direttore Paolo Di Maira

MAJORS A CACCIA DI STORIE

di Marco Spagnoli


Il grande successo che nella prima parte del 2007 ha caratterizzato il cinema italiano rappresenta una conferma importante della centralità  della nostra produzione nel sistema distributivo del nostro paese.
Sostenuto e perfino “˜salvato’ in passato dal cinema italiano, il Box Office nazionale sembra trarre grande vantaggio non solo dal rinnovato rapporto di fiducia tra pubblico e produzione locale, ma “” soprattutto “” dalla grande varietà  di titoli proposti.
Prima ancora del record raggiunto nel 2007, quando la quota di mercato ha iniziato ad aggirarsi intorno al 40%, le Majors americane presenti sul nostro territorio avevano già  cominciato a sviluppare i propri piani nei confronti del nostro cinema.
L’ultimo grande successo in ordine temporale è quello di Warner Bros che, prima e più “˜generosa’ nell’operare attivamente in questo ambito produttivo, insieme a Cattleya ha portato a Cannes l’ultimo film di Daniele Luchetti “Mio Fratello è figlio unico” arrivato dopo il fortunatissimo “Ho voglia di te”.
“Abbiamo avuto alcuni successi e qualche scivolone.” Puntualizza Paolo Ferrari, Presidente di Warner Bros.
“E’ normale: nessuno può prevedere di fare solo cose che funzionano. Complessivamente siamo soddisfatti e siamo, quindi, intenzionati ad andare avanti su questa strada a patto che ci piacciano le storie. Siamo aperti a tutte le proposte e siamo determinati ad aiutare il cinema italiano soprattutto in un momento in cui ottiene questo grande successo di pubblico e di critica.”
Una delle caratteristiche della produzione locale di uno Studio come Warner è quella di sviluppare prodotti adatti per il mercato nazionale, senza pensare a titoli che debbano necessariamente funzionare nel resto d’Europa o “” addirittura “” negli Stati Uniti: “Il nostro obiettivo primario è l’Italia, tutto il resto viene, comunque, dopo”, puntualizza Ferrari: “Il mercato americano è a 12.000 chilometri di distanza.
Se ci saranno i requisiti per arrivarci, il film ci arriverà .
Prima di quel momento, però, noi dobbiamo cercare di inserire le nostre produzioni all’interno del mercato europeo.
Spagna, Francia e Germania vengono molto prima dell’America.” Simona Benzakein, responsabile delle produzioni del vecchio continente di Warner Bros aggiunge “La nostra è una politica molto europea e poco americana: il film deve essere basato su una bella storia in grado di affascinare il pubblico, principalmente del paese dove viene prodotto, ma anche “” eventualmente – di altri territori. Naturalmente cerchiamo anche di lavorare insieme a registi e produttori interessanti, creativi ed intelligenti.
Del resto in Europa ci sono molti autori che ci interessano e con cui ci piacerebbe potere collaborare.”

Ma non c’è solo Warner a produrre e distribuire cinema italiano: Buena Vista ha fatto una prima esperienza l’anno scorso con “Salvatore”, mentre Sony ha ottenuto un buon successo con “Melissa P.” e Fox sta lavorando allo sviluppo di nuove produzioni:
“Siamo interessati ad entrare nel mercato italiano come produttori giocando un ruolo importante.” Spiega Paul Zonderland, direttore generale di Buena Vista Italia.
“Le nostre produzioni non guarderanno solo al valore theatrical, ma anche a tutte le possibili revenues da ogni singolo segmento della filiera, dai mercati ancillari e da quelli esteri. La valutazione della produzione di un film non può prescindere dall’inserimento del prodotto in un contesto globale. La nostra idea è quella di arrivare a produrre almeno due o tre film all’anno.”
Un progetto quello di Zonderland che, di tanto in tanto a seconda di budget più o meno “˜onerosi’, potrebbe avere alle spalle anche una produzione più articolata: come quella, ad esempio, di Daniel Battsek, presidente della Miramax:
“Dal mio punto di vista so perfettamente che ci sono degli straordinari cineasti che “” in tutto il mondo “” sono pronti a raccontare delle storie molto interessanti per tutti.
So anche che queste storie devono essere raccontare nel luogo dove sono state pensate.”
Dice Battsek “E’ chiaro: non sappiamo se questi film avranno davvero successo a livello locale e internazionale, ma “” al tempo stesso “” abbiamo un’idea chiara di che tipo di cinema intendiamo produrre.
Noi puntiamo alle storie e alle proposte. Siamo aperti ad ogni tipo di suggerimento. Non abbiamo barriere, né confini. Quello che importa sono soltanto le idee. ” Dopo lo scioglimento di UIP sul nostro territorio, anche Paramount e Universal potrebbero, presto, iniziare a produrre film in Italia.
L’attivissima se non onnipresente Cattleya di Riccardo Tozzi che ha appena “” peraltro “” varato una coproduzione televisiva tratta da “Romanzo Criminale” insieme a SKY, secondo alcune voci non confermate, potrebbe essere il primo interlocutore delle Majors americane che, va ricordato, hanno la sede della distribuzione internazionale a Londra e non a Los Angeles.
“Siamo molto interessati all’acquisizione e alla distribuzione di produzioni locali italiane.
Per il momento non abbiamo ancora definito tutti i dettagli: la cosa migliore sarebbe riuscire a distribuire sin d’ora almeno due film italiani all’anno.”
Riconosce David Kosse, Presidente di Universal Pictures International “Sicuramente se il film ne avrà  la possibilità  cercheremo di portarlo anche sul mercato americano.
Purtroppo le statistiche ci dicono che negli ultimi dieci anni sono stati pochi i titoli stranieri e italiani a funzionare molto bene sul mercato domestico Usa.
Noi produciamo film per i territori dove questi possono funzionare. Pensiamo prima all’Italia e all’Europa, poi, se sarà  il caso agli Stati Uniti.”
Sulla stessa linea anche Andrew Cripps  Presidente di Paramount Pictures International interessato a produrre film nel nostro paese: “Certo non a breve, ma nel futuro è una possibilità  cui siamo molto interessati.
Per il momento non è la nostra priorità  che resta quella di avere dei buoni titoli per il mercato europeo.
Del resto in America i film stranieri hanno sempre avuto un box office molto piccolo e non è “” probabilmente “” quello il mercato di riferimento per questo tipo di produzioni.
Dipenderà  dal singolo titolo, ma è evidente che se un film avrà  la possibilità  e la forza di “˜viaggiare’ non saremo certo noi a negargliela.” Richard Borg, Direttore Generale di Universal Pictures Italia conclude:
“La nostra presenza in questo mercato è molto importante per noi soprattutto in un momento in cui il cinema italiano sta risorgendo.
Ci sono nuove sceneggiature bellissime e molte più idee e questo è fondamentale per la forza della nostra industria.
Va notato, però, che il cambiamento concettuale del nostro cinema ha trovato un parallelo pratico nella sua modalità  distributiva.
Non è un caso, infatti, che i film italiani di maggiore successo siano stati distribuiti in maniera più industriale.
Ed è questo uno dei segreti del futuro della produzione italiana: essere gestita in maniera seria, con campagne di marketing vere, mirate, ricche e adeguate al prodotto.
Questa è la maniera migliore per fare crescere la nostra cinematografia e il nostro mercato. E’ necessario che il cinema italiano sia prodotto, lanciato e distribuito con maggiore ponderatezza e cura.”


 


Cinema&Video International                      n. 6-7  Giugno/Luglio 2007

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