direttore Paolo Di Maira

LOCATIONS DIFFICILI/Se il Set è in Chiesa

a cura di Paolo Di Maira


GUIDO CERASUOLO/MISSIONE IMPOSSIBILE? DIPENDE


Qualche anno fa ho avuto l’occasione, proprio dopo le riprese del primo “Guerre stellari”, di fare conoscenza con i famosi divi di “Beautiful”, la soap che regna sugli ascolti tv da oltre 15 anni.
Ridge e Brooke avevano infatti deciso di venire in Italia ad ambientare una serie di episodi concedendosi il lusso di “˜esterni’ che normalmente le loro storie non prevedono.
Il problema principale era quello di trovare incentivi o sponsorizzazioni che consentissero di assorbire i costi della trasferta non previsti dai loro budget di produzione che, per quanto VIP, restano quelli di una soap.
Riuscimmo a fare un ottimo lavoro e a garantirgli tre trasferte a distanza di un paio d’anni una dall’altra: Lago di Como, Venezia, Portofino e Camogli.


Ricordo che uno dei problemi maggiori era rappresentato da una sequenza che faceva il verso a “Vertigo” di Hitchcock: una delle attrici saliva su un campanile e si gettava nel vuoto con il figlio neonato …. Ottenemmo il permesso di girare da un parroco che aveva bisogno di soldi per l’amministrazione della parrocchia e che mal sopportava le restrizioni imposte dalla Curia locale, che sono sempre negative rispetto ad una qualsiasi fiction…
Nonostante gli avessimo spiegato  cosa intendevamo fare, il giorno delle riprese il Parroco viene da me agitatissimo e mi dice: ” voi siete matti se volete fare la scena di un suicidio da un campanile di una chiesa! è peccato mortale!…”.
Protesto dicendo che ne avevamo parlato ampiamente quando ci aveva concesso l’autorizzazione, chiarendo che era una scena dove sembrava che si volesse buttare ma poi, chiaramente, non si buttava davvero… “Si – dice il parroco- ma non mi avevate detto che si buttava con il figlio!
L’attrice è un conto…ma con ilbambino..no! mai e poi mai!” quasi automaticamente rispondo “ma che figlio..! è un bambolotto…”
Allora lui sgrana gli occhi e mi dice: “ah…non avevo capito, allora…dai..basta che fate presto”.


Che dire?
Il rapporto con le autorità  ecclesiastiche è sempre critico: a volte impossibile, altre…meno.
Ho una serie di altri aneddoti che raccontano di una sostanziale difficoltà  formale rappresentata dal diniego aprioristico della Chiesa come Istituzione, che lascia -spesso- i Parroci soli a gestire la delicata decisione di autorizzare o meno le riprese.


Per finire, accade che la proprietà  dell’immobile sia magari, nel tempo, diventata di un Ente Locale o soggetta alla Soprintendenza…
Insomma le variabili, come al solito, sono la regola.

Girare in un luogo di culto è difficile ma, personalmente, non mi sono mai fasciato la testa.
La mia prima regola è: “dipende…”
Si valuta la sceneggiatura e, in base alla disponibilità  e alle caratteristiche delle location, si decide come procedere: richiesta formale, se ci sono i presupposti di fattibilità ; richiesta “˜personale’ al Parroco o al responsabile locale (mi è capitato anche con il Vescovo…); oppure ricerca di un alternativa di location sconsacrata o che sia verosimile come luogo di culto: molti palazzi nobiliari, ad esempio, avevano cappelle di famiglia poi abbandonate o sconsacrate, in altri casi ci possono essere architetture che si prestano ad “˜interpretazioni scenografiche’ abbastanza semplici (la Reggia di Caserta per il Vaticano…ecc.).


Sarebbe auspicabile che, visto che negli ultimi anni, tra Bibbie e Vite di Papi & Santi, la Chiesa ha avuto occasione di collaborare a molte produzioni cinetelevisive, ci fosse un cambiamento di atteggiamento e si instaurasse un rapporto di collaborazione con le produzioni cinetelevisive.
In fin dei conti, credo, la maggior parte dei parroci potrebbe usare per scopi migliori il danaro eventualmente ricevuto in modo regolare per la concessione, nel rispetto del luogo sacro, degli spazi di un luogo di culto per la realizzazione di un film o una produzione televisiva.
A mio modesto parere, non c’è motivo per cui un concerto di musica, per quanto “classica”, sia considerato accettabile e quindi rispettoso del luogo di culto, mentre una produzione cinetelevisiva no.
Si tratta, in entrambi i casi, di un allestimento di uno spettacolo che, con forme diverse, nulla ha a che vedere con le finalità  religiose del luogo ma, cionondimeno, nulla ha di oltraggioso rispetto a quelle stesse finalità .



GIANMATTEO CAPUTO/COLLABORAZIONE GARANTITA SE LE STORIE NON SONO INDIFFERENTI AL LUOGO


Colgo l’opportunità  offerta dall’articolo di Guido Cerasuolo per tornare sulla questione della possibilità /opportunità  di scegliere come location i luoghi di culto nelle produzioni cinematografiche e televisive.


