INTERVISTA/ Grande, dal David agli Oscar

Bismillah” di Alessandro Grande ha conquistato il David di Donatello per i miglior corto 2018. Una produzione nata a Catanzaro e che vede coinvolto lo stesso regista insieme alla Indaco Film di Luca Marino, con il supporto della Fondazione Calabria Film Commission e del Comune di Catanzaro. Dopo il suo corto d’esordio “Margerita” (2013, 78 premi in tutto il mondo e candidato ai Nastri d’Argento) Alessandro Grande affronta il dramma dell’emigrazione attraverso lo sguardo della piccola Samira, una tunisina di 10 anni che vive illegalmente in Italia con suo padre e suo fratello e che si troverà ad affrontare, da sola, un problema più grande di lei. Un’edizione dei David che riserva altre grandi sorprese per la Calabria: il pluripremiato “A’Ciambra” di Jonas Carpignano, sostenuto dall’intesa LuCa (Calabria film Commission e Lucana Film Commission), è tra i film che conquista il maggior numero di candidature, ben 7. La cerimonia di premiazione si terrà in diretta su Rai1, mercoledì 21 Marzo. Bismillah, dunque, rappresenterà l’Italia nella corsa al miglior cortometraggio degli Oscar del prossimo anno ed è stato selezionato tra 265 titoli partecipanti.

Cosa ti ha spinto a girare Bismillah?

Ho scritto di getto la storia di “ Bismillah”, che prende spunto dai fatti avvenuti nel 2011, per trattare una tematica legata all’immigrazione, una storia di amore e di fratellanza. Questa era la mia scommessa: trattare il tema dell’immigrazione andando oltre. I protagonisti sono quelli che ce l’hanno fatta, che provano a vivere una vita normale ma devono fare i conti con la realtà.

Che tipo di rapporto hai creato con la tua troupe? Un sodalizio che dura dal tuo primo corto. Sicuramente le precedenti esperienze vissute insieme e il fatto che tutti noi portassimo avanti in parallelo altri progetti ha favorito la crescita professionale di ognuno di noi; questo processo ha portato ad una maggiore comprensione reciproca. Uno dei maggiori esempi di ciò è la collaborazione con Francesco Di Pierro, un direttore della fotografia estremamente in gamba, con cui abbiamo lavorato insieme da “In My Prison”.

Quando e come è iniziata l’avventura di Alessandro Grande regista? 

Direi che è iniziata nel 2006. Studiavo a Roma, presso l’Università di Tor Vergata e mi stavo laureando in Comunicazione Multimediale. Alla mia tesi di laurea, ho presentato un corto che si intitolava “Fabietto rispondi” e rappresentava una rivisitazione, in ottica contemporanea, del cortometraggio di Pasolini:”La sequenza del fiore di carta”. Il corto ha cominciato a girare grazie all’endorsment di alcuni professori dell’Università, approdando anche in alcuni festival, e vincendo l’Unishort, festival dedicato agli studenti universitari. Questo mi ha fatto capire che probabilmente ero in grado di raccontare delle storie.

Come è stato lavorare con la Indaco Media e con chi ha sostenuto il tuo cortometraggio?

“Bismillah” per me è stato un lavoro importante perché per la prima volta, grazie alla Indaco Film, alla Calabria Film Commission, al Comune di Catanzaro e a Francesco Colella, che è un attore di Catanzaro, per la prima volta sono riuscito a raccontare una storia della mia terra e nella mia terra.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per quanto riguarda progetti futuri, ho in cantiere di portare avanti la promozione di “Bismillah” parallelamente ad un progetto di lungo cui sto lavorando già da un po’ di tempo.

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