L’INTERVISTA/Aspettando Pinocchio

Il cinghiale de “Il Cacciatore”, una delle più internazionali delle serie tv nostrane, e il melting pot dei corpi in 3D che chiude la stagione della serie Starz “American Gods”: sono due tra i titoli di punta di EDI Effetti Digitali Italiani, società di post-pro- duzione specializzata in effetti visivi per il cinema e la televisione.

Costituita nel 2001 da Pasquale Croce e Francesco Grisi, capitalizzando l’esperienza maturata in Francia con BUF (“Era una società piccola, finché prese “Batman Forever” nel 1995, e lì ci siamo formati noi”, ricorda Croce), EDI mantiene viva l’attenzione all’estero, da cui trae energie per incanalarle verso il mercato italiano.

Un mercato fiorente e in crescita, quello degli effetti visivi per il cinema e la televisione, e della post-produzione in generale, dove l’Italia, assicura Croce, gode di un’ottima posizione e reputazione. Grazie anche al lavoro paziente di EDI e alla decisione di scommettere sui talenti locali.

“Lavorare per il cinema era il nostro obiettivo primario – ricorda Croce- Nel 2001 abbiamo fatto il primo film, “Caso mai” di Alessandro D’Alatri, e da allora ne facciamo in media circa 3 all’anno”.
Fra questi, molti titoli di Salvatores, di Virzì (fra cui l’ultimo “Ella e John”), di Aldo Giovanni e Giacomo, di Muccino… “E’ stato proprio “Fathers and Daughters” di Muccino ad aprirci la strada nel mercato americano: subito dopo è arrivato infatti “Gold” con Matthew Mc Conaughey, la già citata serie “American Gods”, o “9 Lives”, un film con un cast importante, (Kevin Spacey, Christopher Walken, Jennifer Garner ) che, proprio come “Father and Daughters”, ha un pubblico molto pignolo ed attento al dettaglio.”

Sfide stimolanti, e rivelatrici. Continua Croce: “Abbiamo così avuto modo di capire quanto EDI sia ben posizionata sul mercato internazionale. E gli italiani in generale godono di un’alta considerazione, soprattutto negli Stati Uniti, non solo per la tecnica, ma anche per la capacità di trovare soluzioni creative. Diciamo che ci collochiamo esattamente a metà fra gli USA, che sono impeccabili tecnicamente e creativamente, ma molto cari, e l’Asia, molto più economica, ma meno affidabile dal punto di vista della qualità dei risultati.”
Quest’iniezione di fiducia ha generato un effetto a catena: “ci è venuta voglia di far tornare alcuni di questi professionisti italiani che all’estero fanno cose egregie per gli altri. Abbiamo vissuto all’estero, e sappiamo che prima o poi ti viene voglia tornare, anche se non è semplice perché mancano punti di attrazione. Ecco, noi abbiamo deciso di trasformarci in quel punto di attrazione.”

Decidendo di investire, ad esempio, su un talento nostrano prestato alla Nuova Zelanda: “Ci siamo ‘ripresi’ Giuseppe Chisari dai nostri concorrenti della Weta di Wellington (gli autori degli effetti speciali di “King Kong” e “Il Signore degli Anelli”, ad esempio). Chisari aveva precedentemente lavorato anche in Inghilterra, alla Double Negative ed alla The Mill.
Società ben accreditate internazionalmente, tant’è che non pensavamo di avere sufficiente appeal per un professionista di tale caratura. Abbiamo scoperto con piacere che invece ci seguiva, e l’investimento è stato reciproco, permettendoci di aumentare il bagaglio di conoscenze e soluzioni”.

Partendo dalla creazione di uno zoo digitale, già equipaggiato con un cinghiale, un orso polare, uno scoiattolo e un leone.
“L’idea è poi anche di utilizzarlo sul mercato cinematografico italiano, che non ha i soldi per pagare lo sviluppo di un animale.  Noi sviluppiamo gli animali e poi ne vendiamo ai clienti l’utilizzo (animazione, rendering), proprio come fanno i nostri concorrenti stranieri.”
Il cinghiale è stato creato per “Il Cacciatore”, la serie tv Rai che si è recentemente conquistata un riconoscimento internazionale (premio alla migliore interpretazione maschile a Francesco Montanari) alla prima edizione di CanneSeries:  “il mercato della serialità televisiva ci interessa molto, proprio perché cominciamo ad avere una serie di asset, di materiali già pronti per cui possiamo essere più veloci ed efficienti. In questo momento stiamo supervisionando la serie Sky “Zero Zero Zero” diretta da Stefano Sollima e tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano. Un prodotto di alto livello che quindi ci impone un lavoro all’ altezza, un’altra sfida nella nostra ricerca visiva.”

Ma la decisione di costruire lo zoo digitale trae ragione anche da un’altra ‘trepidante attesa’, rivela Croce, quella di “Pinocchio” di Matteo Garrone: “che il regista vorrebbe realizzare con molti animali, antropomorfi e non: il gatto e la volpe, il grillo, la balena, il tonno, i topini, i ciuchini…La cosa era partita, poi si era fermata, ma lui sembra molto intenzionato a farlo, e ovviamente anche quest’idea è stata un fattore importante nell’abbracciare il progetto.”

In attesa di Garrone, EDI è intanto attiva sul set del nuovo lm di Gabriele Mainetti “Freaks out”, e in dirittura d’arrivo con la post produzione di “Ride” dei giovani Jacopo Rondinelli e Fabio&Fabio.

Parlando di giovani, veniamo ad ACCÆDI, l’accademia di EDI E etti Digitali Italiani che ha aperto quest’anno, partendo dalla consapevolezza che dare impulso al mercato vuol dire anche preoccuparsi della specializzazione delle nuove leve: “Il fare cinema ha costretto la società a un certo dinamismo, e ad un certo punto ci siamo resi conto che mancavano professionisti sul mercato perché ce li avevamo tutti! Abbiamo quindi lanciato l’accademia dove formiamo prima di tutto per EDI, ma non solo, ovviamente. L’idea è che se c’è un mercato con professionisti formati, con standard qualitativi alti, è un bene per tutti, perché anche se un concorrente riesce a prendere un lm dall’America, ad esempio, questo è un toccasana per tutto il settore.”

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