Devo oggettivamente confermare che il quadro di riferimento nel nostro paese non è omogeneo, come d’altronde non è omogenea la realtà  delle strutture ecclesiastiche.
Pensiamo solo al fatto che per l’opinione pubblica il referente per ogni realtà  religiosa è genericamente la Santa Sede o, come più comunemente si dice, il Vaticano, mentre in realtà  nel solo nostro paese esistono ben 225 Diocesi, cui fanno capo oltre 25000 parrocchie, che rispondono direttamente come enti riconosciuti anche civilmente della loro attività  e del loro patrimonio, senza contare gli Ordini religiosi e le altre istituzioni.
E’ pertanto evidente che risulta assai complesso poter definire univocamente quale sia la prassi da seguire o le procedure da adottare. Ma a fronte di una struttura non monolitica vi sono degli orientamenti “”anche normativi- che possono aiutare gli operatori del settore a non perdersi in ricerche a vuoto o in soluzioni per alcuni dei problemi indicati nei racconti aneddotici riportati.


Innanzi tutto va ricordato che la scelta di un luogo di culto come location di una ripresa comporta un uso non liturgico dello spazio che può essere autorizzato solo dal vescovo, non dal parroco.
Per questo molte diocesi indirizzano agli Uffici beni culturali le richieste di ripresa, in quanto responsabili di autorizzare o meno progetti presentati.
La valutazione spesso avviene vagliando prima di tutto contenuto, che deve risultare non in contrasto con significato e la valenza spirituale del luogo.
Qui le valutazioni sono diverse, ma spesso, nella mia personale esperienza, mi sono accorto che più è completa la documentazione fornita per una valutazione, più è facile giungere ad una consensuale valutazione delle proposte.


La seconda dimensione importante riguarda l’impatto delle riprese sia rispetto alle funzioni liturgiche sia rispetto al valore storico artistico e architettonico del luogo.
Riguardo questo secondo aspetto, non tutto può essere realizzato con una webcam e le chiese non sono adatte spesso ad essere trasformate in set: a seconda dei casi potrebbe essere anche richiesta una autorizzazione della Soprintendenza competente per garantire alcuni allestimenti o la presenza di alcune apparecchiature e strumenti più invasivi.
Per quel che riguarda l’impatto sul culto, in alcuni casi allestire un set potrebbe impedire il regolare svolgimento delle celebrazioni.
Va inoltre considerato che, quando sono riprese funzioni religiose reali (non fiction), la normativa richiederebbe il rilascio della liberatoria di tutti i partecipanti, dal momento che la religione rientra nei dati sensibili tutelati dalla legge sulla privacy.

Come si può vedere il rapporto con le istituzioni ecclesiastiche non è critico, nel senso di impossibile, ma in senso costruttivo, ovvero pone le basi per una attenta analisi e giudizio di tutte le problematiche da affrontare, che è premessa per trovare una soluzione.
In questo senso i parroci non sono lasciati quindi soli, salvo che non vogliano essi stessi assumersi responsabilità  che non competono loro. In fondo è vero che ogni richiesta va analizzata caso per caso, poiché anche la tipologia d’uso della chiesa (parrocchia, santuario, cappella privata, cattedrale che sia) comporta una valutazione attenta della disponibilità  all’uso diverso da quello cultuale.

La valutazione della sceneggiatura e le caratteristiche delle location hanno sicuramente un valore primario: potrei riportare molti episodi aneddotici sui quali ci sarebbe da riflettere, soprattutto per quanto riguarda il contenuto di certi episodi per i quali si fa richiesta di riprese in chiesa.
Operando a Venezia, leggo moltissime sceneggiature ed è triste constatare che diverse risultano praticamente uguali, tutte influenzate dallo stereotipo dell’idea della “morte a Venezia”.
Ciò non significa che la Chiesa debba partecipare alla definizione del contenuto del soggetto, ma che talvolta l’uso della chiesa non appare così giustificato.
La concessione degli spazi di un luogo di culto per la realizzazione di un film o di una produzione televisiva resta quindi un evento occasionale, favorito, rispetto ad altre forme di spettacolo e fatte salve le garanzie suddette, dalla caratteristica di eccezionalità  che riveste.
Se il contenuto delle riprese è poi in linea con la funzione che la chiesa svolge, allora il prodotto finale costituisce un plusvalore anche per la missione della chiesa, poiché lo inserisce nella logica della testimonianza della fede.
Non vi sarebbe quindi ragione per trovare problemi o impedimenti, e la collaborazione potrebbe certo essere garantita.
Penso quindi che ai produttori cine-televisivi sia opportuno ricordare che il luogo di culto non può essere solamente uno spazio da richiedere, ma una location che va utilizzata coinvolgendo i giusti protagonisti in una collaborazione che non necessariamente sarà  osteggiata, sempre che il prodotto finale non contraddica la funzione primaria della chiesa.

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