direttore Paolo Di Maira

L’INTERVENTO/La Carica dei 3000

Quando l’anno scorso, all’inaugurazione della bella mostra della Pixar a Milano, Bruno Bozzetto e John Lasseter si sono incontrati per la prima volta il più emozionato dei due era quest’ultimo.
“Tu sei il mio idolo”, ha detto il fondatore della Pixar all’autore italiano, e lo ha voluto per tutta la sera accanto a se. Suo figlio, neolaureato in cinema, aveva appena terminato una tesi sul confronto tra “Fantasia” (Disney, 1941) e “Allegro non troppo” (Bozzetto, 1977).
Pochi mesi dopo Lasseter, oggi anche a capo della Disney, ha invitato Bozzetto in California per visitare gli studi e parlare agli artisti.
L’ammirazione dell’animazione americana verso quella italiana ha radici lontane e ricorda molto quella di Hollywood verso il nostro cinema.
Ci sono alcuni membri dell’Academy che ancora rimpiangono di non aver potuto assegnare l’Oscar al “Flauto magico” di Gianini e Luzzati (1978), perché era troppo lungo per la categoria dei corti e troppo corto per quella dei lunghi. Sono affascinati dal nostro artigianato creativo, dalla capacità di far venir fuori dei capolavori dal nulla, come faceva Carlo Rambaldi nel suo immaginifico laboratorio di Los Angeles.
Passando alle nuove generazioni l’arte di questi nostri grandi autori – ai quali andrebbero aggiunti almeno i fratelli Pagot e Gavioli, Pierluigi De Mas, Osvaldo Cavandoli, Manfredo Manfredi e Guido Manuli – si è fatta in parte industria.
Oggi si lavora con le immagini digitali nei più svariati ambiti. Il principale è quello delle serie televisive, poi vengono i lungometraggi, i film d’autore, gli effetti visivi, la pubblicità, i video games e l’emergente editoria digitale.
Sono circa tremila le persone impegnate attualmente in questo settore in Italia tra autori, registi, sceneggiatori, direttori artistici, storyboardisti, animatori, scenografi, character designer, set designer e modellatori 3D, addetti agli effetti speciali, musicisti e sound designer, doppiatori e poi produttori, distributori, addetti al marketing e al licensing e personale amministrativo.
Sono competenze artistiche, tecniche, organizzative, manageriali e culturali le quali alimentano una piccola industria che deve necessariamente misurarsi sul mercato internazionale.
Gli studi di animazione sono delle fabbriche dell’immagine in cui ad una produzione deve seguirne un’altra, per non disperdere il personale e, di conseguenza, una buona parte del know how aziendale. Il problema della continuità produttiva, insieme a quello della capacità di creare opere collocabili sul mercato globale, rende gli studi di animazione più simili all’industria manifatturiera di quanto non avvenga per il cinema e per la televisione dal vero.
Il problema è che in Italia l’unico interlocutore televisivo dei produttori indipendenti è la RAI, verso la quale naturalmente tutto il settore è riconoscente per un impegno produttivo e editoriale quasi ventennale.
Un impegno che andrebbe condiviso con i broadcasters privati e che comunque dovrà essere ridisegnato, anche sul piano dei contenuti, alla luce delle nuove piattaforme distributive e della mutevolezza degli scenari internazionali.
Sarà ad esempio opportuno affrancare l’animazione dal pubblico infantile, cogliendone finalmente la capacità di una rappresentazione diversa e originale dell’individuo e della società rispetto alle produzioni dal vero. In passato gli autori italiani hanno dimostrato di saperlo fare molto bene e siamo certi che le giovani generazioni di autori e sceneggiatori saprebbero fare altrettanto. Soprattutto se si tiene conto che, oggi più che mai, l’animazione è un linguaggio liquido capace di adattarsi alla molteplicità degli schermi e a un’utenza sempre più frammentata.

Alfio Bastiancich è il Presidente di Asifa Italia(Associazione Italiana Film d’Animazione)

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