e rappresenta la vera sfida per il futuro.

Lo studio ha dimostrato che esiste una certa reticenza degli operatori del settore, ascrivibile alla mancata conoscenza del mercato cineturistico e delle sue potenzialità all’interno delle logiche di apertura e chiusura legate alle destagionalizzazione.
Risulta quindi di vitale importanza la mediazione degli enti locali chiamati a perseguire una missione di informazione e coinvolgimento degli stakeholders.
Lo studio Baseline Report Assessing Best Practice sarà presentato anche in Italia.

Dopo il local seminar organizzato da Apulia Film Commission nell’ambito del Festival del Cinema Europeo di Lecce lo scorso aprile e destinato a coinvolgere gli attori locali, Euroscreen sarà in Puglia in uno dei prossimi dissemination event in cui sarà presentato lo studio.

EUROSCREEN/Unione di Conoscenze
Euroscreen è un progetto co-finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e reso possibile dal programma INTERREG IVC (Interregional Cooperation Programme) il programma di cooperazione interregionale finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale che favorisce la collaborazione tra le nazioni europee ai fini della condivisione di esperienze e buone prassi nell’area dell’innovazione, dell’economia della conoscenza, dell’ambiente e della prevenzione dei rischi.
Con un finanziamento di € 302 milioni il progetto mira ad acquisire conoscenze e potenziali soluzioni da mettere a disposizione dei policy maker nazionali. 
I partner aderenti al progetto sono: Film London (UK), Apulia Film Commission (Italia), Bucharest- Ilfov Regional Development Agency (Romania), Fondazzjoni Temi Zammit (Malta), Lund University (Sweden), Maribor Develop- ment Agency (Slovenia), Promàlaga (Spagna), Rzeszow Regional Development Agency (Polonia), Ystad Municipality (Sweden). 

 

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