direttore Paolo Di Maira

L’OPINIONE/E se tornassimo al Cinema-Cinema?

di Franco Montini


Lanciando il circuito “The Space Cinema”, Giuseppe Corrado, presidente e amministratore delegato della società , ha affermato:
“La nostra missione è quella di proporre un nuovo modo di usufruire del cinema, generando un’offerta varia che riesca a conquistare anche chi al cinema non ci va o ci va pochissimo. Offriremo servizi complementari alla fruizione del film che corrispondano alle esigenze di un vasto pubblico. The Space Cinema cambia l’idea stessa di cinema, che non sarà  più uno spazio chiuso, legato alla sola fruizione del film, ma si aprirà  a servizi di ristorazione, shopping e occasioni di entertainment nuove e differenti. E’ pronto, infatti, un palinsesto di contenuti addizionali: da eventi sportivi di cartello, come il calcio e il rugby, ai gran premi di moto GP, dalle notti di vela italiana con Luna Rossa, ai concerti di musica rock, fino alla trasmissione in diretta di grandi opere di musica lirica”.


Di fronte alla diminuzione di presenze nelle sale cinematografiche, determinata dalla nascita di nuove modalità  di consumo (televisione, home video, cinema in rete e quant’altro) e dalla concorrenza di altre forme di impiego del tempo libero (discoteche, ristoranti, week end fuori città , etc.) in questi anni, le ricette trasformazioni tecnologiche e antropologiche.
Nessuno pensa che si debba guardare con nostalgia ai cinemini di quartiere con le sedie in legno, gli schermi grigi, le copie rigate e gracchianti, che pure negli anni ’50 e ’60 si riempivano di presenze. Altresì non c’è dubbio che il digitale e il 3D possano offrire al grande schermo nuove opportunità  di attrazione.
Per ciò che riguarda il digitale 3D la cosa del resto è già  dimostrata, come testimoniano gli incassi davvero considerevoli di tutta una serie di film, compresi alcuni titoli non particolarmente riusciti, che, proiettati in questo formato, da “L’era glaciale 3” ad “Up”, da “Viaggio al centro della terra” a “G-Force: superspie in missione”, hanno ottenuto risultati notevoli e in qualche caso straordinari.
L’impressione, tuttavia, è che oggi con il digitale e il 3D, come ieri attraverso altri diversivi, quali la destinazione di una parte della cubatura delle strutture cinematografiche all’allestimento di esercizi commerciali di vario tipo, si cerchino soluzioni miracolistiche, destinate, in realtà , ad essere solo dei momentanei palliativi alla crisi.
Per essere molto chiari, l’impressione è che la crisi del grande schermo non sia prevalentemente né economica, né strutturale, bensì culturale. Il cinema, almeno in Italia, non è più come un tempo, un elemento determinante dell’identità  nazionale, un argomento al centro dibattito politico.
Il cinema è diventato un intrattenimento e, di conseguenza, la frequentazione della sala un optional, cui dedicarsi di tanto in tanto, concentrando l’attenzione esclusivamente sul prodotto di moda del momento, che, qualche volta, per strani accidenti, vedi il caso recente di “Gomorra”, può coincidere eccezionalmente anche con un prodotto d’autore.
Insomma: se tornassimo al cinema-cinema?


Qui si tratta soprattutto di restituire a questa forma di spettacolo la sua connotazione originale.
Chi è cresciuto, bambino, in una sala cinematografica resta legato per sempre al fascino del grande schermo; intuisce, per cultura e sensibilità , che, per essere apprezzato compiutamente, un film debba essere consumato in questo modo.
Per le generazioni cresciute con i vhs e i dvd, il cinema si identifica, invece, anche con il piccolo schermo.
In altre parole c’è un imbarbarimento del gusto che non va assecondato, ma combattuto.
Tutto il contrario di quanto sembra voler fare, ad esempio, “The Space Cinema”, quando, per bocca del proprio responsabile annuncia di volersi focalizzare esclusivamente sul business, seguendo i gusti e le attese degli spettatori.
E non caso, Corrado definisce le sale non strutture cinematografiche, ma unità  commerciali.

Il problema è principalmente culturale; sarebbe auspicabile e assolutamente necessaria educare ed alfabetizzare al linguaggio cinematografico gli spettatori di oggi e di domani; invece questo problema è tranquillamente ignoranessuno si preoccupa di formare il pubblico o comunque ce ne si preoccupa in maniera insufficiente.
La prima responsabile di questo degrado è la televisione, perché il livello della programmazione cinematografica delle reti pubbliche e private, su cui si forma il gusto del grande pubblico, è davvero infimo.
La progressiva scomparsa dei circoli del cinema, dei cineclub, dei gruppi di base, delle sale d’essai, dei locali metropolitani, ha cancellato le poche occasioni di crescita e di formazione degli spettatori.
Oggi tutto il cinema è praticamente fruibile, almeno in formato home video, eppure paradossalmente il livello di cultura cinematografica è diminuito.
La possibilità  di consumare un certo film sempre o ovunque ha impigrito gli spettatori.
Negli anni ’60 e ’70, almeno nelle grandi città , i cinefili si spostavano quotidianamente da una sala all’altra, attraproiezione rappresentava l’unica ed esclusiva occasione per conoscere quel film o quell’autore. Oggi magari si acquista il dvd di un certo film, ma poi concretamente la visione viene spesso rimandata a tempo interminato.
Il punto centrale sembra essere quello di riportare al centro dell’attenzione il cinema, ovvero i film.
I contenuti addizionali o alternativi che la sala può offrire, non possono in alcun modo sostituirsi alla visione del film.
Si possono contare sulla punta delle dita di una mano, e forse ne basterebbero anche meno, le eccezionali occasioni in cui, in un anno di attività , una sala può essere riempita con la trasmissione di un evento sportivo o musicale.
Non siamo più ai tempi di “Lascia o raddoppia?”, quando, per la scarsa diffusione degli apparecchi televisivi, la programmazione cinematografica veniva interrotta per dare spazio a Mike Bongiorno. Perché oggi si dovrebbe andare al cinema per vedere la partita della squadra del cuore o il concerto degli U2?
Per il calcio, come per altri sport, c’è ormai una radicata abitudine al consumo domestico; per la musica, la lirica o la prosa una visione su schermo non potrà  mai comunicare l’emozione dello spettacolo dal vivo. Si torni, dunque, ad investire e a richiamare attenzione sul prodotto deputato del grande schermo: il film.
Il cinema, nei contri commerciali, oggi funziona perché il centro commerciale sta diventando la piazza metropolitana o paesana; ma se il cinema, anziché essere il centro gravitazionale di questa piazza, diventa semplicemente un esercizio commerciale come un altro, è facile prevedere che il suo fascino finirà  presto per tramontare.
Il cinema deve restare cinema; si ricordino i Bingo.
Per un certo periodo sembrava che una quantità  di sale cinematografiche potessero trasformarsi con successo in saloni di raccolta per le tombole.
Il risultato è stato assai deludente: molti dei progetti messi in cantiere sono rimasti sulla carta; gran parte dei Bingo realizzati hanno già  chiuso.
Sarà  bene tenerlo a mente.

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