direttore Paolo Di Maira

LOCATIONS PUBBLICHE/Corsa ad ostacoli

Avete utilizzato locations pubbliche appartenenti a istituzioni quali Forze Armate, Vaticano, o sotto la tutela della Soprintendenza alle Belle Arti?


ENRICO BALLARIN:
Ricordo una bellissima location a Firenze, la Scuola per Sottufficiali dell’Aeronautica alle Cascine (per il film “UP at the villa” di Philip Haas, con Sean Penn, Kristin Scott Thomas, Ann Bancroft).
Un luogo magnifico, e un’ottima collaborazione.
Con l’aeronautica collaborammo anche a Caserta (per “Star Wars”): utilizzammo alcuni locali che appartengono a loro all’interno della Reggia, come facilities (trucco,guardaroba, catering, uffici, servizi). Qualche collaborazione ci fu anche con la Marina anni fa per l’Arsenale di Venezia.
Quando il luogo è attivo, e non ci sono particolari ostacoli, è possibile trovare un accordo, molto dipende comunque dalla disponibilità  del comandante della struttura che trovi.
In generale però bisogna prevedere tempi di preparazione molto lunghi per le procedure.
Con l’esercito invece è sempre stato più difficile.


Il problema vero si presenta quando chiedi di utilizzare delle strutture dismesse, come certe caserme abbandonate, alcune delle quali bellissime, dove è però difficilissimo entrare.
In certi casi rappresentano per noi degli ambienti ideali.
Questi luoghi sembrano entrare in un limbo dopo essere stati abbandonati dalle Forze armate, che di fatto continuano a esercitare una potestà , senza essere in grado, però, di dare informazioni utili o di individuare una figura di riferimento che fornisca le autorizzazioni. Anche nel caso delle soprintendenze molto dipende dal dirigente con cui si ha a che fare.
Le soprintendenze in Italia sono molte e hanno competenze su beni diversi, e come è noto dipendono dal Ministero dei Beni Culturali, per cui in generale seguono ancora le indicazione della vecchia “legge Ronchey”, che è stata comunque sostituita nel 2004 dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Rimane il fatto che in molti luoghi particolarmente interessanti ci sia un atteggiamento di totale chiusura nei confronti delle produzioni cinetelevisive (forse anche a ragione, a causa di pessime esperienze avute in passato).
Ad esempio, Palazzo Pitti a Firenze non autorizza mai riprese all’interno dei suoi spazi, nonostante ospiti le manifestazioni della moda, cene, ricevimenti, etc.
Anche la scalinata di Piazza di Spagna, altro teatro di sfilate di moda, è una location difficile: per posare anche solo un cavalletto sono necessari spessi strati di protezione.


ERIK PAOLETTI:
Tutte le strade del centro di Roma sono sotto la Soprintendenza delle Belle Arti, per girare ” When in Rome ” di Mark Steven Johnson, quindi, abbiamo avuto il nulla osta di quella statale e di quella Comunale.
Una delle locations del film è la chiesa di Santa Maria della Maddalena, di proprietà  del Ministero degli Interni (Fondo Edifici di Culto), il quale a sua volta ha chiesto il nulla osta alla Soprintendenza delle Belle Arti. Altre locations del film sono Piazza Borghese, Campidoglio, Pantheon e Piazza di Spagna.


MICHELE ANZALONE:
Usiamo molto spesso locations che godono della tutela della Soprintendenza delle Belle Arti.
E’ una delle ragioni per cui l’Italia è meta di produzioni estere!


Secondo voi queste locations rappresentano un “patrimonio” allettante per un produttore?


E.B.
Sono un patrimonio fondamentale per il paese.
E quindi anche per noi, spesso rappresentano il “plus” che fa pendere l’ago della bilancia nella scelta del luogo dove effettuare le riprese da parte delle produzioni estere.
A volte la decisione di fare o meno un film in Italia dipende proprio dalla possibilità  di girare in queste locations.


M.A.
Assolutamente si, mi è capitato di vincere delle gare grazie al fatto che potevamo offrire alcune locations particolari quali aeroporti, porti, stazioni, musei o monumenti.


Che tipi di risposte avete avuto e in che tempi? Ci sono state difficoltà ?


E.B.
Difficoltà  ce ne sono sempre, anche se sempre più spesso capita di trovare funzionari e responsabili molto efficienti e pronti a collaborare, che forniscono risposte precise e rapide.
Una difficoltà  riguarda ad esempio il sistema della vigilanza.
Pur condividendo il principio secondo cui in presenza di una troupe sia necessario attivare personale di controllo, utile anche per dare informazioni e indicazioni, si ha spesso la sensazione che l’apparato predisposto dalle soprintendenze sia eccessivo e sproporzionato.
Quasi sempre il costo del personale di controllo è molto superiore al canone di concessione della location.


M.A.
I tempi sono sempre mediamente lunghi (proibitivi per quanto riguarda la produzione pubblicitaria), molte volte le risposte sono negative e fino all’ultimo momento c’è incertezza circa l’ottenimento dei permessi.


FLAVIA OERTWIG:
Per quanto riguarda il Vaticano, ottenere il permesso per effettuare riprese è difficilissimo, se non impossibile, soprattutto se si tratta di produzioni di fiction.
Per ovvi motivi di sicurezza e per tutelare un patrimonio artistico unico al mondo, ma soprattutto come regola cautelativa interna, il Vaticano non concede autorizzazioni a film di fiction (anche se ci sono state delle eccezioni) ma solo a documentari e/o broadcast televisivi (ma non sempre, infatti per il documentario sulla religione “Religolous” di Larry Charles -il regista di Borat-, non ci è stato concesso alcun permesso e, nel caso di Piazza San Pietro, siamo dovuti rimanere al di fuori del colonnato del Bernini, che è il confine tra Stato italiano e Vaticano. Questo solo per poter girare una semplice intervista).


Pensate che i rapporti con tali istituzioni andrebbero strutturati in maniera diversa ?


M.A.
Sarebbe utile la creazione di un ente che potesse dialogare direttamente con noi, perché sono molti i livelli da superare prima di poter raggiungere la persona o l’ufficio che ha realmente potere decisionale.
Potrebbe essere anche un settore speciale inserito all’interno delle Film Commission.
In ogni caso, dovrebbe essere un organismo che conosca la trafila e le difficoltà  burocratiche inerenti e che sappia velocizzare i tempi e fornire in anticipo risposte su possibilità , costi, limiti etc.
Questo aiuterebbe noi a capire subito se è possibile considerare o meno una certa location per il progetto del momento, e solleverebbe l’Istituzione dal lavoro conseguente alle richieste e alle pratiche per l’ottenimento delle locations.
Un impegno che spesso non rientra nei loro compiti normali.


E.B.
Ci vorrebbero probabilmente dei criteri uguali per tutto il paese, pur tenendo conto delle diversità  dei luoghi.
Il sistema cinetelevisivo può costituire una risorsa importante per questi luoghi e per il Ministero che li gestisce.
Gli introiti derivanti dalle riprese cinetelevisive possono essere utilizzati per restauri, o per altre attività  delle strutture stesse (questo era lo spirito della legge Ronchey).
Una maggiore apertura e rapidità  nelle procedure produrrebbe senz’altro un incremento del numero di produzioni, e questo andrebbe a beneficio sia del sistema cinetelevisivo che dei luoghi oggetto delle riprese.


 


 


Interviste realizzate da Tommaso Colognese (A.P.E.)

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